Giustizia sociale e cristianesimo

De Erika Pais

In queste righe, che sono sempre poche quando si tratta di plasmare pensieri, e mancando inoltre della tecnica di un giornalista, della verbosità di un ricercatore e della precisione di un teologo, cercherò di sviluppare una concezione, probabilmente eterea per molti, di una società riflessa e ispirata pura ed esclusivamente a quei discorsi, esempi “vivi” e concetti espressi da Gesù Cristo..

Giustizia sociale e cristianesimo

De Erika Pais

In queste righe, che sono sempre poche quando si tratta di plasmare pensieri, e mancando inoltre della tecnica di un giornalista, della verbosità di un ricercatore e della precisione di un teologo, cercherò di sviluppare una concezione, probabilmente eterea per molti, di una società riflessa e ispirata pura ed esclusivamente a quei discorsi, esempi “vivi” e concetti espressi da Gesù Cristo..

Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli
Matteo 5:3

In queste righe, che sono sempre poche quando si tratta di plasmare pensieri, e mancando inoltre della tecnica di un giornalista, della verbosità di un ricercatore e della precisione di un teologo, cercherò di sviluppare una concezione, probabilmente eterea per molti, di una società riflessa e ispirata pura ed esclusivamente a quei discorsi, esempi “vivi” e concetti espressi da Gesù Cristo.

Una società forse storicamente logica e, perché no?, naturalmente politica come espressione sociale umana, ma essenzialmente genuina.

Interpretata attraverso un’ideologia che incontra un limite accademico e scientifico a causa del contenuto religioso e spirituale che la compone.

Costruita su determinate premesse raccolte da coloro che sono considerati, consensualmente, discepoli di colui che le ha espresse e successivamente trascritte nel “Nuovo Testamento” da “fonti valide” accettate sistemicamente e istituzionalizzate nel corso della storia all’interno dello Status Quo.

Premesse che, essendo state espresse in un determinato contesto storico e in una società soggiogata, racchiudevano in sé un discorso liberatorio.

Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora,
l regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Matteo 11:12

Come esercizio puramente empirico e tralasciando ogni enunciato suscettibile di essere considerato soggettivo, mi immergerei a esplorare gli infiniti percorsi attraverso i quali si potrebbe comprendere (o almeno tentare di farlo), e concepire il cristianesimo come fonte ideologica e politica in grado di racchiudere quegli elementi necessari a trasformare e o costruire un sistema perfetto di convivenza umana.
Nel, forse impropriamente definito, cristianesimo, ci troviamo di fronte a una lettura, a una visione cosmogonica dell’umanità e dei suoi conflitti, concepita, interpretata e messa a confronto da un soggetto al quale sono state attribuite caratteristiche sovrumane, ma ciò che egli predicava era possibile essere raggiunto dall’uomo.

Siano dunque le parole espresse in questo scritto rivolte agli uomini, alle donne e ai giovani credenti autoproclamatisi cristiani, così come agli atei o agli scettici che cercano instancabilmente di costruire una società umana capace di generare uno stato di felicità emotiva e politica per tutti gli individui, senza alcuna distinzione.

Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo,
s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia.
Mt 2,4

Secondo la bibliografia e le diverse narrazioni orali e scritte, così come gli elementi considerati probatori, possiamo concepire, quantomeno, l’esistenza di una persona con le caratteristiche attribuite a Gesù, che interagiva con la società ebraica e romana, principalmente nelle zone della Galilea, della Giudea e di Gerusalemme, più di duemila anni fa.

Così come possiamo più o meno conoscere la struttura politica e sociale ebraica dominante in quel periodo, in cui la figura del Giudice e quella del Religioso, nella maggior parte dei casi, confluivano nella stessa persona.

Ciò garantiva il controllo sociale utilizzando l’autorità religiosa e quella politica a convenienza, facendole convergere talvolta e altre volte separandole drasticamente.

Secondo le conoscenze sull’organizzazione socio-politica dell’epoca e sull’amministrazione di una giustizia che sostenesse il potere di un regime ebraico così fragile, è facile dedurre che questa visione macro e micro rivoluzionaria, di una Nuova Società Umana alla quale si sarebbe potuto accedere “facendo nuove tutte le cose”, questa lettura critica destabilizzante di tutti i paradigmi dominanti, che successivamente avrebbe potuto trasformarsi in un’idea originale e poi anche in un sistema giuridico in sé, era assolutamente nuova e non trova origine ideologica, dal punto di vista politico, se non nello stesso precursore, Gesù Cristo.

Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra;
non sono venuto a portare pace, ma una spada.
Sono venuto infatti a separare
il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera:
 e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Matteo 10:34-36

L’originalità è linfa vitale e necessaria per promuovere una crisi che dia luogo alla nascita di un nuovo sistema sociale. Un nuovo ordine ipoteticamente più giusto.

Sistema la cui origine, inoltre, in questo caso è puramente incorruttibile, unica, statica e resistente al divenire storico proprio dell’uomo e alla inevitabile evoluzione in tutte le sue dimensioni , tecnologiche, sociali, culturali ed anche etiche e morali, perché proviene da Dio.

 Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:
Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione,
e mi ha mandato per annunciare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi
Luca 4:17-18

Nel mondo occidentale ci troviamo di fronte a innumerevoli ostacoli per poter delineare e inquadrare, all’interno di un sistema di assiomi sociali strutturalmente solidi, qualsiasi idea che possa essere concepita in un contesto religioso, confondendo spesso la spiritualità innata dell’Uomo con la Religione e con le istituzioni che la amministrano e rappresentano.

Ma, in definitiva, qualunque sia la circostanza in cui nasce un’idea, essa emerge sempre come una necessità umana e deve essere interpretata, sviluppata e applicata necessariamente dagli uomini.

Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.
Matteo 7:28-29

Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao.Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero:
“Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?”.
Matteo 7:28-29

Il cristianesimo, come dottrina puramente religiosa, propone la salvezza delle anime come frutto di un apprendimento e di un cammino segnato dalla necessità di sviluppare, nel corso della vita dell’individuo, comportamenti graditi a Dio.

Uno dei dogmi principali su cui si fonda la Chiesa è che il nostro fine ultimo è essere giudicati.

