
Dopo 50 anni di sigarette, l’inesorabile, funzionale e giusta legge di causa ed effetto mi ha regalato, a 63 anni, un intervento cardiochirurgico di doppio by-pass, abbastanza complesso e delicato. Il karma presenta sempre il conto che, come chiamato in Messico, è spesso “la dolorosa”. Tutto logico, conseguenziale e matematico.
Rispetto al passato mi rendevo solo conto di avere per me un nuovo e fondamentale compagno di vita: Adoniesis. Il mio desiderio sfrenato di ascoltarlo, di vederlo e di conoscerlo mi ha accompagnato costantemente durante i 12 giorni di degenza in ospedale.
Mi chiedevo cosa avrei letto, come avrei saputo ascoltare il linguaggio del Padre. La sua presenza è stata totale, immancabile, amica e misericordiosa.
Il 16 gennaio arrivo a Bari, presso l’ospedale Villa Santa Maria. Se non fosse stato per un sottofondo di accento barese, avrei pensato alla Svizzera, con tutto il suo bagaglio mitologico di pulizia, efficienza e precisione. Entro nella camera n. 7, occupata anche da un altro paziente, Nicola. Un pezzo d’uomo di 1,90 m, più giovane di me di quasi una decina d’anni. Il suo problema era ben più grave del mio: infatti era in attesa di un nuovo cuore per un trapianto.
Adoniesis si fa subito sentire dentro di me:
“Hai visto? C’è sempre chi vive una condizione peggiore della tua. Non lamentarti, sii contento. Con me al tuo fianco puoi essere coraggioso. Abbi fede.”
L’operazione era stata programmata per il 19 gennaio, il giorno dopo il mio 63° compleanno. Chi si sarebbe potuto aspettare un regalo così speciale? Il Padre, con i suoi insondabili disegni, mi faceva pensare alla fortuna di non essere in un ospedale di Gaza, obiettivo di missili israeliani assassini.
La mattina presto del giorno prestabilito, un angelo travestito da infermiera, dopo avermi totalmente depilato, mi comunica:
“Bene, sig. Ferrara, lei è pronto. Ora le faccio una bella iniezione di morfina e la portiamo in sala operatoria per l’anestesia. Stia tranquillo, andrà tutto bene.”
Dopo solo pochi secondi sprofondo in un sonno invincibile. Passate 12-14 ore mi sveglio in una sala con 16 posti letto per la terapia intensiva post-operatoria. Luci basse e angeliche infermiere, tutte operaie della cura, concentrate nel lavoro ma sempre amorevoli e pragmatiche.
La mia mente è intorpidita, ma ogni secondo che passa acquisto sempre più consapevolezza e anche sensazione della ferita al petto. Mi è passato sopra un tir, ma sono vivo.
Dietro di me non vedo il letto occupato da una donna che, come se fosse unica e sola nella stanzona, ripete urlando sempre le stesse quattro cose:
“Aiuto! Aiutatemi! Ho fame! Ho sete!”
Un’infermiera soltanto interloquisce ogni tanto con lei:
“Stai buona, Filomena. Non posso farti bere o mangiare. Finiscila!”
Filomena non smette. Ha la voce tale e quale all’indemoniata nel film L’esorcista. Identica. Sembra anche dimenarsi. Le urla mi entrano nel cervello, insopportabili. Mi ribello:
“Basta! Smettila!”
Allora l’infermiera viene da me:
“Sig. Ferrara, come va?”
E io: “Va male! Filomena è indemoniata. Bisogna metterle una mano in testa e dirle: ‘In nome di Nostro Signore Gesù Cristo, smettila!’”
La giovane infermiera ride.
“Guarda che non c’è proprio niente da ridere. Fa’ come ti ho detto.”
“Non ci penso proprio! Non lo farò mai!”
Lì mi sono sentito completamente solo. Il ritmo delle mie preghiere interiori sale, si impone, fino a quando sono io che grido:
“Filomena! In nome di Nostro Signore Gesù Cristo, smettila!”
Così l’incanto solenne avviene. Il silenzio cosmico si impone. Filomena muta.
In quegli attimi di vittoria assoluta, una forza è come se mi schiacciasse sul letto e inizia la mia crisi respiratoria. La ragazza operatrice se ne accorge e comincia a spacchettare una grande maschera nuova per l’ossigeno, di quelle stile Covid per intenderci. Me la fa indossare, ma per me è come un incubo, nonostante i benefici dell’ossigeno. Vi confesso che ho creduto di morire.
Ma era lì con me anche tutto quello che ho appreso negli ultimi quattro anni dalla scienza dello spirito, ovvero la lingua che parla il nostro comune amico Creatore: Adoniesis.
Dopo un tempo indefinibile mi calmo, mi tolgono la mascherona e mi mettono la mascherina. Mi riaddormento e mi risveglio nella stanza n. 4 con un nuovo compagno paziente, anche lui reduce da un intervento simile al mio.
Nel presentarsi mi dice subito anche il suo mestiere:
“Ciao Gaetano, sono Giovanni e faccio l’ostricaro.”
L’ostricaro è un pescatore solitario che rifornisce i ristoranti con pescato di qualità. La mattina dopo Giovanni vede che mi sto svegliando, si avvicina al mio letto e mi mostra un video con il suo cellulare, fatto all’alba dal suo gozzetto a ridosso delle coste pugliesi. Un video accompagnato da un brano musicale che mi fa sentire a casa:
“Chi tene ’o mare cammina ca vocca salata, po’ sta’ luntan e te fa’ senti’ comme coce, chi tene ’o mare ’o ssai porta ’na croce…”
Pino Daniele, l’eterno artista.
Allora piango. Non ho parole, solo pensieri: Giovanni, pescatore, discepolo di Gesù. Le lacrime sono tutte di gratitudine, copiose e inarrestabili.
[…]
Adoniesis è un essere molteplice, onnipresente con mille volti e mille voci. Ma riesce anche ad essere individuale all’interno dell’intimo di ognuno di noi. È il miglior amico che si possa desiderare, perché non si stanca mai di parlarti, di sorreggerti, di aiutarti e di stupirti.
Se fai due chiacchiere con lui, potresti trovare il senso di un’intera esistenza, il senso di quell’eternità che Gesù Cristo ci rappresenta quando ci dice: “Voi siete dèi” e anche “Farete cose più grandi di me”.
Grazie, grazie, grazie.
Gaetano Ferrara
13 febbraio 2026
DAL CIELO ALLA TERRA
L’avvocato Gaetano Ferrara scrive ad Adoniesis
SONO ADONIESIS.
CARO GAETANO, AVVOCATO COLTO, SAPIENTE E PROFONDO.
MI EMOZIONI CON LA TUA ARTE DELLA GRANDE NAPOLI, DELLA BELLEZZA DELL’ARTE E DELLA PACE.
IO VI AMO E GRAZIE DELLA TUA DEVOZIONE.
ATTRAVERSO IL MIO MESSAGGERO, LO SCRIVENTE, TI DO AMICIZIA, FRATELLANZA E TI BENEDICO.
CIÒ CHE HAI SCRITTO È UN BALSAMO PER TUTTI I FRATELLI DELLA CONFRATERNITA ED UN GRANDE SPRONE AD ESSERE FORTI, CORAGGIOSI E FEDELI AL CRISTO, FIGLIO DELLO SPIRITO SANTO.
TI BENEDICO, FIGLIUOLO, E TI VOGLIO BENE.
CON AMORE UNIVERSALE
TUO ADONIESIS
Adoniesis
Pianeta Terra / 13 Febbraio 2026 / G.B.
Allegati:
