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eugenioDi Eugenio Riganello

“C’era una volta”… E’ cosi che iniziano solitamente le favole, ma ciò di cui voglio raccontarvi oggi non è una favola, ma una storia vera. La storia di un bambino, nato in una famiglia comune, il papà commerciante e la mamma casalinga, che sin da piccolissimo ha manifestato una tendenza ad isolarsi dal mondo circostante, perché attratto da una Forza maggiore che catturava la sua attenzione. Non di rado gli capitava di estraniarsi completamente raggiungendo inconsapevolmente uno stato meditativo che gli consentiva di sperimentare la presenza di Gesù, senza che lui potesse capire effettivamente ciò che viveva. Così accadde in uno dei tanti giorni di catechismo, quando, durante la lezione, di fronte alla Croce di Gesù rimase letteralmente rapito. Ha trascorso così la sua infanzia, sospeso tra i giochi con la palla e la mente che vagava alla ricerca di risposte.

Divenuto giovanotto, frequenta le scuole superiori, cerca di placare questa sua irrequietezza soddisfacendo i suoi desideri terreni, praticando sport anche estremi, ma che avevano un denominatore comune, il contatto con la natura: snowboard, sci, equitazione; ma nulla riesce a sedare quel suo tormento interiore.

Vive con un po’ troppa passione quegli anni, difatti giovanissimo si trova a dover vivere la paternità, senza la maturità che questo ruolo richiede; sebbene sin da piccolo era stato abituato a lavorare nel negozio di famiglia. Si ritrova prigioniero della sua stessa vita. Una vita che scorre tra il lavoro, la famiglia e qualche uscita con gli amici. Cerca di colmare quella sua sete di vicinanza a Gesù, frequentando per lunghi anni, una comunità catecumenale, facendone un percorso alla ricerca del Cristo. Ma con il tempo, capisce che non è lì che troverà le risposte a questa sua forte spiritualità. Quelli che erano gli insegnamenti di Gesù nel Vangelo, contrastavano con quell’ambiente fatto di invidia ed individualismo. Era solo apparenza che non trovava realizzazione nell’Amore incondizionato a cui lui aspirava. Era come Vivere una vita in vetrina, una facciata, perfetta, pulita ordinata, ma che ti lascia un Vuoto dentro. Un senso di angoscia e oppressione si impadronisce di lui, tanto da indurlo a pensare di farla finita. Un pensiero terribile, lo so. La vita va amata. Ma questo può accadere quando ci costringiamo a vivere una vita che non è nostra. Andare contro la propria anima porta inevitabilmente ad ammalarsi dentro. Quanti di noi vivendo per dovere non seguono la propria anima! Ma, a volte, è perdendosi che ci si ritrova.

Quella mattina, il giovanotto si stava perdendo. Sale in macchina e raggiunge un belvedere – un punto alto della città, con la precisa intenzione di porre fine a tutta quell’angoscia che lo pervadeva. Ma proprio in quel momento, Gesù gli appare e gli intima di fermarsi, quasi a scrollarlo, gli dà indicazioni di tornare indietro, perché lì troverà la risposta. Ed è proprio seguendo le indicazioni di Gesù, che quella mattina stessa fa un incontro che determina il prosieguo della sua nuova Vita. Con questa esperienza, il giovanotto, sperimenta il senso di Affidarsi a Gesù. Affidarsi è un’azione non semplice, perché richiede rinunce e scelte, che a volte non comprendiamo, ma che hanno un senso preciso nel disegno divino.

Nel seguire quanto indicatogli da Gesù, il giovanotto incontra una persona, a cui confida il suo malessere, e che lo invita nella sua scuola di Yoga. Lo yoga, che letteralmente significa Unione, è una pratica millenaria che attraverso la costanza, la disciplina, il rigore, apporta benefici fisici e spirituali, permettendo di realizzare una profonda consapevolezza di sé. Il Giovane si butta a capofitto nello studio di questa Sacra Scienza, segue lezioni assiduamente, studia, pratica. Cerca invano di coinvolgere anche la sua famiglia, ma viene deriso ed ostacolato, rendendo la quotidianità invivibile. Questo non lo ferma dal coltivare questa sua Spiritualità, questo suo innamoramento verso Gesù, decide, infatti, di andare ad Ananda – Assisi, perché come un innamorato sentiva l’esigenza di avvicinarsi sempre più al suo Amato. La prima notte, dopo una giornata di meditazione, pratica e preghiera, il giovane ritiratosi nella sua stanza per dormire, ha una visualizzazione: il muro bianco di fronte a lui si squarcia, una luce potente si sprigiona, davanti a sé un sentiero alberato bellissimo, percorso da un uomo dai lunghi capelli ed un bambino che teneva per mano. “Finalmente sei arrivato figlio mio, sei a Casa” - queste le parole pronunciate dal Maestro Yogananda al Giovane, il quale sente in quelle parole di avere trovato il senso alla sua vita.