Il premio è entrare nel Paradiso dopo il Giudizio al quale tutti saremmo sottoposti, in cui verranno misurate le attitudini cristiche sviluppate e, in base a ciò, dall’Alto verranno scelti coloro che sono degni o idonei a poter godere di quel nuovo mondo retto da Cristo.

Tuttavia, questo Giudizio potrebbe essere evitato. Per cui il Giudizio non sarebbe un fine, come propone l’istituzione ecclesiastica, ma una conseguenza.

Tuttavia, tale Giudizio potrebbe essere evitato. Pertanto, il Giudizio non costituirebbe un fine, come lo propone l’istituzione ecclesiastica, bensì una conseguenza.

Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo,
ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato;
ma chi non crede è già stato condannato,
perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
Giovanni 3:17-18

Possiamo concepire il termine “mondo” come tutto ciò che è tangibile e terreno, nel quale lo spirito abita e sperimenta, ossia il pianeta, la struttura, la società, tutto ciò su cui si ripercuotono le azioni umane?

È chiaro e inconfutabile che gli insegnamenti contenuti nei Vangeli si fondano soprattutto sulla condizione dell’Uomo come essere individuale in relazione con l’altro e grazie ai quali sarebbe possibile realizzarci, infine, come una comunità felice, mentre la relazione con l’Alto è continua e diretta in virtù dell’onnipresenza di Dio e della Sua perfezione.

Questo dogma pone l’Uomo nella necessità di vivere il cristianesimo interiormente, nella relazione con Dio, e fuori di sé nella relazione con il prossimo, cercando di diventare uno degli eredi di quel mondo senza sofferenza, senza bisogni, senza differenze e fondato su un’unica Giustizia.

E poiché non esiste un cristianesimo nelle idee e nelle semplici parole di cui si parla negli ambienti religiosi e un altro distinto nelle forme, cioè dove esso si manifesta materialmente, colui che lo professa o decide di abbracciarlo dovrebbe sentirsi obbligato a trasformare l’ambiente in cui vive in una struttura idonea allo sviluppo di quel modello umano voluto da Dio.

 Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio.
Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me.
Giovanni 6:45

Secondo il discorso cristiano nel quale ci riconosciamo tutti e ciascuno come parti indivisibili di Dio, se la struttura socio-economica-culturale che contiene una determinata società non è benefica anche soltanto per alcune delle persone che la compongono, allora non lo è per nessuna creatura da Lui creata nel piano in cui tale società si manifesta, perché se una parte di Lui non è in equilibrio, allora non lo è neppure l’intera Sua creazione.

Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra?
 O se gli chiede un pesce, darà una serpe?
Matteo 7:9-10

Sarebbe impossibile per il credente, da questo punto di vista, separare nella propria vita quotidiana la componente religiosa, soprattutto quella spirituale, da quella politica o sociale.

Perché il politico e il sociale sono espressioni umane che rispondono anche ad altri fattori, tra cui quello culturale ed educativo, essendo questi i principali formatori dell’essere, e la famiglia, la società o la comunità i vettori di tali fattori.

Qui iniziamo dunque a intravedere la vera educazione cristiana o il cristianesimo come un possibile generatore della coscienza che precede la politica, il cristianesimo come gestore imprescindibile della politica quale strumento per la costruzione di quella struttura menzionata in precedenza.

Struttura nella quale sia garantita a ogni creatura vivente (il prossimo) la possibilità di sviluppare, attraverso la cultura, la vita quotidiana e ciascuno dei fatti sociali di cui fa parte, le condizioni umane benefiche per lo spirito e, inoltre, necessarie per accedere al “Nuovo Cielo”.

Che queste creature siano cristiane per scelta oppure no, o atee, comprendendo che TUTTI si salverebbero attraverso di Lui.

Cioè, si “salverebbero” attraverso lo sviluppo interiore dei Suoi insegnamenti, espressi verso l’esterno nella convivenza con gli altri e nell’ambiente che tocca “in sorte”.

In verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre. Se mi amate, osserverete i miei comandamenti.
Giovanni 14:12 e 15

Dei quattro Vangeli che compongono il Nuovo Testamento e che raccontano la vita, il processo e l’esecuzione per crocifissione di Gesù, è quello di Giovanni a soffermarsi maggiormente sulla trasmissione dei concetti espressi dal Nazareno e sulle loro interpretazioni nei racconti degli eventi, che descrive molto brevemente. Possiamo anche trovare alcuni degli stessi concetti ripetuti più volte.

Questo è attribuito, dagli studiosi, alla forma disordinata in cui è stato scritto, ma io oserei dire che furono concetti ripetuti volutamente dallo stesso Cristo in diverse situazioni e occasioni affinché diventassero pilastri del Suo discorso.

Questa differenza tra gli altri Vangeli e quello di Giovanni si deve al fatto che quest’ultimo fu scritto per le generazioni future, mentre gli altri furono scritti per testimoniare la presenza di Dio tra gli uomini.

Ed è proprio in questo Vangelo, quello di Giovanni, che troviamo la componente propriamente sociale del messaggio Divino, così come le ragioni che ci porteranno a scoprire e comprendere che la Crocifissione di Cristo, oltre a un Deicidio, fu il primo assassinio politico della storia moderna.

Figlio eterno di Dio fatto uomo, non è venuto solo a insegnare, ma a trasformare la creazione.

Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo,
 il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Giovanni 20,31

Ora, il cristianesimo è oggetto di analisi e critiche continue, a seconda delle epoche e degli avvenimenti più o meno rilevanti propri dell’esercizio dell’essere e della condizione umana. Così come il ruolo che la Chiesa, rappresentata da Pietro, assume nei diversi eventi storici.

In quanto mistero Divino, le sue dottrine sono suscettibili di interpretazioni più o meno dogmatiche, più o meno accettate e più o meno eretiche. Per questo non è raro vedere, nel corso del tempo, che le diverse correnti cristiane e le loro istituzioni ecclesiastiche concepiscano e quindi abbraccino nuove concezioni teologiche o reinterpretino quelle già stabilite, sempre con un carattere definitivo e incontrovertibile, ma che finiscono per risultare temporanee e discutibili.

Le cause di questi processi di reinterpretazione sono attribuite all’evoluzione propria della società umana e a un necessario adattamento culturale.

