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adriananav21Di Adriana Navarro e Domingo Silva
Seconda Parte: Palermo
8 gennaio 2012
Dopo qualche doloroso saluto, lasciando dietro di noi dei volti che forse non avremmo più rivisto, siamo partiti per Palermo insieme a Daniele Maculan (alla guida) e la sua compagna Valeria Di Blasi. In un’altra auto viaggiavano Pier Giorgio Caria (alla guida), Erika, Georges e Giorgito. Volevano che godessimo del viaggio, perchè praticamente c’era da percorrere mezza Italia in direzione Sud,  partendo da Sant’Elpidio per arrivare a Palermo.
Lentamente ci siamo allontanati dalle soavi colline. Pianure e montagne si alternavano con le loro cime innevate. Le nuvole sembravano giocare ad imitare le montagne, mentre i colori azzurro, bianco e verde facevano da contrasto. Come un leitmotiv le autostrade si trasformavano in tunnel, che si addentravano attraverso le montagne.
Lungo le catene montuose, le enormi fenditure presenti nelle montagne, catturavano la nostra attenzione, tracce lasciate dall’attività mineraria. Riflettevamo sul fatto che...se in questo Paese molto più esteso dell’Uruguay, con grandi montagne, la traccia lasciata è così imponente, cosa sarà del nostro Paese d’origine, quando diventerà vittima delle miniere a cielo aperto? Questo è ciò che pretendono i grandi capitali che desiderano investire in Uruguay nelle attività estrattive!
Il nostro Paese è privo di montagne imponenti, ha un territorio di circa 500 – 600 km2 e questo significa che il paesaggio non sarà costituito da montagne “frastagliate”, ma da immensi crateri che si estenderanno verso l’entroterra. Si distruggeranno inoltre gli strati freatici, i quali nutrono tutti i ruscelli che rendono fertile la nostra terra, da sempre generosa con i suoi frutti. Attualmente, il governo uruguayano ha annunciato che cambierà la matrice produttiva del Paese... quanta mostruosità!
adriananav1  Così, alternando paesaggi, pensieri e piccole conversazioni, accompagnati dalla musica italiana scelta da Daniele per armonizzare ancora di più il nostro viaggio, ormai vicini alla Sicilia, vedevamo scorrere davanti a noi un paesaggio maestoso, imponente, di profuse valli e montagne. Pier ci informa che è la terra della ‘Ndrangheta, uno dei gruppi mafiosi che ovviamente ha preso con sé molte vite. Mentre ci siamo fermati un momento per prendere un caffé, riflettevamo sul fatto che in queste valli, questo clan getta le proprie vittime nei precipizi; Pier ci spiegava che molte volte la polizia, con grandi difficoltà, ricerca i corpi nelle profondità delle valli, una profondità tale che la nostra vista non riesce a scorgere.
Attraversato lo stretto, siamo giunti nella città di Messina in piena notte, avevamo ancora un’ora e mezza di viaggio per arrivare a Palermo. In mezzo ad un traffico veloce, che contrasta con la staticità di Sant’Elpidio, percorrevamo strade strette, che si snodano in curve altrettanto strette in ogni direzione. Lungo salite e discese, siamo arrivati alla casa di Giorgio, che è anche la sede della redazione antimafia a Palermo. All’entrata una placca con l’iscrizione “Bongiovanni-Baldo Associazione Culturale Falcone e Borsellino. Redazione Antimafia Duemila”.
 L’emozione di riabbracciare nuovamente Giorgio, Sonia e Sonietta. Il tempo si ferma per un momento, incontriamo di nuovo Lorenzo, Maria ed anche altre persone che fanno parte di questa opera: Giovanni Micale, Monica, una donna dall’animo molto allegro oltre ad essere una cuoca eccellente ed il carabiniere Giuseppe. Anche Antonella è gioiosa di vederci. Appena si entra in casa, c’è un’ampia cucina-mensa, con un grande tavolo e parecchie sedie per ospitare molti commensali,  fare profonde chiacchierate, oppure parlare di temi relativi ad antimafia.
 
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Verso il fondo della stanza, delle grandi porte finestre si aprono ad un balcone immenso che si affaccia su un’ampia veduta di tutta Palermo. Vista da questo punto, con le luci della notte che brillano, viene da chiedersi: “ma è questa la culla della mafia?” Ci pervadeva un sentimento di pena e incomprensione, di fronte agli sprechi che noi esseri umani facciamo di ogni cosa. La casa è situata in alto, sulla cima di un colle, si può apprezzare gran parte della città, in fondo appare il mare con una bellissima vista. Appena arrivati, Domingo con la sua naturale emotività, ha detto: “Giorgio, vive come le aquile... Egli ci dice che da qui può vedere tutta Palermo, vive circondato da famiglie mafiose...” Non si può descrivere esattamente il sentimento...: pena, rabbia, incredulità, malinconia, ammirazione per il coraggio che dimostrano Giorgio e coloro che lo accompagnano qui a Palermo. Quello che stiamo vivendo  sembra sia più un film che la realtà.