Al ritorno a casa, il Giovane racconta con entusiasmo quanto accaduto, ma non viene compreso, anzi è fortemente contrastato. Ed ecco la seconda apparizione di Yogananda “domani vai in questo posto. C’è una baita. Quella sarà la tua nuova casa”. L’indomani il giovane si reca in questo posto, lontano da tutto e privo di ogni comfort, ma situato a Capocolonna in mezzo al mare ed alla natura. Qui incontra un custode, con il quale concorda l’affitto della Baita. Il Giovane sentiva di non potere tornare più indietro ormai. Si era Affidato, lasciando tutto Tutto ciò che aveva costruito e che gli garantiva in un certo senso una sicurezza. Il Giovane stava lasciando tutto, la moglie e persino la sua “bambina” già grande di 22 anni, la famiglia natale, la casa, il lavoro… Tutto. Si trasferisce in questa baita, vivendo di nulla, ma per la prima volta sentendo pienamente la Vita.

In completa solitudine, percorre le sue emozioni, affronta il suo dolore, sentendosi finalmente parte dell’Universo, di madre Terra, della Natura. Medita, pratica, prega, in compagnia di un gatto bianco a cui il giovane da il nome di Shanti. E’ in questo contesto che il Giovane sperimenta la presenza di Esseri di Luce. A qualsiasi ora del giorno o della notte, dopo aver assolto agli obblighi di lavoro – che comunque continuava a portare avanti, nonostante le forti resistenze della famiglia che lo volevano costringere, a modo loro, a riprendere la giusta via; in qualsiasi momento, sulla riva del mare, su uno scoglio, sul pavimento, si fermava e raggiungeva una dimensione alta, in cui finalmente sperimentava la pace Ed in questo senso di pace, guardando il cielo, riusciva a vedere questi fasci di luce, dischi volanti . Lui viveva il tutto con estrema naturalezza. Felice in questa Sua dimensione. Gli anni passano, il Giovane intanto intraprende due viaggi in India per vivere da vicino i luoghi dove il suo Maestro spirituale era stato, e per farne suoi gli insegnamenti. La sua Baita diventa un punto di riferimento, per quanti si sentono persi per i motivi più disparati, e sentono l’esigenza di ritrovarsi.

Ma le cose non succedono per caso, tutto ha un senso ed un fine. Tra tanti giunge alla baita Andrea, una giovane moglie che cercava disperatamente di avere un bambino da anni. Questo forte desiderio di maternità non realizzato, le provocava forte frustrazione e dolore, ma grazie alla pratica inizia un percorso di accettazione ed introspezione. Il lavoro del marito costringe Andrea a cambiare città, ma rimane forte il legame con il Giovane che l’aveva aiutata, infatti c’è fra i due uno scambio di telefonate e lettere. In uno di questi scambi, Andrea, che intanto si era trasferita a Faenza dove continuando a praticare con costanza e rigore, realizza il suo sogno di diventare madre, rimane incinta del primo figlio, e negli anni ne metterà alla luce altri tre; racconta al Giovane di essere venuta a conoscenza di un’associazione che si occupava di bambini bisognosi, Angeli che avevano bisogno persino dei beni primari, come le condutture dell’acqua potabile. Questa associazione era la Funima, ed è da lì che inizia il legame che ancora oggi unisce il Giovane alla Funima, ad Antimafia2000 ed a COLUI che ha dato VITA a tutto ciò, il nostro Giorgio Bongiovanni.

E’ in Giorgio che il Giovane trova il più alto dei Maestri. Il percorso fatto sino a quel momento di consapevolezza e crescita spirituale culmina nell’incontro con Giorgio, che gli consente di sperimentare il Karma Yoga: AZIONE. Perchè contrariamente a quanto si può pensare, lo Yoga non si esaurisce in una sterile pratica di posizioni definite Asana, o nell’immobilismo dello stato meditativo. Al contrario, quelli sono soltanto mezzi per permetterci di AGIRE con consapevolezza nella quotidianità, abbracciando una vita di AMORE e GIUSTIZIA, proprio come quella che il Giovane ritrova nel Maestro Giorgio Bongiovanni, che insieme alla sua famiglia lottano ogni giorno perché AMORE e GIUSTIZIA possano prevalere.