Ma la verità è che questo fenomeno di continua trasformazione risponde alla sopravvivenza dell’istituzione, cioè alla necessità di mantenere viva la dottrina e realizzare così il fine della sua esistenza: “Avvicinare le anime a Dio”.

E risponde anche a una mercificazione velata delle religioni.

 I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
Giovanni 12:10-11

Più anime si avvicinano al dogma cattolico (interpretazione e visione istituzionale del Verbo cristico), più soddisfatti sarebbero i “Pastori degli Uomini”, sentendo di compiere “la Sua” volontà e la missione affidata loro come operai del Signore.

È così che l’“evangelizzazione” si trasforma in una sorta di competizione su chi riesce a convertire più individui (delle anime meglio non parlarne) tra i diversi esponenti e divulgatori degli insegnamenti sacri, siano essi sacerdoti, pastori, guru, mistici e anche tra i diversi credo.

Il Verbo si riduce a una semplice offerta e domanda, da consumare a piacere di ciascuno, secondo la propria comodità.

Esiste una “verità” per il ricco annoiato che cerca nuove sensazioni magiche o vuole giustificare i propri limiti e lavare le proprie colpe, e un’altra “verità” che sia consolazione per i dimenticati e gli oppressi.

Alcuni preferiscono attendere Cristo con le mani giunte in preghiera e accettare passivamente tutto ciò che accade intorno a loro, sia giusto o ingiusto (quanto più ingiusto, meglio, perché darebbe loro maggiore sofferenza ipocrita), e per altri è sufficiente aspettarlo nutrendo i poveri (rendendoli dipendenti da questa carità) e non fare del male a nessuno, vivendo nel modo più onesto possibile.

Ci sono coloro che offrono il Cristo già manifestato, che ha nuovamente perdonato tutte e ciascuna delle nostre ignominie, e c’è chi lo regala in santini con nomi e colori diversi. Ci sono coloro che lucrano e anche coloro che abbracciano la miseria evangelizzando, anche se quest’ultimo non è garanzia di nulla.

Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza, per cui non puoi sopportare i cattivi; li hai messi alla prova – quelli che si dicono apostoli e non lo sono – e li hai trovati bugiardi. Sei costante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti. Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima.
Apocalisse 2:2-4

All’interno di questo schema di revisione e autocritica nasce, ad esempio, la Teologia della Liberazione, come necessità di riconquistare quelle persone che avevano voltato le spalle alla fede perché non si sentivano contenute dalla propria Chiesa in un periodo di grande sofferenza e dolore.

Era imperativo portare alla gente il messaggio “rivoluzionario” di un Cristo vivo che si manifesta nei dimenticati.

Sebbene sia possibile individuare alcuni discorsi vicini a questa Teologia già negli anni Cinquanta o Sessanta in Belgio, la povertà in America Latina e i diversi conflitti politici, che alimentavano sempre più il divario tra chi possedeva molto e chi non possedeva nulla, spinsero a una nuova interpretazione del cristianesimo, abbracciata da una piccola ma significativa parte dell’apostolato, soprattutto del Terzo Mondo.

Si associava sempre erroneamente il concetto di primo, secondo o terzo mondo alla capacità economica di ciascun Paese, errore derivante, forse volutamente, dall’interpretazione del colosso del Nord sul futuro che sarebbe spettato a ogni Stato che si fosse mantenuto neutrale durante il grande conflitto della Guerra Fredda…

Con l’espansione del comunismo e durante le tensioni della Guerra Fredda, furono definiti Paesi del primo mondo quelli che gravitavano attorno e sostenevano il blocco nordamericano, Paesi del secondo mondo quelli del blocco sovietico, mentre il terzo mondo comprendeva i Paesi neutrali.

Come in un grande gioco di strategia, la neutralità aveva un costo elevato: una sorta di maledizione meridionale, ma proveniente dal Nord, cominciò a colpire ciascun Paese neutrale, saccheggiandolo, infiltrandolo e trascinandolo nella povertà, fino a farlo cessare di essere neutrale più per necessità che per ideologia. Così, alcuni dei Paesi classificati come “terzo mondo” per non appartenere a nessuna fazione pro-Russa o pro-Yankee furono, come per magia, definiti tali non per la loro neutralità, ma a causa dei bassi livelli di sviluppo.

In questo panorama incontriamo, fortunatamente, rappresentanti della Chiesa che intervengono attivamente tra i più poveri: vicari del Signore che scelgono di trasferire parrocchie e cappelle nel cuore delle baraccopoli, attenti e coinvolti nella politica, impegnati nell’educazione, nella salute e nei diritti umani

Ma troviamo anche una Chiesa che distribuisce carità al fine di aumentare il numero di fedeli, perché lo scopo primario rimane sempre quello di diffondere il messaggio di Cristo, stavolta attraverso l’esempio della sua presenza tra i poveri.

Una delle interpretazioni più corrette della dottrina cristiana, ma che, salvo rare eccezioni, serve più a nobilitare la fede del sacerdote stesso e a rendere più visibile e presente Cristo tra gli uomini tramite l’esempio sacerdotale, che a condurre realmente le anime verso di Lui.

Gesù rispose: “In verità, vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”.
Giovanni 6:26

Ma il cristianesimo non consiste nel convertire le persone a una mera adesione intellettuale, bensì nel condurre le anime a comprendere che la Via, la Verità e la Vita sono una sola cosa, che devono essere tutte e tre per poter essere una sola, e che, se anche una sola di queste manca, allora non è nessuna delle tre.

Si tratta di generare intorno a noi le condizioni ottimali per mettere in pratica il principio fondamentale che esprime la dimensione della Giustizia Divina, alla quale non solo potremmo essere sottoposti in un futuro giudizio, ma che dobbiamo saper discernere. E se la discerniamo davvero, la metteremo in pratica come conseguenza naturale; e se la mettiamo in pratica, la terra sarà fertile per gli eletti, affinché il popolo di Dio si moltiplichi realizzando la Sua volontà, poiché a quel punto sarà anche la nostra.

“Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco.Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi,e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato».
Giovanni 2:13-16

La missione del cristiano consiste nel preparare il campo per instaurare il Regno di Dio sulla Terra (una società giusta), cioè distruggere il vecchio, governato dal maligno e proveniente dalle tenebre, l’ingiustizia sociale causa della sofferenza umana nel sogno della materia, affinché il Padre costruisca ciò che è nuovo e che accoglierà la luce di un nuovo giorno (l’Uomo Nuovo).

Un albero buono non può fare frutti cattivi, né un albero cattivo fare frutti buoni.
Matteo 7:18

Ma come potrebbe costruire qualcosa di nuovo su ciò che è marcio?

Com’è possibile vivere nelle tenebre, insegnare nelle tenebre, costruire le nostre case nelle tenebre, mangiare nelle tenebre, dormire nelle tenebre, lottare nelle tenebre e aiutare i poveri o gli abbandonati nelle tenebre, senza che le tenebre ti avvolgano, ti stringano, ti sussurrino, ti soggioghino e ti rendano parte di esse?

Il lavoro più grande del maligno non si compie dentro di noi, perché non gli è permesso toccare l’anima, ma fuori di noi, attraverso il sistema, ossia la struttura in cui viviamo, dal quale sembra impossibile sfuggire e al quale spesso ci sottomettiamo di buon grado.

Un sistema pensato, creato e ideato affinché esistano dominati e dominatori, nel quale possiamo scegliere di essere l’una o l’altra senza nemmeno rendercene conto. Un sistema perfetto per distoglierci dallo sguardo del Padre, rendendoci incapaci di raggiungerLo.

Un sistema in cui pensiamo solo a sopravvivere alle sue condizioni per poter appartenere. Perché da quel sistema ci nutriamo e in esso, nel suo sistema, quello del maligno, ci sviluppiamo.

Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona.
Matteo 6:24

Quando diamo da mangiare al povero in questo sistema corrotto e non gli insegniamo ad affrontarlo per distruggerlo, oppure non lottiamo noi stessi per farlo, diventiamo complici.

Siamo noi stessi i carnefici di quei poveri che assistiamo, perché facciamo parte di un ingranaggio ideato per nutrirsi di se stesso, ricostruirsi e sostenersi infinitamente, adattandosi a ogni nuova ideologia che possa nascere con lo scopo di contrastarlo per poterlo cambiare.

Un sistema in cui, precisamente, per funzionare alla perfezione, devono esistere poveri che aspirano a diventare ricchi e poveri che accettano la propria povertà come un’offerta a Dio e si sottomettono, oppressi che si ribellano, malati, criminali, pensatori corrotti e liberi pensatori, guerre e apparente pace, sindacati e carceri, leggi e democrazie, dittature e monarchie, immigrati emarginati e ultranazionalisti. Religioni, credi, oppio mistico e soprattutto odi alimentati da falsi valori morali, originati e allo stesso tempo sostenuti da quei credi.

Devono esserci buoni samaritani e cristiani disposti a dedicarsi al prossimo. Perché questo è un sistema che, per sopravvivere, deve essere in eterno conflitto. Deve offrire una certa “libertà”, diversità di opinioni e modi di vita, per poter sottomettere l’Uomo e, in tal modo, continuare ad alimentare e sostenere la Legge di Yahweh, il dio che realmente governa questo mondo.

 E non potevano credere, per il fatto che Isaia aveva detto ancora:
Ha reso ciechi i loro occhi e ha indurito il loro cuore,
perché non vedano con gli occhi
e non comprendano con il cuore, e si convertano e io li guarisca!
Questo disse Isaia quando vide la sua gloria e parlò di lui.
Giovanni 12:39-41

Come ogni prodotto umano, una corrente di pensiero nuova, un’idea originale o una dottrina nasce da una visione e un’interpretazione, più o meno completa, di una realtà storica e di un luogo determinato, così come dall’analisi dei diversi fatti umani che si susseguono nello sviluppo di una società che, come tale, tende naturalmente a evolversi e quindi a ristrutturarsi.

Quando questo pensiero nuovo è il frutto di una reazione dovuta al logoramento subito da un determinato gruppo di individui, la dottrina emerge come una concezione più o meno originale di un modello sociale che mira a soddisfare le esigenze irrisolte di quel gruppo. Tale concezione, una volta interpretata come ideologia, viene poi accettata o realizzata intellettualmente da un settore capace di influenzare la società, che non è necessariamente la maggioranza.

Ideologie che, sebbene ispirate a valori positivi di giustizia, possono più o meno avvicinarsi a un modello ideale di società più o meno cristica.

Ma ideologie che, come frutto o conseguenza di un sistema perverso, il cui scopo dal punto di vista spirituale è produrre esseri umani altrettanto perversi e, dal punto di vista umano, quello di garantire l’esistenza di oppressi e oppressori, sono destinate a essere fagocitate dal sistema stesso da cui sono originate, nel migliore dei casi, o a essere utilizzate da esso per autosostenersi, sfruttando tali ideologie come placebo per attenuare il naturale malcontento dell’uomo quando alcuni piccoli bagliori della sua coscienza addormentata gli inviano un segnale di allerta.

Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno.
Giovanni 6:55-58

Necessariamente, le basi per costruire un Nuovo Mondo, prima dal punto di vista spirituale e poi sociale, culturale, scientifico e politico, devono provenire dall’esterno del Mondo. Perché sia incorruttibile e puro, non può nascere dall’Uomo per l’Uomo, ma deve provenire da Dio per l’Uomo

E se Dio fosse una mera costruzione psichica e mentale dell’essere umano, posta al di sopra di se stesso per spiegare il funzionamento delle cose che non comprende, la ragione della sofferenza o il compimento dell’impossibile, questa visione sovrumana, in ogni caso, sarebbe comunque concepita dall’esterno di sé e porrebbe l’Uomo in una posizione che gli consente l’autocritica e la comprensione dei propri errori.

Con quanto espresso, possiamo spiegare agli scettici, siano essi atei o meno, cristiani o meno, con logica oggettiva, che la dottrina Cristica nasce, forse come risposta — e perché no, Divina (intendendo la divinità come uno stato superiore dell’intelligenza umana capace di favorire una visione periferica ampia) — alla necessità dell’Uomo, come essere sociale, di sviluppare un’alternativa ideologica idonea e definitiva per la sua continua ricerca della felicità e della stabilità, il cui frutto sia un ordine perfetto e giusto, che l’uomo, da solo, è sempre stato ed è incapace di concepire.