Giorgio ci ha ricevuto con il suo caratteristico sorriso. Avrebbe voluto mostrarci tutto in un istante, è molto più serio e concentrato qui che a Sant’Elpidio. Scendendo le scale dall’altro lato dell’abitazione, abbiamo raggiunto gli uffici di antimafia. Lì, ciascuno è al proprio posto di lavoro, l’ambiente è di concentrazione e dedizione, ma pieno di amore. Nella consapevolezza della difficoltà della lotta e della tensione degli eventi, la sete di giustizia che Giorgio trasmette avvolge ogni cosa. Questo stesso sentimento accomuna tutti, nonostante ciò, ognuno apporta qualcosa di diverso, come le note di una melodia, note di amore, di sorrisi, di serietà, di concentrazione, di timore, di allegria, di coraggio, di rabbia, di accoglienza, di unione, di fiducia nell’amico che arriva...
9 gennaio 2012    
Durante la notte, Domingo ed io abbiamo alloggiato presso l’Hotel Bell 3, situato vicino alla casa. Dalla stanza la vista era simile a quella del balcone dell’abitazione di Giorgio, sentivamo ancora la vibrazione di Palermo, mentre cercavamo di comprendere come sia possibile che lui si fosse installato in questa città. Abbiamo letto una notizia divulgata da Giorgio: “La marcia verso l’abisso”, di Fidel Castro, dove questo uomo denuncia, tra l’altro, il gas di scisto, la tecnologia adoperata per estrarre gas o petrolio, altamente contaminante e pericolosa. Con nostra sorpresa, con un parallelismo a dir poco sorprendente, al nostro ritorno a Montevideo, abbiamo appreso che la “Administración Nacional de Combustibles, Alchoholes y Portland” (ANCAP la sigla), organismo statale uruguayano, sta provvedendo ad inviare ai produttori del Paese delle schede per procedere alla prospezione dei terreni, al fine di estrarre gas di scisto. È palese l’intenzione di cambiare la matrice produttiva del nostro Paese.
Nella notte ascoltavamo i notiziari italiani e, malgrado non conoscessimo bene la lingua, riuscivamo a comprendere che ci sono luoghi in Italia inquinati dall’energia radioattiva, di cui nessuno si preoccupa o almeno non si prendono misure per salvaguardare la popolazione che ci vive vicino;  nonostante la gente cominci ad ammalarsi. I politici in Italia parlano “bla, bla, bla”; mentre tanta gente si ammala e muore.
Il mattino seguente Lorenzo Baldo è venuto a prenderci per fare un giro in città e parlarci del lavoro antimafia. In un’altra auto c’erano Erika, Georges, Giorgito e Pier.
Lorenzo non ha sprecato neanche un momento durante il viaggio in auto; mentre percorrevamo le strade di Palermo ci ha raccontato l’inizio del suo risveglio, che oggi lo ha portato ad affiancare Giorgio nel lavoro di antimafia. In seguito  all’attentato fatto contro il giudice Giovanni Falcone, avvenuto il 23 maggio 1992, che causò la sua morte, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti di scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani, Lorenzo rimase molto impressionato e commosso dalle parole pronunciate dalla vedova di Vito Schifani. All’epoca aveva 24 anni, madre di un bambino di quattro mesi. Nella camera ardente della basilica di San Domenico a Palermo disse: “Mi rivolgo agli uomini della mafia, perchè sono qui dentro. Io vi perdono ma dovete mettervi in ginocchio, dovete avere il coraggio di cambiare, di cambiare i vostri piani assassini”.
Se riflettiamo un istante, queste parole hanno un sentimento cristico. Questa donna, sommersa dal dolore, è disposta a perdonare, purché si faccia giustizia, affinché ci sia un vero pentimento ed essere sinceramente disposti a cambiare per riparare i danni. Dio è misericordioso, ma deve essere giusto, bisogna dare un taglio alle azioni negative.
Lorenzo ci raccontava che le parole di questa vedova indussero alcuni mafiosi al pentimento, anche lui sentì di dover fare qualcosa.
Da immagini di repertorio, abbiamo visto la drammaticità di quei momenti. Al funerale migliaia di persone applaudivano i feretri e fischiavano i politici.
Sembrerebbe che a Palermo tutti sapessero la verità sulla complicità tra uomini di governo e uomini di mafia, benché pochi parlano, mentre altri lottano dando tutta la loro vita.
Falcone pagò con la vita l’aver lottato instancabilmente contro la mafia, riuscendo ad istituire il cosiddetto Maxiprocesso, che condannò tra altri, i capi della mafia siciliana come Luciano Liggio, Nino Salvo, Michele Greco e Totò Riina. Le condanne sommarono in totale 2665 anni di carcere. Inoltre furono indette norme di reclusione molto severe, al fine di impedire che le attività mafiose continuassero ad essere gestite  dal carcere. Questo regime carcerario è noto come il 41 bis. Falcone contò sulla collaborazione di un uomo della mafia: Tommaso Buscetta. Un pentito che gli permise di conoscere la realtà di Cosa Nostra.
