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justiciaya100Apocalisse 6.9  
Quando l'Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l'altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano reso.
E gridarono a gran voce: “Fino a quando, Sovrano, tu che sei santo e veritiero, non farai giustizia e non vendicherai il nostro sangue contro gli abitanti della terra?”.
Allora venne data a ciascuno di loro una veste candida e fu detto loro di pazientare ancora un poco, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli, che dovevano essere uccisi come loro.
E vidi, quando l'Agnello aprì il sesto sigillo, e vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come un sacco di crine, la luna diventò tutta simile a sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra.
 
VOLANTINI
justiciaya
Prendo un foglio, lo piego in tre, unisco i bordi e lo piego bene. Prendo un foglio, lo piego in tre, unisco i bordi e lo piego bene. Prendo un foglio, lo piego in tre, unisco i bordi e lo piego bene. Lascio sempre in vista nella parte superiore "JUSTICIA PER PABLO” (Giustizia per Pablo)”.
Prendo un foglio, lo piego in tre, unisco i bordi e lo piego bene. “JUSTICIA YA” (Giustizia già).  
Prendo un foglio, lo piego in tre, unisco i bordi e lo piego bene. "NO ALL'IMPUNITÀ”.  
Quante volte ho visto la sua foto e letto queste trascendenti affermazioni? Più di mille?  
Questo atto quasi meccanico, mi spinge ad osservare intorno a me e VEDERE, ed allora VEDO.
Vedo un esercito addestrato da Giorgio, un esercito che non porta fucili, ma soltanto una forte volontà ed impegno verso chi ci ha istruiti durante tutti questi anni e verso Colui che stiamo aspettando.  
Vedo un cortile ampio, strapieno di piante, un albero di arance ed un altro di limoni piccoli (lime), che offrono un po’ di ombra di cui possiamo godere per tutto il giorno.  
Vedo fratelli che imitano i miei movimenti e mi chiedo se si sentono avvolti dalle mie stesse emozioni, dagli stessi suoni e dalla candida foto di Pablo.
Osservo il miracolo di cui sono parte e del quale sono parte tutti coloro che sono presenti in questo momento, in questo istante.  
 
Per la prima volta osservo la mia Guida mentre lavora. Per alcuni giorni ha spostato la sua trincea in Paraguay. Osservo ognuno dei suoi movimenti e ringrazio il Cielo di poter condividere questi momenti con Lui, un uomo che nel vederlo, sin dal primo istante, commuove il mio spirito e fa emergere l'emozione dentro me.  
Vedo Sonia Alea, un angelo, sempre disponibile, servizievole ad ogni necessità di Giorgio.  
Vedo come amorevolmente massaggia la sua schiena e sento nel mio cuore la sua tenerezza infinita, perché lei ha sempre per ognuno di noi un sorriso, un abbraccio o una parola che fa infiammare la nostra anima. 
Sento Giorgio che chiama: Sonia! Sonia! Giovanni! Bruno! 
Vedo una casa invasa, una famiglia che ci accoglie come parte di loro. Hilda, Omar ed i loro figli hanno stravolto la loro routine per riceverci e farci sentire a casa.  
Continuo a gioire dell'incontro lasciandomi trasportare verso ogni fratello, mi sono trovata a volare in mondi lontani ed incredibili leggendo le loro cronache. Marco e Francesca hanno condiviso con noi le loro esperienze. I loro sguardi quasi di bambini oltrepassano ogni cosa tangibile, vedono più in là, focalizzando l’essenza del profondo essere e facendomi sentire quanta purezza c’è in loro.  
La logistica è a carico di Georges Almendras, il quale gestisce il battaglione diviso in gruppi. La prima attività comune è piegare i volantini a 3 parti. Quindi si definiscono i gruppi che distribuiranno i volantini, altri gli adesivi, altri ancora tutte e due le cose. Alcuni si occupano della cucina e di quanto amorevolmente ci sarà offerto durante la nostra permanenza.  

Mi preme sottolineare che Giorgio lavora in modo costante, imprimendo dentro di noi il significato della parola SACRIFICIO. Prenderne consapevolezza annulla qualsiasi possibilità di lamentarsi per la stanchezza, anzi, ci spinge a lavorare ancora più desiderosi di onorare tanto sforzo da parte sua, lui che attraverso le sue azioni vive insegnandoci.

Uscire in strada è stata un'esperienza unica ed indimenticabile, non soltanto per il fatto di volantinare, ma anche per l’opportunità di condividere questi momenti con fratelli dei quali non conoscevo altro che il nome. Realizzo che sono innumerevoli le cose che ci uniscono. Abbiamo formato una grande squadra insieme a Marco Antonio del Cile e Daniel dell'Uruguay, cito loro perché siamo andati insieme nei quartieri dei più umili, dei dimenticati.  
È stato come VEDERE nella realtà cosa significa sottomissione. Sottomissione di idee, sottomissione dei sentimenti più elementari. Schiacciati e paradossalmente convinti che ciò che vivono sia "normale". Quanto ho visto ha ferito tanto il mio cuore, è stato come vedere molti dei miei compatrioti delle zone più disagiate del mio paese, Argentina.  
L'America latina continua ad essere oltraggiata ed il sangue dei martiri continua ad irrigare la nostra madre terra. L’America latina grida timidamente Libertà! Rivoluzione!  
 