Gesù allora disse loro: “Il mio tempo non è ancora venuto, il vostro invece è sempre pronto. Il mondo non può odiare voi, ma odia me, perché di lui io attesto
 che le sue opere sono cattive.
Giovanni 7:6

Gesù parla di opere, di qualcosa di tangibile, materiale. Le opere si riflettono nella società, nella gente, nelle strutture; se siano buone o cattive dipende dalla loro ripercussione nella comunità. Se c’è fame, malattie, violenza e guerre, è perché il sistema sociale e l’ordinamento giuridico non sono giusti e provocano crisi.

Gesù mette in evidenza che lo perseguitano perché viene a smascherare e a distruggere la Legge di Yahweh per perfezionarla, facendola evolvere.

Infatti, anche all’interno del popolo ebraico, finché ci fossero crisi e divisioni, non avrebbero mai potuto liberarsi dai Romani né svilupparsi come nazione di Dio.

Era ed è giunto il momento di evolvere, lasciando indietro tutto ciò che ci identifica con il nostro vecchio stato naturale di appartenenza al regno animale e sottomettendo la materia creata, rappresentata e amministrata da questo Dio tiranno, geloso e sempre più radicato nello spirito dell’Homo sapiens.

Un Dio che aveva sedotto non solo il popolo ebraico, ma anche tutti coloro che, pur non riconoscendolo come propria divinità, erano testimoni del suo potere attraverso i racconti delle grandi manifestazioni “divine” a protezione del popolo ebraico, e lo temevano, come, per esempio, i Romani.

Un popolo ebraico che era stato dotato di determinate capacità umane che lo differenziavano dal resto, rendendolo il popolo eletto, capacità che però venivano utilizzate da questo “Dio” per servire sé stesso e non la Creazione.

Resistenza, intelligenza e abilità nella gestione della materia, così come nei misteri divini, unite alla capacità di adattamento e organizzazione, rendevano gli ebrei strumenti utili per altre comunità, etnie e popoli. Come schiavi, come sudditi, come forza lavoro, come intellettuali, erano sempre fonte di ricchezze, perché, pur essendo stati scelti da Dio, avevano scelto di servire la materia.

Allora i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dicevano: “Che facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione”.
Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno, disse loro: “Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera.
Giovanni 11:47-50

Sottomessi a quel dio e accecati da lui, i capi ebrei non vedevano Cristo come una minaccia dal punto di vista spirituale, poiché, educato nella loro stessa fede, si riferiva alle stesse Scritture insegnate nei templi. Per loro, Gesù rappresentava un pericolo dal punto di vista materiale, in quanto il suo discorso era innovativo e critico nei confronti degli interessi di quel dio riguardo agli uomini e all’amministrazione della sua giustizia tra essi.

Gesù non delegittimò la natura spirituale del suo popolo né i suoi patriarchi, i profeti o la sua storia; Egli rese nuove le leggi che riguardavano proprio la relazione degli uomini tra loro, rivelando la vera natura di Dio.

Il cammino verso il Padre passa attraverso l’uomo stesso, attraverso il prossimo: per questo si manifestò come tale; non è attraverso i tributi né osservando una legge illegittima, che alimentava una relazione di potere con Dio e non di Amore giusto e sovrano.

Questa nuova concezione della natura sociale e spirituale dell’Essere umano indeboliva il potere temporale e politico del Sinedrio come nazione propriamente detta. Non si metteva in discussione la qualità dei miracoli, bensì la loro quantità e la loro influenza su un popolo stanco di essere sottomesso.

Per liberarsi da quella tirannia imposta, prima da quel dio che suggeriva di uccidere bambini, violare mogli e ridurre in schiavitù i nemici, e poi dai leader, era necessario rivolgersi al vero Dio Adonay attraverso gli insegnamenti di Suo Figlio e riconoscere la vera Giustizia.

Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete
se vi parlerò di cose del cielo?
Giovanni 3:12

Giuda, profondo conoscitore di questi concetti sociali e politici, voleva imporre il cambiamento attraverso la forza emanata dall’autorità spirituale di Gesù, qualora questi avesse dimostrato la sua origine mediante la manifestazione del Suo Potere.

Ma il Padre inviò il Cristo per dimostrarci che tali concetti dovevano essere sviluppati dall’interno di ciascuno, attraverso la comprensione della natura delle cose e dell’Uomo stesso, in un consenso collettivo capace di realizzare l’ordine universale ed eterno del Tutto. Solo in seguito, sì, questo ordine può essere plasmato nel piano materiale, trasformando l’ordine umano a Sua immagine e somiglianza, così come è nei Cieli.

Una volta sviluppato questo ordine, sarebbe stato possibile generare le basi per comprendere la vera Natura di Dio e renderle accessibili a ogni creatura intelligente che facesse parte di questo ordine, permettendo in tal modo di Essere veramente Liberi.

 Essi dunque gli dissero: “Noi non siamo nati da fornicazione;
abbiamo un solo Padre: Dio”.
Gesù disse loro: “Se Dio fosse vostro Padre, mi amereste, perché io sono proceduto e vengo da Dio; infatti io non sono venuto da me, ma è lui che mi ha mandato. Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando dice il falso parla di quel che è suo, perché è bugiardo e padre della menzogna.

Govanni 8:41-44

La negoziazione di Giuda con il Sinedrio (potere politico temporale), in cambio di monete, rappresenta simbolicamente il potere del re di questo mondo e quale sia la sua vera natura. Farci credere che leggendo il Cristo e consolando l’afflitto si rinunci al maligno, o che la ricerca del nostro cammino verso il Padre possa compiersi unicamente nello spirito, senza intervenire nella materia, costituisce la sua grande vittoria.

Ora che ci troviamo alle porte del compimento delle Scritture, è il momento giusto per realizzare il vero messaggio e rinunciare definitivamente a Yahve.

È il momento di abbattere tutte le vecchie e corrotte strutture per seminare il seme di un ordine nuovo.

È il momento in cui la vera ideologia cristiana deve prendere forma e sostanza nelle coscienze degli uomini, affinché sia abbracciata come salvezza dello spirito, ma anche della società umana.