Per quanto riguarda Cosa Nostra, possiamo dire che la mafia era una società segreta sorta a metà del XIX secolo nell’ovest della Sicilia, dove ebbe sempre il suo centro di gravità, fra la provincia di Palermo e di Trapani. I suoi membri erano conosciuti all’inizio con il nome di carbonari e dopo con quello di Beati Paoli. I più vecchi dicevano che la società era stata concepita sui valori dell’amicizia e della famiglia, del silenzio, della solidarietà e del rispetto alla parola consacrata. Così tutti gli iniziati imparavano dai padrini, i principi che regolavano la loro vita mediante un rito di iniziazione: venivano punti nella mano per macchiare con il proprio sangue l’immagine della Madonna dell’Annunciata, patrona di Cosa Nostra. In assenza dello Stato, molto debole in questa regione, era facile per loro imporre le proprie leggi in Sicilia. Gli abitanti dell’isola dovevano molto spesso ricorrere a Cosa Nostra. I suoi membri offrivano “giustizia”, protezione, anche se molte volte erano loro stessi, i mafiosi, la causa che li obbligava fatalmente, a riconoscere questa “giustizia”, a cercare “protezione”. Al principio del secolo ventesimo, molti cominciarono ad emigrare dalla Sicilia. Alcuni arrivarono negli Stati Uniti dove diedero vita ad un impero di criminalità, che non interruppe mai i propri legami con l’Italia.
adriananav3Oggi la mafia persiste - ci diceva Lorenzo – benché abbia perso carisma, perché esiste la “trattativa” con lo Stato e la connivenza con i politici.
  Man mano che avanzavamo con l’auto, Domingo ed io cercavamo di capire l’origine di tutto questo. Abbiamo visto il lavoro di Giorgio in Italia fatto insieme a Lorenzo e a tutte le persone che lavorano con loro, ma è difficile immaginare come sia iniziato tutto. Rivolta la domanda a Lorenzo, lui ha risposto: “Non è stato facile, è stato un lavoro costante. Terzo Millennio ci ha preparati  e Giorgio iniziò ad ascoltare in radio Radicale i processi dei mafiosi”.... Ore di ascolto di registrazioni dei processi agli accusati, ore di lettura, di indagini, di interviste a diverse persone. Iniziavamo a comprendere quanto fosse stato difficile per Giorgio, la sua tenacia, il coraggio, e la determinazione. Non è una passeggiata, bisogna immergersi in un groviglio di leggi, di processi, immergersi nei peggiori aspetti dell’essere umano, nelle sue bassezze più profonde. Giorgio ha dovuto avere una pazienza enorme per spiegare, magari a chi non capisce, la coniugazione della parte mistica della sua esperienza  con questa lotta tanto ardua e compromessa, come lo è la lotta alla mafia, la connivenza delle organizzazioni criminali con gli elementi dello Stato. In definitiva, la denuncia del male che si manifesta nella corruzione, nella violenza, nella morte, nei tradimenti, nel predominio di potere, nei guadagni economici.
È avvenuto anche il contrario, uomini come i giudici Nino di Matteo o Antonio Ingroia non si sono lasciati condizionare dal fatto che Giorgio avesse la stigmata della croce in fronte, ma è nata una collaborazione ed un sostegno reciproco nella lotta antimafia.
Prima di arrivare “all’albero Falcone”, Lorenzo ci ha raccontato che inizialmente il direttore della rivista Antimafia era Andreina Di Tomassi, giornalista del periodico La Repubblica, quando ancora Giorgio non aveva il titolo di giornalista.
adriananav4  Abbiamo raggiunto così quella che è stata la casa di Giovanni Falcone con un nodo alla gola, tale era la passione con la quale Lorenzo parlava. Anche Palermo ci avvolgeva con i suoi colori ed i suoi edifici, a noi familiari, perché si respirava “l’aria di Montevideo”. Anche la storia dell’Uruguay è torbida, fatta di guerre, di predomini, di tante cose celate. Storie comuni nell’uomo e non si può fare a meno di chiedersi quando finirà questo stato di cose.
All’entrata della casa in cui visse Falcone, in via Notarbartolo n° 23, vi è una grande magnolia, il tronco è ricoperto di foto, note, lettere che chiedono aiuto a questo martire, rendendogli memoria e sposando la sua lotta. Centinaia di lettere inclusi i disegni dei bambini. Un modo di identificarsi in questo uomo giusto, che rappresenta alti ideali. Nell’albero c’è un’emblematica foto di Falcone e Borsellino, entrambi sorridenti con complicità.  A Domingo ricordava una foto di Zelmar Michelini ed Hector Gutierrez Ruiz, - in un atteggiamento simile – due senatori che persero la vita a causa della repressione, durante la dittatura uruguayana nell’anno 1976.
Abbiamo visto anche il recinto blindato che accoglieva la scorta di Falcone.
Il tutto sembrava avvolto da un velo terribile. Mentre ci allontanavamo dal posto, esattamente ad un isolato, Lorenzo ha richiamato la nostra attenzione su una lapide posta all’angolo, in ricordo di un carabiniere assassinato dalla mafia. Egli commentava che la città è un cimitero... “ è tanto il sangue versato in questa città, che ti toglie l’energia”.
Continuando il nostro viaggio per le strade di Palermo e verso l’interno, per approfondire il lavoro di antimafia, abbiamo chiesto notizie sulla famiglia di Falcone. Sappiamo che la famiglia di Borsellino è in contatto con la redazione di antimafia, ma non quella di Falcone. Lorenzo ci ha spiegato che Maria Falcone, sorella di Giovanni, non è una lottatrice contro il sistema politico, ma fa una lotta istituzionale. Ogni anno, in occasione della commemorazione dell'assassinio di suo fratello, lei invita i ministri e le autorità ufficiali, perché sostiene che Giovanni  era "un agente del governo". Tuttavia questa non è la posizione di Giorgio e Lorenzo, poiché per loro è quasi un'eresia che siano presenti in quella data  collaboratori di Berlusconi.
adriananav5 Riguardo la famiglia del giudice Paolo Borsellino, il quale lavorò in stretta collaborazione con il suo amico Giovanni Falcone, assassinato poco tempo dopo, Lorenzo ci raccontava che nel 2006, sua sorella, Rita Borsellino si presentò come candidata alla presidenza della regione Sicilia, ma fu sconfitta da Salvatore Cuffaro. Cosa Nostra fece campagna  contro di lei nei quartieri poveri. Cuffaro è un politico ed un medico italiano appartenente, alle sue origini, al partito Democratico Cristiano. Egli è stato condannato nel 2011 a sette anni di carcere per aver collaborato con Cosa Nostra. Questo uomo si profilava come un leader, già nella giovinezza, dentro il movimento studentesco. Occupò vari incarichi nel governo e più tardi appoggiò la coalizione alla quale apparteneva Silvio Berlusconi.
Mentre parlavamo di questo, siamo passati davanti al teatro Massimo, uno dei più belli d’Europa. Qui furono filmate scene del film “Il Padrino”, nelle sue scalinate si girò la morte della figlia dell’uomo d’onore. Finzione e realtà non sembrano avere molta differenza, poichè lì vicino, attraversando la strada, nel 1980 ammazzarono un giudice.
Mentre eravamo di nuovo in macchina, Lorenzo ci ha spiegato che dopo la recente caduta del governo Berlusconi, è stato scelto come primo ministro un tecnico: Mario Monti, non appartenente ad alcun partito, ma che risponde alle necessità del nuovo ordine mondiale. Berlusconi si è visto obbligato ad andare via, in realtà lui non voleva lasciare il potere. Quando cade un governo e non ci sono elezioni, si sceglie un uomo come Monti, che è un economista. Il governo attuale dei tecnocratici è alleato con i banchieri, la Goldman Sachs, la Federal Reserve, ecc. Come afferma Giulietto Chiesa: “è un piano globale che rientra in un piano economico. È un piano mondiale per sottomettere i governi europei e tutto il mondo”. Le risorse finiscono e loro lo sanno, ci ha spiegato Lorenzo.  
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Il giorno seguente ci siamo recati in via Isidoro Carini n. 34, dove assassinarono il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sua moglie e la scorta. La mafia non era interessata alla sua uccisione. È stato un movente politico, perchè Dalla Chiesa indagava sul presidente Giulio Andreotti e le sue relazioni con la mafia. Quest’uomo voleva eliminare la mafia politica. Questo è stato il primo luogo che Giorgio ha visitato quando si è stabilito a Palermo, all’alba del 17 luglio 2011, accompagnato da Sonia, Sonietta, Lorella, Antonella, Emanuele e Francesco. In silenzio scese dall’automobile ed inginocchiandosi baciò il suolo nel punto in cui venne commesso l’attentato contro il generale. Ha rinnovato nuovamente la promessa fatta  molti anni prima: il 4 settembre del 1982, il giorno dopo la sua morte, che sarebbe tornato a vivere in questa terra e avrebbe fatto di tutto per rendergli giustizia.
Dalla nostra conversazione con Lorenzo abbiamo ascoltato storie di dolore, ma anche di amore, di amore che non dimentica le promesse, storie di negoziazioni, di dialoghi e pressioni tra mafia e Stato. Storie di uomini coraggiosi, dai quali impariamo che vale la pena vivere, difendere i valori positivi di fratellanza e giustizia.
L’ultima negoziazione (mafia-Stato) avrebbe portato al trionfo il partito di Forza Italia, del quale politici come Dell’Utri sono i burattini, uomini di fiducia di Cosa Nostra. Lui sapeva degli attentati. Questa è la lotta di Giorgio: portare allo scoperto i mandanti esterni degli attentati mafiosi; ossia quegli uomini che dalle loro alte cariche politiche o pubbliche si servono di queste organizzazioni criminali come braccio armato, per eliminare chi si interpone al loro delirio di potere, in qualunque modo si manifesti.
adriananav8 C’è mezzo Paese a cui non interessa niente e l’altra metà che non appoggia la mafia. Sono state votate leggi contro i magistrati, per ostacolare il loro lavoro, per fermarli.
