
Sentirsi l’anima traboccare d’Amore.
Traboccante così tanto d’Amore da sfiorare chi ci passa accanto, così pieni quasi d’improvvisa bellezza, da farsene testimoni.
La vita è fatta per esplodere, per andare lontano; se essa è costretta entro i suoi angusti limiti non può fiorire.
Se la conserviamo solo per noi stessi, la soffochiamo.
La vita è radiosa dal momento in cui si incomincia a donarla.
Medito sulle parole del Beato Clemente:
“La vita è fatta per esplodere.”
Non distruzione, ma trasformazione.
Essere così pieni d’Amore, così colmi da non poter più trattenere un sentimento assoluto, significa arrivare al punto in cui l’Amore stesso chiede di uscire, di manifestarsi, di effondersi.
Sentir dentro la fiamma vitale dell’ardore divino: sentirlo pulsare attraverso la carne e le ossa, scorrere tra le vene, animare ogni cellula del corpo.
Quando la vita esplode in noi, nasce la comunione.
In quel momento smette di appartenerci e diventa una fioritura universale.
Tutto si trasfigura: lo sguardo con cui guardiamo il mondo, la percezione degli altri, ciò che accade intorno a noi.
Talvolta, nel sentire di aspirare verso l’Amore stesso, sembra che la Vita, respirando attraverso di noi, ci ricreasse.
Fiorire, in quanto spiriti che fanno esperienza in questo mondo, è ciò che ci porta più vicino alla nostra essenza divina.
Fiorire significa crescere nella pienezza, raggiungere il massimo dello splendore, la propria forma più vera.
Fiorire per far fiorire, a nostra volta.
Quando un seme germoglia e si fa albero, o fiore, o frutto, vivifica il luogo in cui si trova e ciò che gli sta accanto.
Così noi: portando noi stessi alla nostra fioritura, possiamo farci testimoni viventi del compimento.
Far maturare quella linfa vitale che vivifica ogni cellula, ogni atomo.
Quella linfa che altro non è se non Dio stesso.
Ad ognuno di noi, alla nascita terrena, è stato consegnato uno o più talenti:
piccoli semi del giardino divino.
Avere un talento non è soltanto un privilegio umano, ma una vera e profonda chiamata.
È Dio che dice:
“Questo è ciò che ho posto in te. Moltiplicalo.
E lascia che brilli anche per gli altri.”
È nostra responsabilità far fiorire quel piccolo seme:
un Sì pronunciato nel momento in cui abbiamo aperto le mani per riceverlo.
Non importa quale sia il seme:
ciò che conta è cosa ne faremo.
Se sapremo riconoscere il terreno fecondo, offrire cure, luce, tempo.
E i frutti che ne nasceranno non saranno solo nostri.
Un talento richiede fiducia, coraggio, perseveranza.
Soffocarlo per paura o insicurezza è come seppellirlo nella terra, proprio come nella parabola di Gesù.
Qualunque talento esso sia – il canto, l’intelligenza, la creatività, la costruzione, l’empatia, la giustizia, perfino il cucinare o il suonare uno strumento – ogni dono custodisce un potenziale di vita, di connessione, di bellezza.
Non serve solo a “produrre”, ma a servire: è un atto d’amore rivolto all’Esistenza stessa.
Scoprire i nostri talenti è un dovere dell’anima, un atto di partecipazione alla creazione.
È una fioritura insieme umana e spirituale.
Ciò che ci è stato affidato va messo in circolo: poco o tanto che cresca, è la sua luce che conta.
Nasconderlo ci porta a perderlo e a rinnegare la fiducia del Cielo.
Non è quanto abbiamo fatto, ma cosa abbiamo fatto fiorire.
Diamo fiducia a noi stessi, alle nostre piccole e grandi capacità.
In quel seme è celata la nostra essenza più vera.
E un giorno potremo offrire al Cielo mani piene dei frutti che avremo coltivato,
come atto di gratitudine, riconoscenza e realizzazione.
Michela Raddi
3 dicembre 2025
Allegato:
Poesie di Michela Raddi