Un vero cristiano non serve il sistema, ma se ne serve per seminare il seme.

Un cristiano opera in mezzo al popolo per mostrare la corruzione, denuncia i corrotti, combatte i servitori di Yahve-Arimane, ed è attraverso questa lotta che manifesta il potere di Colui che è con lui.

Così trasforma le anime, liberandole e insegnando soprattutto loro a liberarsi.

Perché è proprio dove la sofferenza è celata e nascosta nel conforto che si annida l’oscurità che deve essere estirpata.

Se esiste disuguaglianza e sofferenza tra gli uomini, significa che non c’è Giustizia.

Ciò che intendiamo come misericordia, quando compiamo una buona azione solo per l’atto in sé, diventa semplicemente un atto di carità egoista, ideato da Yahve per intrattenerci.

Se è vero che la misericordia è uno dei frutti della Giustizia e che quindi è giusto aiutare il prossimo, dobbiamo farlo; ma allo stesso tempo dobbiamo distruggere ciò che genera l’esistenza stessa di prossimi che necessitano di essere aiutati.

Struttura ideologico-sociale Cristiana

Se una realtà viene riconosciuta e dimostrata come falsa e insufficiente, quella falsità non solo deve essere smascherata, ma si deve anche presentare ciò che la rende tale, cioè il vero.

Se un sistema viene scoperto come oppressivo, deve essere possibile svilupparne uno nuovo che, nella sua perfezione, renda evidente l’oppressione dell’altro.

Per risvegliare le anime e smascherare Yahve-Arimane, dobbiamo mostrare a queste anime non solo che sono oppresse, ma che ciò che Gesù proponeva non era soltanto spirituale o metaforico, accessibile ai più vicini ai dogmi e alla Chiesa e irraggiungibile per chi riconosce in sé i “peccati” che lo tormentano pur essendo disposto a dare la vita per il prossimo, bensì un’alternativa concreta di libertà, il cui contenuto e il cui scopo sono sempre stati occultati.

Dimostrare ciò significa lasciarsi guidare dalla filosofia e dalla fede.

Perché la fede?

Perché ti spinge a cercare le risposte in un testo, perché sai che sono lì, lo percepisci, sei nato con questa certezza, la vivi ogni giorno, anche se non l’hai ancora vista né toccata.

E la filosofia? Perché ti spinge a dubitare della tua fede fino a quando non trovi un elemento logico che la sostenga. Alimenta lo scetticismo e mette alla prova il tuo discernimento intellettuale, con il rischio di scoprirti ridicolo 

La filosofia distrugge qualsiasi dogma, pensiero o concetto con cui ti identificavi prima che il dubbio si insinuasse su ciò che la fede ti imponeva come certezza, perché distrugge ciò di cui sei fatto affinché le tue linee di pensiero si rigenerino continuamente e perché, quando giungi a una conclusione, non sia più la stessa persona che ha iniziato il percorso.

La vera filosofia è la garanzia che le tue conclusioni siano il frutto di un processo quasi oggettivo, ma anche che, ogni volta che ti immergi nella ricerca della verità, sei più vicino alla follia, perché scopri infine che la fede resiste a ogni urto, a ogni processo, e che è in essa, in quell’intuizione originaria che nasce “non si sa da dove”, che si fonda tutta la tua esistenza umana e anche filosofica.

Secondo questa linea di pensiero, per il credente, colui che abbraccia, in qualche modo, gli insegnamenti cristici e ha scelto il Cristo come fonte di ispirazione e guida, basterebbe interpretare i testi e alimentare la speranza che, se il Cristo è la “salvezza”, tutto ciò che da Lui emana, anche se nascosto agli occhi di tutti, sia la via per giungervi.

Basterebbe alimentare la propria fede con argomenti logici.

Per il non credente, la premessa secondo cui Gesù, in quanto rivoluzionario e martire, abbia lasciato un’alternativa tangibile e concreta alla società mondiale che oggi ripudiamo, deve avere un contenuto concreto e oggettivo.

Per entrambi è necessario, prima di tutto, comprendere che, affinché questa alternativa, questo possibile nuovo sistema, sia davvero buono per tutti, è imprescindibile volerlo: che sia buono per tutti.

E deve essere fondato su una coscienza espansa e rivelatrice dei pilastri sui quali deve reggersi la Giustizia, la quale, a sua volta, nel riconoscerci come esseri individuali e unici nella nostra esperienza ed esistenza fisicamente umana, non coincide con la distribuzione egualitaria dei beni materiali né con l’amministrazione di premi e punizioni, ma con la valorizzazione e l’esercizio dei diversi doni individuali, che sorgono naturalmente in ciascun essere e sono orientati al bene comune.

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri.
Giovanni 13:34-35

Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.
In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica.
Giovanni 13:14-17

Nel corso dei processi storici e sociali abbiamo coltivato e costruito il nostro sistema sociale e giuridico ispirandoci alle analisi e alle interpretazioni della condizione umana, più precisamente dell’Uomo come essere sociale, elaborate da determinati autori consacrati per diverse ragioni.

Alcuni subirono persecuzioni, altri no. Altri ancora conobbero momenti di attenzione tali da riuscire a rivoluzionare idee o dottrine.

Ma il punto è che, per ragioni specifiche, vi furono autori sui quali si fondarono e si strutturarono le diverse organizzazioni sociali in cui vive l’Uomo, le quali, pur con alcune varianti, rispondono a un unico sistema di portata mondiale, patriarcale ed egemonico.

Ciò significa che, in fondo, abbiamo accettato che la lettura dell’Uomo come essere sociale sia unica, mentre quella degli individui appartenenti alla stessa comunità, soggetti a diverse condizioni geografiche e culturali, possa essere molteplice.

Non affronteremo le origini di questo fenomeno, poiché richiederebbero trattazioni estese; la storia dell’Uomo si fonda su guerre e conquiste.

L’uomo è lupo per l’uomo, e il superamento della sfiducia trasforma l’uomo-lupo in uomo-Dio.”
Hobbes

I contrattualisti ,coloro che sostengono che ogni individuo, per placare il “lupo” che è in sé e affinché la società sia giusta e funzioni, debba stipulare un patto sociale, ossia un contratto mediante il quale rinuncia a determinati diritti cedendoli a un’organizzazione posta al di sopra di sé — definiscono “stato di natura” la condizione dell’uomo come lupo per l’uomo, vale a dire la situazione in cui gli individui vivono al di fuori della società civile.