Successivamente ci siamo diretti alla casa della madre di Paolo Borsellino, dove è avvenuto l’attentato che spense la sua vita. In questo luogo continua a vivere Rita Borsellino, sua sorella. Fermi davanti al cancello abbiamo visto un ulivo piantato dalla madre di Paolo. Questo ulivo viene da Gerusalemme, sette piante di ulivo furono portate a questa donna che disse: “se lo tirano fuori, ne pianterò un altro”.
Anche su questo ulivo sono presenti iscrizioni, foto, berretti, domande di giustizia, stesso copione dell’albero della casa di Falcone. Molte voci soffocate, molti esseri si fanno sentire in questo modo silenzioso e così fanno la loro resistenza alla mafia. Magari sentono l’impotenza di non poter confidare in nessuno, di non incontrare uomini onesti e incorrotti che li rappresentino. Per questo motivo è così importante la lotta contro la mafia di Giorgio, Lorenzo e dei giudici, perchè nella sua essenza è una lotta per la libertà dell’uomo.
Se non sappiamo identificare il male, possiamo innocentemente cadere nella trappola, cioè esserne complici senza renderci conto delle iniziative nefaste che si celano dietro idee apparentemente positive, ma che nascondono altro; uomini che potrebbero sembrare onesti, ma che sono corrotti.
Sopra il monte Pellegrino si scorge il Castello Utveggio, per molto tempo fu ritenuto il luogo “da cui venne azionato il bottone per detonare la bomba nell’attentato contro Borsellino”. Oggi si sa che non è avvenuto qui, bensì in un edificio grigio - che possiamo osservare – situato molto vicino alla casa. Lì si trovava  Giuseppe Graviano ad aspettare il segnale per l’attentato. Il castello forse è stato un ufficio dei servizi segreti, per studiare la situazione. L’unico che sopravvisse a quella tragedia raccontò che quel giorno si “sentiva osservato”. Esistono video di uomini in cui si vede il corpo di Paolo Borsellino diviso in due parti, ma con un sorriso nel volto.
adriananav9  Da questo punto parte la marcia che organizza annualmente Salvatore Borsellino, fratello di Paolo e di Rita, fin dall’anno 2009, per ricordare quel tragico 19 luglio 1992.  Essi chiedono giustizia e verità, la marcia delle Agende Rosse raggiunge il monte Pellegrino, su fino al Castello Utveggio.  Sapere che esiste Giorgio, riempie di forza questo uomo -  Salvatore - per continaure la sua lotta.
Tra una conversazione e l’altra, in questa giornata dedicata a visitare i luoghi più significativi della lotta antimafia, Lorenzo si è soffermato sulla figura di Giovanna Chelli, una donna che lo impressiona fortemente - anche a noi -, per il suo volto impregnato di una tristezza e una sofferenza permanente. Abbiamo avuto l’opportunità di ascoltarla nella conferenza antimafia a Tolentino, al nostro arrivo a  Sant’Elpidio a Mare.
“In questi ultimi anni – affermava Lorenzo – abbiamo visto realizzarsi veri miracoli, perché abbiamo fatto cose realmente più grandi della forza che possediamo, riguardo i mezzi e le persone, al di là delle nostre aspettative. Questo è avvenuto grazie alla disponibilità, la cosa più importante. Adesso che stiamo diventando dei professionisti, dobbiamo fare un altro passo...portare il nostro lavoro ad un livello più alto, ma il problema è economico, siamo pochi a Palermo e a Sant’Elpidio”.
In questi anni grazie alla serietà del lavoro, la Redazione Antimafia si è guadagnata la fiducia di coloro che cercano la verità.
Un esempio tra tanti è la storia della fotografia che è giunta in redazione, la quale   mostra un carabiniere  che  porta via con sé la valigetta di Paolo Borsellino, subito dopo l'attentato, allo scopo di sottrarre la sua agenda (rossa). Lorenzo ci spiegò: "Una fonte confidenziale che conoscevamo e si fidava di noi ci disse: “Esiste questa fotografia della borsa di Borsellino, ma facciano attenzione, non facciamo nomi”.  “Siamo stati noi a dare questa informazione alla Giustizia. Fu un impatto per la polizia che avviò le indagini. Non l’abbiamo data alla stampa perché  avrebbe ostacolato l'investigazione… Non abbiamo mai voluto guadagnarci sopra, per questo ci considerano diversi." Grazie a questa foto le investigazioni hanno potuto proseguire e non sono state ostacolate dalla stampa.
Borsellino, durante i 57 giorni che trascorsero dalla morte del suo amico Giovanni Falcone alla sua, visse sapendo che “sarebbe toccato anche a lui”. La necessità di sottrarre l’agenda rossa di Paolo, nello stesso momento dell’attentato, dimostra l’esistenza di altri interessi, di altri poteri, perchè la mafia non voleva l’agenda rossa. La mafia ammazza e se ne va.