Nulla accade per caso, la Volontà divina ha un preciso Disegno, e la storia che vi ho raccontato ne è testimonianza. Una testimonianza vivente e tangibile, perché il giovane di cui vi ho parlato sinora sono Io: Eugenio Riganello, Responsabile dell’Arca della Calabria che dal 2007 ho l’onore di operare per l’Opera di Giorgio.

Essere nell’azione significa lavorare con passione giorno e notte, rivedendo il Signore in ogni cosa che ci circonda. Sono un Essere umano che come tutti ha impegni terreni giornalieri: sono marito, padre e lavoratore. Io e mia moglie Licia, anima speciale, incontrata proprio nell’Arca, abbiamo due gemellini, Giovanni e Davide, ho un negozio da gestire ed un Centro Yoga che porto avanti da diversi anni, MA, tutto ciò non ci impedisce di seguire la nostra Opera.

Posso affermare senza dubbio che sia per me che per Licia l’Opera è divenuta la nostra ragione di vita, e tutto ciò che viviamo è in sua funzione.

Il mio Amore e la mia Gratitudine vanno a Giorgio Bongiovanni, alla sua famiglia, ed alle Anime Speciali che con il loro impegno quotidiano danno voce e vita alla Funima, Our Voice ed Antimafia Duemila. Ed è a loro ed a tutti i fratelli che operano nell’Arca che dedico questo significativo scritto di Paramhansa Yogananda.

Da Paramhansa Yogananda

Amate coloro che vi insultano -

“Gesù ha detto che se qualcuno vi schiaffeggia dovete porgergli l'altra
guancia e amarlo. È indubbiamente una filosofia molto difficile, ma io
l'ho adottata e so che è l'unica capace di dare ottimi risultati. La
via per mettere in pratica la filosofia del Cristo comincia dalla
propria famiglia. Egli vigila per vedere se seguite i suoi princìpi o
i princìpi del male. Nell'ambito familiare, vivere una vita spirituale
vuol dire rimanere sempre calmi e comprensivi. Se qualcuno vuole
litigare, restate in silenzio. Come si fa a litigare se voi non
rispondete? Se siete sposati e il vostro coniuge sbaglia, amatelo di
più. Riversate bontà e amore su chi si comporta male. Se il vostro
amore non è capito, può darsi che il vostro caro vi lasci; ma fino
all'ultimo giorno della sua vita ricorderà di essere stato lui a
trattarvi ingiustamente. È meglio vivere nel cuore dei vostri cari
come persone che li hanno amati incondizionatamente, invece di
rimanere nella loro memoria come persone piene di odio.
 
È naturale amare coloro che vi amano e che sono gentili con voi. Ma
Gesù ha detto che dovete amare anche coloro che vi insultano. Io ho
messo in pratica questa filosofia; ho imparato ad amare gli altri,
indipendentemente dal loro comportamento. Per chi non supera questa
prova, è la fine. La colpa è sua, non degli altri. Per quanto vi
sforziate di rendere perfetto un ambiente, qualcuno cercherà sempre di
interferire. È la legge del mondo. Molti hanno cercato di farmi
vacillare e di turbare l'armonia del mio lavoro, ma non ci sono
riusciti! Perché?
 
Perché io seguo le leggi del Cristo.
Nessuno può ferirmi se io non
voglio essere ferito.”

Con Divina amicizia

Eugenio, Licia, Giovanni e Davide

SHANTI OM

19 Dicembre 2020
 
Allegati:


- 7-12-19 Cronaca ritiro Yoga all’arca Crotone
https://www.thebongiovannifamily.it/cronache/cronache-dalle-arche/cronache-dalle-arche-2019/8268-cronaca-ritiro-yoga-all-arca-crotone.html

- 1-07-15 Cristo è la Luce del Sole
https://www.thebongiovannifamily.it/arche-2015/6095-cristo-e-la-luce-del-sole.html

- 8-09-14 Segno cristico
https://www.thebongiovannifamily.it/arche-2014/5717-segno-cristico.html

 

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