Una sera siamo arrivati "a casa" senza poter intuire il regalo che ci aspettava.  
Giorgio stava sanguinando. Una grande benedizione era caduta su di noi. Un privilegio al quale pochi fratelli erano stati chiamati ad assistere fino a quel momento.  
Mi è quasi impossibile descrivere l'incontro con quest’uomo disteso su delle lenzuola bianche, che dona ed offre se stesso. Sono testimone del sacrificio. Sono testimone anche di ciò che i miei occhi terreni non riescono a percepire, ma che posso sentire con la mia anima, avvolti come siamo dallo stesso Cielo. Per un istante, un leggero flash mi fa vedere il corpo di Cristo. Bacio i suoi piedi.  
Nonostante la mia piccolezza, sento di essere stata chiamata a vivere quel momento unico e impossibile da trasmettere a parole. Sento la benevolenza del cielo verso di me ed anche la responsabilità che questo privilegio comporta.  
Uscendo dalla stanza, osservo ognuno dei miei fratelli presenti, tutti in comunione nel più assoluto silenzio, forse stanno sentendo le mie stesse emozioni o forse diverse, ma tutti "ri-uniti" dalla stessa passione.  
Mi costa passare da un tema così delicato ed importante ad un altro, ma Giorgio ci ha dimostrato che dopo la sanguinazione, si veste e continua a lavorare come se niente fosse successo.  

Il giorno che tanto aspettavamo è arrivato, ed un segno nel cielo, attorno al nostro Padre Adonay, ci consola. C’è molta ansia e tutti noi sentiamo che la mobilitazione cittadina sarebbe stata un successo… o forse questa è solo la nostra speranza.   
Ormai prossima l'ora dell'evento, ci rendiamo conto che la piazza non si sarebbe riempita. Dentro me sento comunque che il messaggio era arrivato ad alcuni. La città era tappezzata di foto di Pablo e della frase “Non temo le azioni dei cattivi. Temo il silenzio dei buoni". Cinquantamila cittadini avevano ricevuto il messaggio nelle proprie mani attraverso i volantini. Presto, molto presto, dovranno ricordare che un gruppo di stranieri ha cercato di dire loro qualcosa, che loro non sono andati ad ascoltare. Presto, molto presto, molti inizieranno a chiedersi se loro stessi potrebbero essere protagonisti di un cambiamento.  
So che dalla mano di Giorgio e dei miei fratelli è stato piantato un forte seme, fecondo e pieno di vita, che colpisce la coscienza di questo paese in modo progressivo. Un giorno da questo seme germoglierà la RIBELLIONE. 

Inizia la manifestazione. Ogni relatore espone con coerenza il proprio argomento, ma il carisma, la forza e l'entusiasmo di Giorgio mi inorgogliscono come discepola, compiacciono la mia anima e mi danno forza per non temere niente: rinnovo il mio impegno, confermo che la paura paralizza, ma condivido la provocazione delle sue parole e dei suoi gesti, del suo sguardo.  
Nulla di tutto ciò mi sorprende: non siamo forse un gruppo di soldati che sta sfidando e provocando il lato oscuro di questo paese? Osservando i miei fratelli mi rendo conto che condividiamo lo stesso sentimento.  
Ed ecco il momento della piccola leonessa, Dyrsen. Con parole semplici descrive il dolore che avvolge la sua famiglia da anni. Cuori colpiti. Ma questa volta è diverso, perché è circondata da soldati di Cristo! Pablo, suo padre, è l’innesco della scintilla che si è accesa in ognuno di noi, Pablo ci ha convocati e riuniti da diversi punti della carta geografica, per chiedere giustizia e per lui abbiamo rinvigorito e rinsaldato la nostra identità, siamo la Tribù di Giovanni, i nemici dell'anticristo! 

La prima volta che ho visto il video di Pablo, lo stesso che chiudeva la manifestazione, ho pianto sconsolatamente, le lacrime sgorgavano dalla profondità del mio essere.  
Rivedendolo provo un sentimento di tristezza ancora più profondo. Noto al mio fianco una donna profondamente afflitta dalle immagini e mi rendo conto che si tratta di una parente di Pablo. Timidamente porgo la mia mano e l’accarezzo sulla schiena. Lei accetta il mio gesto di consolazione appoggiando la sua testa sulla mia spalla, quasi a desiderare che quel gesto riesca ad alleviare e risanare, lenire e rigenerare. Forse può sembrare strano, ma ho sentito come se anche io fossi un familiare di Pablo.    
I genitori di Pablo, dall’aspetto fragile, con il loro sguardo stanco e profondamente triste, rimarranno per sempre nel mio cuore, perché hanno donato tre figli a questa causa, la causa di Cristo.  Soltanto esseri di grande purezza possono accettare un simile sacrificio.  
Le emozioni vissute in questo ultimo giorno saranno indelebili per me, ogni momento vissuto in questi giorni segna un prima ed un dopo. Sento che tutti ne siamo rimasti colpiti. Nell’aria si respira la nostalgia dell'addio. 
Mi chiedo, come si fa a ritornare alla nostra quotidianità dopo essere stati parte di un esercito? Come rientrare nel mondo dopo essersi trovati in una specie di isola insieme a colui che ci apre un pezzettino di Cielo?  
Credo di intuire che si è trattato di un piccolo allenamento vicino ai miei fratelli, una simulazione. Quindi, non importa oramai se mi piaci o se ti piaccio, se mi guardi male o se non ti guardo. L’unica cosa che conta è che dobbiamo incitare Dio, affinché scateni la sua Santa Ira, affinché ci invii Suo Figlio.  
Mentre aspettiamo, siamo ANNUNCIATORI E RIBELLI.  
RESISTIAMO!  
 
È da questa parte che voglio stare. Voglio essere utile in questa battaglia. Chiedo al Padre Adonay che mi permetta di essere sempre al suo servizio e, soprattutto, gli chiedo di sostenere la mia mano ricordandomi sempre che senza Lui, io non sono niente.
Con amore fraterno. 

Silvana Lazzarin  
26 novembre 2014

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