Lorenzo ha proseguito, introducendoci in questa storia di orrore e di morte, ma anche di amore e di coraggio. Ci ha raccontato che in seguito alle stragi del ‘92, nell’anno ‘93, gli attentati furono diretti verso persone comuni, vittime innocenti. Dobbiamo tenere presente che in quegli anni cominciava la Seconda Repubblica, con l’emblema del cambio, dal vecchio al nuovo.  
adriananav10 Sinteticamente, diremo che la corruzione venuta alla luce in tutto il sistema politico italiano raggiungeva livelli così alti che era necessario un cambiamento radicale. C’era bisogno di nuovi volti, che almeno in apparenza fossero fidati. Bisognava trovare nuove alleanze. Nel sistema politico nacquero due grandi coalizioni: L´Unione di Centro Sinistra e la Casa delle Libertà di Centro Destra. I maggiori partiti dell’Unione sono i Democratici di Sinistra, La Margherita, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Socialisti Democratici Italiani. La Casa delle Libertà è formata principalmente da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega Nord ed il Partito Repubblicano Italiano. Bisognava trovare nuovi contatti. All’interno dei gruppi mafiosi c’era una lotta per il predominio e per consolidare la relazione con le persone al governo. L’ansia di consolidare una nuova trattativa Stato-mafia.
C’erano stati attentati nel centro e nel nord dell’Italia, a Firenze, Roma, Milano, contro cittadini comuni. Nella strage di Firenze morirono una famiglia intera e fra le vittime anche un bambino di 80 giorni. È stato l’ultimo richiamo da parte della mafia, affinché si firmasse la trattativa: “Noi, se volete la finiamo, ma dovete ascoltare le nostre richieste”. In quel momento si stava ricostruendo tutto, i vecchi politici non c’erano più, ma ve ne erano altri.
La Redazione Antimafia, se viene invitata, organizza anche incontri nelle scuole o in altri centri,  in veste di giornalisti investigatori. A volte sono anche intervistati da altri giornalisti.
Abbiamo proseguito il nostro giro arrivando a Porta Nuova, dove Giorgio intervistò Salvatore Cancemi, un pentito di mafia.
In questo luogo Salvatore fu iniziato alla mafia. Nel 1976 Cancemi conosce in prigione Tommaso Buscetta, che si fece carico del nuovo arrivato. Venti anni più tardi, quando Cancemi si incontrò con Buscetta in uno dei molti processi giudiziali del ‘90, confessò che egli aveva partecipato personalmente allo strangolamento di due dei figli di Buscetta nel 1982, a richiesta di Totò Riina. Buscetta lo perdonò, poiché  sapeva che Cancemi non poteva rifiutarsi di eseguire un ordine.
Nel 1996, Cancemi dichiarò che Silvio Berlusconi ed il suo braccio destro Marcello Dell´Utri erano in contatto diretto con Riina, il quale ordinò gli attentati che ammazzarono i magistrati antimafia: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. L'investigazione durata due anni, senza imputati, venne chiusa dai magistrati, nel 2002. Non trovarono prove per corroborare le denunce di Cancemi. Allo stesso modo, si chiudeva un'investigazione di due anni, avviata in seguito alle rivelazioni di Cancemi su una presunta relazione di Berlusconi con la mafia.   
Salvatore Cancemi rivelò che Fininvest, attraverso Marcello Dell'Utri ed il mafioso Vittorio Mangano, aveva pagato a Cosa Nostra 200 milioni di lire, 100.000 euro, annualmente. I supposti contatti, secondo Cancemi, diedero luogo ad una legislazione favorevole a Cosa Nostra, rivedendo in particolare il duro regime penitenziario (articolo 41-bis). La premessa soggiacente era che Cosa Nostra avrebbe appoggiato il partito politico di Berlusconi: Forza Italia, in cambio di favori politici.   
adriananav11 Cancemi non fu imprigionato, nonostante le condanne per aver partecipato a vari omicidi, come quello del politico della Democrazia Cristiana, Salvatore Lima, dei magistrati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e dell'ufficiale di polizia Ninni Cassarà. Quando gli fu chiesto a proposito dell’apparente situazione attuale di ‘pax mafiosa', Salvatore Cancemi disse: "Credo che questo silenzio sia più terrificante delle bombe." Successivamente, nel momento in cui Giorgio gli chiese della connessione mafia-Vaticano, egli rispose: “lei vuole morire e far morire anche me?” Salvatore Cancemi è morto da poco. Lorenzo ci diceva: "peccato che morì prima di raccontare altre cose a Giorgio."  
Ci siamo diretti poi verso il viottolo dove assassinarono Giovanni Falcone e sua moglie. Arrivati, abbiamo osservato i due obelischi eretti in loro memoria, con i nomi delle vittime ai due lati della strada, come la piccola costruzione dalla quale detonarono le bombe sotto il viottolo. Siamo rimasti lì ad osservare per un lungo   momento, senza sapere cosa dire, fare o pensare, la tristezza ed il rispetto per questi uomini e quella donna ci univa... Le montagne ed il paesaggio sullo sfondo sono imponenti, ci si domanda perché tante morti, per quale motivo, a quale scopo, perché amare tanto il potere, il denaro.   