Secondo i contrattualisti, la caratteristica di questo stato originario, precedente all’organizzazione sociale, è che gli uomini, nel loro stato naturale, mirano a garantire la propria sopravvivenza e rivendicano il diritto di fare tutto ciò che è necessario per ottenerla.

Questo li trasforma in competitori tra loro e persino in nemici, a causa della scarsità di alcuni beni e della conseguente tendenza a considerare l’altro come un ostacolo alla propria esistenza, da eliminare.

Tutto ciò è ulteriormente aggravato dall’uguaglianza naturale tra gli esseri umani, frutto di un processo che sfugge alla spiegazione razionale, nel senso che nessuno è abbastanza forte da imporsi definitivamente sugli altri e garantire in modo assoluto la propria esistenza.

Esistono quegli uomini che i contrattualisti chiamano “i saggi”, ai quali viene attribuita la comprensione dello stato di uguaglianza tra gli uomini e che riconoscono la necessità di stipulare un patto comune capace di garantire la sopravvivenza di tutti; e vi sono poi coloro che chiamano “i superbi”, che non lo comprendono e ricorrono alla violenza e alla guerra per assicurarsi tale sopravvivenza.

Una volta superata questa diffidenza reciproca grazie al patto, i lupi apparenti si trasformano in uomini-Dio.

Vale a dire che, se siamo saggi, stipuliamo un patto tra gli Uomini, e questo equivale a rispettare un patto con Dio. L’ironia è che, in questa società umana, credendo di essere saggi, finiamo per stipulare patti proprio con i superbi che, al tempo stesso, governano e si impongono.

Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. 
Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.
Giovanni 6:61-62-63-66

Se concepiamo l’evoluzione spirituale come un cambiamento che si manifesta anche nello stato fisico, così come nel piano in cui ci troviamo, è logico che l’Uomo evolva da una coscienza animale collettiva del “noi” verso l’“Io sono Uomo”, conferito dall’“Ergo sum”, e smetta di vedere il prossimo come un possibile nemico.

È proprio da questo stato intermedio — tra la realizzazione della nostra coscienza spirituale nella materia e i comportamenti legati alla sopravvivenza della specie — che Gesù Cristo ci ha offerto una via d’uscita.

È proprio il mantenere una società o un sistema in cui l’autorità emana dalla necessità di amministrare i beni che garantiscono la nostra sopravvivenza a mantenerci statici nello stesso punto.

Perché dal potere che attribuiamo al “Signor Sistema” dipende il godere o meno dei privilegi che ci offrono sicurezza nei confronti dell’altro. E la paura di perdere tali privilegi è ciò che, inconsciamente, ci porta a sostenere, con le nostre piccole o grandi azioni, la struttura e il potere temporale che garantiscono quella sicurezza da cui essi derivano e, di conseguenza, a dare una lettura insufficiente della realtà Divina.

Ci troviamo dunque, a prima vista, di fronte a una classificazione e a una divisione della società tra coloro che sviluppano la “saggezza” e coloro che sono “superbi”.

La società post-monarchica, nella quale si riteneva che il re fosse il depositario della volontà di Dio sulla Terra, nasce da una prima divisione e da una concezione ideologica ben distinta:

I “saggi”, che percepiscono l’esistenza di una volontà unica e primaria che rende tutti gli uomini uguali e buoni, come prodotto di un processo non spiegabile dalla ragione, ma che tuttavia giustificano razionalmente l’importanza dell’unione tra tutti gli uomini (così come indicano le Scritture); e i “superbi”, che ritengono che la preservazione della specie passi attraverso la protezione del clan, cercando di mantenere il contatto con ciò che li mantiene in vita, considerato più importante del collettivo umano perché derivante da un istinto di sopravvivenza antecedente all’Uomo stesso.

Capitolo XII della prima parte del Leviatano:

“E da ciò deriva che, nel regno di Dio, la politica e le leggi civili fanno parte della religione. Pertanto, la distinzione tra dominio temporale e dominio spirituale non ha qui alcuna ragion d’essere. È vero che Dio è il re di tutta la terra; tuttavia, può essere il re di un popolo scelto in particolare.”

Hobbes afferma che, se un uomo comune non conosce le leggi di Dio, non è in grado di sapere se ciò che ordina il suo sovrano — lo Stato o l’autorità sociale — sia legittimo, né se debba obbedirgli o meno; e in tal caso può trovarsi di fronte al dilemma di come essere, allo stesso tempo, un buon cristiano e un buon cittadino.

Dilemma espresso anche da Sant’Agostino e dalle sue aspirazioni mistiche di condurre la città degli uomini verso la città di Dio, attraverso una dottrina politica applicabile alla vita quotidiana, come quella delle due spade, ossia la separazione tra i due poteri, quello spirituale e quello temporale.

Visto in questo modo, per Hobbes — uno dei padri ispiratori dell’organizzazione sociale come la conosciamo oggi — il contratto sociale, al quale tutti noi ci atteniamo, non sarebbe soltanto il procedimento che definisce i fondamenti normativi del potere politico, ma anche un modo per realizzare l’opera di Dio sulla faccia della Terra.

In una società fallita, in cui le istituzioni ecclesiastiche e religiose, servili al potere dei “superbi”, promuovono un credo secondo cui la religione non deve servire l’Uomo né il suo spirito, ma è l’Uomo a dover servire le religioni, siamo stati facilmente indotti a credere che essere un buon cittadino — cioè rispettare il patto con colui al quale trasferiamo i nostri diritti e non mettere in discussione la sua capacità di amministrare beni e giustizia — equivalga a essere un buon cristiano.

Tuttavia, abbiamo dimostrato in queste righe che solo essendo un buon cristiano è possibile essere anche un buon cittadino e costruire una società felice.

E, in una dimensione in cui spirito e tempo procedono insieme, soltanto la Giustizia alimenta questi due poteri in perfetto equilibrio, e l’atto di governare gli uomini di questa società arcaica e decadente si trasforma in una fluida amministrazione delle volontà nel Nuovo Mondo dell’Uomo Nuovo.