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  Alcuni minuti prima di arrivare in questo luogo, Lorenzo ci stava raccontando che l'autista  sopravvissuto all'attentato ricordava che quel giorno era un bel giorno, man mano che si avvicinavano al posto il sole via via si oscurava dietro alcune nuvole molto minacciose, come fosse un presagio terribile.  
  Abbiamo proseguito verso la chiesa presso la quale si vegliarono i resti di Falcone e della sua scorta: la basilica di San Domenico. Assolutamente imponente, nelle  dimensioni, nelle sue sculture, nel suo arredamento, in tutto. Tuttavia, mentiremmo se dicessimo che lì abbiamo sentito la presenza di Cristo o di Dio. Commentando con Pier le nostre impressioni, egli ci ha spiegato che le dimensioni e l’acustica erano state create di proposito per suscitare un sentimento di superiorità sui fedeli.
adriananav14Lorenzo ci ha mostrato anche il Palazzo di Giustizia, un posto che lui conosce bene, poiché quasi tutti i giorni arriva fin qui in qualità di giornalista per informarsi o verificare le indagini dei distinti casi. Nel Palazzo di Giustizia si  svolgono i processi di primo e secondo grado, la Cassazione è a Roma.
Domingo ha rivolto la seguente domanda a Lorenzo, a proposito del lavoro svolto dai giudici antimafia: “consapevoli che la corruzione è dentro il proprio Stato, perché decidono comunque di fare la lotta antimafia?” Lorenzo ha risposto: “sono giudici che credono nei valori della giustizia. Sono laici, ma credono in questo valore; tutto ciò vale più di quelli che affermano di credere”.
Abbiamo proseguito verso la parte vecchia della città di Palermo. Lorenzo ci ha raccontato la storia di Libero Grassi, un commerciante che per la prima volta disse alla mafia: “Non voglio pagare il pizzo” e per questo motivo venne assassinato. Questo uomo non solo si oppose al ricatto, ma denunciò pubblicamente l’estorsione e divenne collaboratore di giustizia. Il pizzo è la tassa che la mafia riscuote dai locali commerciali, affinché possano continuare ad esercitare la professione. Da alcuni anni è nato un gruppo di giovani che denuncia e protesta contro questa pratica ingiusta ed aberrante. Lo slogan del movimento è “un popolo che paga il pizzo non ha dignità”. Attualmente rappresentano una società di avvocati, che seguono i processi ed accolgono le denunce dei commercianti, qualora ricevano minacce.
adriananav15  Il nostro viaggio è continuato, stavolta verso il mare e siamo arrivati al quartiere La Kalza, dove nacquero Falcone e Borsellino. Arriviamo in una grande piazza con molto verde, una statua di Padre Pio ed alcuni ricordi. Osserviamo il tramonto in cielo, stormi di uccelli  formavano in continuazione straordinarie figure in una danza ammirabile; sembravano un unico essere.
Mentre guardiamo il posto ed ascoltiamo le grida di alcuni giovani che giocano a calcio in un recinto vicino, sentiamo la stessa vibrazione “familiare”, sembra l'aria di alcuni quartieri di Montevideo. Di nuovo il mistero, la nostalgia dolce ed un sentimento terribile, ci siamo chiesti se questa gente è come quella di quei quartieri di Montevideo. Storie di fame, di corruzione, di povertà, di dimenticanza, di sacrificio e di lavoro, di speranze rotte e di gioie nella semplicità; ma anche di spiriti che si fortificano, che anelano e lottano per la libertà a causa della grande  sottomissione, frutto di questa cultura, di questo sistema di vita che dà priorità assoluta al capitalismo ed alla proprietà privata. Spiriti come quello di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.
È così che arriviamo alle porte della casa in cui trascorse l'infanzia Paolo Borsellino. In una stradina umile, di un quartiere umile. Addentrandoci nei vicoli stretti di quelle stradine, con le case in rovina, ci avvolgeva la tristezza nell’immaginare le vite di coloro che sottomettono e degli altri che sono sottomessi, vite dimenticate da questo mondo. Sì, questo è un volto dell'Europa che molti ignorano in America o che non vogliono conoscere. Quando si parla dell'Europa, la innalzano, ne sentono la nostalgia, ne ammirano le costruzioni, lo sviluppo, ma ignorano questi aspetti che noi abbiamo visto con i nostri occhi.
Uno degli ultimi posti che abbiamo visitato è stato il porto, qui abbiamo visto dei bei yacht e siamo arrivati a Castelvetrano, la città di Matteo Messina Denaro. In questo luogo è stato trasferito, per liberarsene, un curato che lottava contro la pedofilia all’interno della Chiesa.
adriananav16  Per ultimo abbiamo visitato Mondello, una città turistica, dove venne ucciso Salvo Lima, braccio destro di Giulio Andreotti. Salvo Lima apparteneva alla Democrazia Cristiana. Apparentemente data la congiuntura politica, avrebbe optato per rompere i legami con Cosa Nostra. La mafia rispose con la sua morte. Giovanni Falcone sapeva che la morte di Salvo Lima segnava la fine di una tappa. Informato dell’omicidio esclamò: "se la mafia ha ucciso la gallina dalle uova d’oro, è perché ne ha già un'altra."