Di fronte a tutto quanto esposto, possiamo ancora considerare la lotta per la trasformazione sociale qualcosa di lontano dal nostro cammino spirituale?

A questa ampia analisi mancherebbe una proposta formale di struttura, ma non è questo lo scopo del presente testo, bensì quello di compiere un primo passo, perché tutto il resto ci sarà dato in aggiunta. Abbiamo Colui che ci guiderà lungo il cammino.

Io, Gesù, ho mandato il mio angelo, per testimoniare a voi
queste cose riguardo alle Chiese.
Apocalisse 22:16

Rispose Gesù: “Un’opera sola ho compiuto, e tutti ne siete stupiti”.
Giovanni 7, 21

Ma vi sono alcuni tra voi che non credono. Gesù infatti sapeva fin da principio
chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito.
Disse allora Gesù ai Dodici: “Forse anche voi volete andarvene?”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna;noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.
Giovanni 6:64, 67, 68, 69


DAL CIELO ALLA TERRA

I COMANDAMENTI DI DIO E I DETTAMI DI SATANA

SETUN SHENAR COMUNICA:
ALCUNI ANNI OR SONO DEL VOSTRO TEMPO, FURONO PUBBLICATI SU UNA RIVISTA TERRESTRE, DA NOI “ALIENI” APPREZZATA E STIMATA, I COMANDAMENTI DI DIO E I DETTAMI DI SATANA. LA RIVISTA VENIVA CHIAMATA “NONSIAMOSOLI”,  LA SUA GUIDA  ERA UN MESSAGGERO DI DIO (EUGENIO SIRAGUSA), E DUE TESTIMONI DELLA VERITÀ (FILIPPO E GIORGIO BONGIOVANNI).
REPETITA JUVANT AFFINCHÉ SAPPIATE CHE OGGI LA SOCIETÀ UMANA È PEGGIORE DI IERI E COMMETTE DELITTI PEGGIORI DEI COMANDAMENTI DI SATANA.
COLORO, INVECE, CHE METTONO IN PRATICA I COMANDAMENTI DEL SIGNORE GESÙ CRISTO SONO GIÀ SULLA SOGLIA DEL REGNO DI DIO.
LEGGETE! MEDITATE E DEDUCETE .
PACE!

SETUN SHENAR SALUTA.

Sant’Elpidio a Mare (Italia) / 23 Agosto 2017/ G.B.



DAL CIELO ALLA TERRA

COMMANDAMENTI DI DIO

NON AMMAZZARE
NON COMMETTERE ADULTERIO
NON RUBARE
NON ATTESTARE IL FALSO
NON FRODARE ALCUNO
ONORA TUO PADRE E TUA MADRE
AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO

All’inizio ci fu la forza senza spazio;
fu la somma dell’intelligenza.
Tu non sei capace a rendere intelligibile tale forza e tale intelligenza
mediante una qualsiasi parabola.
Non hai affatto il diritto a vivere e ad agire
contro le leggi della natura.
Non devi né ridicolizzare, ne perseguire il tuo Creatore.
Opera instancabilmente nel pensiero e nell’azione,
ben sapendo che il pensiero
rappresenta la più grande forza e la più alta eredità di Dio.
Non fare alcuna differenza tra povero e ricco,
come tra giovane e vecchio o tra la gente di colore.
Onora l’esperienza e rispetta la sofferenza.
Il tuo Creatore desidera che tu rispetti la vita su tutto il globo
come l’espressione della Sua forza.
Non ledere mai alcuno dei tuoi simili,
né nel suo corpo, né nella sua anima, né nella sua reputazione, né nei suoi beni
che egli ha acquisito con i suoi propri sforzi.
Non generare per piacere, ma con uno spirito di abnegazione.
Rispetta la tua compagna come colei che tiene la totale responsabilità
di portare in se stessa il frutto della vita come volontà divina.
Non essere mai geloso di alcuno dei tuoi prossimi,
né di alcun popolo, né di alcuna razza come nemmeno di un paese.
Non impiegare mai la forza,
nemmeno se credi di essere il più forte o l’aggredito.
Serviti del Logos (Spirito Divino) in tutte le difficoltà
ed allontana da te i pareri dei tuoi consiglieri o nemici,
che non attendono null’altro che la tua rovina.
Non fidarti mai dei tuoi sensi,
perché solamente la tua anima è capace di prendere ogni ultima decisione.

ECCO I DETTAMI DI SATANA CHE SI CONTRAPPONGONO A QUELLI DI DIO

UCCIDERAI
COMMETTERAI ADULTERIO
RUBERAI
TESTIMONIERAI IL FALSO
DISONORERAI IL PADRE E LA MADRE
ODIERAI IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO
CREERAI FALSI IDOLI
NON AVRAI E NON DARAI VALORE ALLA VITA
FARAI E AMERAI LA GUERRA
TI DROGHERAI
STUDIERAI ED ALIMENTERAI UNA SCIENZA CHE INVENTA MACCHINE CHE PRODUCONO DISTRUZIONE E MORTE
RINUNCERAI ALLA VITA CONTRO OGNI VOLONTÀ
PROVOCHERAI IL DOLORE PERCHÈ PROCURA PIACERE
SARAI IPOCRITA
IL SENTIMENTO SARÀ CORROBORATO SEMPRE E SOLO EGOISTICAMENTE
ADORERAI L’INGIUSTIZIA COME PILASTRO SU CUI POGGIANO I VALORI ANTICRISTICI
FARAI PERIRE DI FAME
DARAI LA MORTE ALL’ATMOSFERA, ALLE ACQUE E AL SUOLO DOVE NON DOVRANNO VIVERE IN GIOIA GLI SPIRITI
SARAI INCIVILE E QUINDI DETESTERAI LA CIVILTÀ
DIO NON ESISTE IN TE E NEANCHE NEI TUOI SIMILI E IN NESSUNA ALTRA COSA VIVENTE
NON AMERAI IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO
SATANA È L’UNICO TUO DIO
TI PROSTRERAI AL TUO UNICO DIO PRINCIPE DI QUESTO MONDO CHE DESIDERA SOLO ED ESCLUSIVAMENTE LA TUA E LA VOSTRA PERDIZIONE


Erika Pais

26 marzo 2026