Un'altra persona molto coraggiosa e impegnata nella lotta alla mafia è Letizia Battaglia. Letizia è una fotogiornalista che ha dedicato la sua vita a denunciare la mafia e le relazioni della stessa con lo Stato. Una donna che non si è mai rassegnata all'esistenza della mafia, la vita le ha dato l’opportunità di fare denuncia  attraverso la fotografia in bianco e nero. Negli anni Settanta lavorava per il periodico L´Ora, fin da quel tempo fotografare morti ingiuste, vittime della mafia, essere testimone dello spargimento di sangue fu una costante nella sua vita, pur non riuscendo mai ad  abituarsi. Oggi è una donna anziana, ma continua a lottare e a denunciare.
Cercando informazione complementare su questa donna abbiamo trovato una fotografia terribile, una delle tante che questa professionista ha realizzato. È di una bambina di circa dodici o tredici anni con un’arma in mano, in una di quelle stradine, con una calza di nailon nella testa. Attraverso la calza si può vedere che la bambina sorride, quasi stesse giocando; in realtà il suo giocattolo è un’arma.   Ricordiamo allora che nell'ultima conferenza di Giorgio a Sant´Elpidio, qualcuno gli chiese come facevano i mafiosi ad attrarre i bambini. Lui rispose: “li lasciano in strada con tutto ciò che implica. I "migliori" sopravviveranno ed altri soccomberanno. I mafiosi continuano a seguire la loro crescita, successivamente li attraggono verso sé quando sono più grandi, verso i loro affari. Terreno fertile sono i quartieri poveri, e si fa di proposito”.
adriananav17  Quando Letizia Battaglia arrivò in Via D´Amelio, dopo l'attentato contro Borsellino, non riuscì a scattare foto per l'impressione che gli causò quella terribile scena. Più tardi si pentì, poiché non poté dare testimonianza. Questa donna nata in Sicilia, sa molto bene che le relazioni tra la mafia e la politica sono state costanti e neanche la chiesa ha mai denunciato questo. Inoltre, ricorrere all'aiuto della mafia continua ad essere una forma rapida per fare carriera o sopravvivere socialmente, in una Sicilia povera e "separata" dall'Italia.    
adriananav18 Al termine di questa intensa giornata, così carica di emozione, in cui abbiamo appreso tante cose, ci siamo riuniti per la cena in casa di Giorgio. Erano presenti: Giorgio, Sonia Alea, Sonietta, Erika, Giorgito, Daniele Maculan e Valeria Di Blasi, Casimiro e Giuseppe, due carabinieri, Giovannone, Monica, Georges Almendras, Lorenzo Baldo, Maria Loi, Antonella Morelli, Adriana Navarro e Domingo Silva.    
Dopo cena Giorgio si è ritirato per  lavorare. Abbiamo potuto osservare che non si ferma mai.  
10 gennaio 2012
 
adriananav19È il giorno della nostra partenza verso Catania, ma prima abbiamo fatto un giro in una fiera di Palermo, in cerca di alcuni ricordi da regalare al nostro arrivo in Uruguay. Nuovamente i posti, i visi, le grida dei venditori ambulanti, i vari articoli in vendita, dal pesce ai vestiti, ci ricordavano le fiere di Montevideo. Tuttavia riflettevamo: “che cosa sanno loro della mafia? Come vivono questa realtà?” Osservando i souvenirs venduti ai turisti, con distinte simbologie dell'Italia, abbiamo notato che riportavano la leggenda "fatto in Cina", lo stesso a Sant’Elpidio. Non c'è dubbio che la Cina abbia conquistato il mondo. Viene da chiedersi: “dove stanno le mafie?”...  
adriananav20È stato difficile congedarsi dall'uomo con il quale avevamo condiviso solamente un giorno, ma che ha significato e significherà tanto nelle nostre vite. Lorenzo ci disse: “mi porto la vostra emozione, ho sentito i vostri cuori". Anche noi ti abbiamo sentito Lorenzo, abbiamo sentito la tua anima ed anche Maria, Giovannone e Monica che ci hanno salutato con un sorriso sincero. A tutti loro saremo sempre più che grati.  
  Alle ore 18 partivamo con tre auto verso Catania, insieme a Giorgio, Sonia, Sonietta, Antonella, Georges, Erika, Giorgito, Daniele, Valeria e Pier. Giorgio voleva portarci nel posto più emblematico di tutta l'Opera: l'Etna. Un mulinello di pensieri nella testa, un mulinello di emozioni nel nostro cuore, la gioia interiore di fare questo viaggio guidati da Giorgio. Vedere le tre auto andare coordinate, una dietro l’altra, tutti insieme, uniti dagli stessi ideali, ci fa tornare alla mente quante volte Giovanni Falcone sarà andato dal suo amico Paolo Borsellino, percorrendo quelle stesse strade, uniti dagli stessi ideali…che hanno un unico sentimento di fondo. L'unico sentimento che può unire in realtà, l'amore e dalla mano dell'amore, il desiderio di giustizia.  
Montevideo, 11 novembre 2012.
Adriana Navarro.
Domingo Silva.

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