
Dio non è un’entità lontana né un volto che osserva dall’alto, ma un’Intelligenza viva, impersonale, atemporale e presente in ogni cosa. È la forza che ordina, che anima, che pensa e che ama attraverso la creazione stessa. Non ha un corpo né un confine, è coscienza pura, è vibrazione originaria, presente e silenziosa che abita ogni frammento dell’Universo. In questa visione, Dio non è un Uno separato, ma un Tutto che si esprime in infiniti volti. L’essere umano non è distinto da questa sorgente, ne è un’espressione, consapevole in divenire, è una cellula di questa mente cosmica.
Quando l’uomo pronuncia interiormente le parole “Io Sono”, non sta affermando la sua individualità, o perlomeno, non soltanto quella, ma riconosce la Presenza divina che è in Sé.
“Io Sono” è la formula più antica e più alta del linguaggio dello Spirito, l’espressione con cui la coscienza si riconosce come realtà divina. È la voce attraverso cui il Divino e l’uomo-dio si incontrano dentro l’uomo-corpo. Non è un pensiero, ma un atto creativo di realizzazione del proprio Sé. Nel momento in cui dico “Io Sono” con questa consapevolezza, realizzo il mio Essere, entrando in risonanza con la stessa Intelligenza che ha dato origine al cosmo. È la Parola dell’uomo e il Logos di Dio che si esprimono uniti in un’unica coscienza risvegliata.
La discesa nella personalità e l’oblio della Presenza
Perché allora l’uomo dimentica la sua natura divina? Perché la coscienza della sua vera essenza è velata dalla mente e dalla personalità dell’ego.
La mente e l’intelletto, che dovevano essere strumenti al servizio dell’uomo per realizzare la propria natura divina, sono divenuti padroni, prendendo il posto del Sé. Invece di guidarlo verso la Presenza interiore, la consapevolezza viva della sua origine divina, lo hanno reso schiavo dei propri pensieri e desideri che l’uomo vive come illusioni di felicità e di vita. Ciò che doveva essere un mezzo di conoscenza è diventato un meccanismo di separazione.
Ma questo processo, per quanto doloroso, non è un errore, è parte del disegno stesso di Dio.
L’Intelligenza universale, per manifestarsi e riflettersi consapevolmente, ha voluto dare vita a un essere che potesse contemplarla in forma cosciente, attraverso la libertà.
Così ha creato l’uomo, dotandolo della sua stessa intelligenza, ma in forma depotenziata e autonoma. Lo ha separato da Sé, infondendogli il desiderio di vivere, di creare e il libero arbitrio per scegliere. Il desiderio stesso è un dono divino, una forza che Dio ha posto nell’uomo perché, attraverso l’esperienza, potesse perdersi per poi ritrovarsi. È l’impulso che lo spinge a esplorare, a scegliere, a cadere e a rialzarsi, affinché giunga, da sé, al riconoscimento della sua origine divina. Solo attraverso la libertà e la possibilità di scegliere anche ciò che non è Dio, l’essere umano può ritrovare coscientemente la strada del ritorno. Dio non vuole adoratori inconsapevoli, ma esseri che, dopo essersi smarriti, scelgano di ritornare a Lui per amore e per riconoscimento.
Così l’uomo vive l’esperienza del mondo, attraversa le prove, conosce la separazione e il dolore, ma dietro ogni errore c’è la spinta nascosta della Presenza che lo richiama. Ogni passo nel buio è una lezione d’amore con cui Dio attira l’uomo a Sé, per fargli comprendere che nulla ha senso se non in funzione della Sua Presenza.
Ogni delusione e ogni dolore diventano strumenti attraverso cui la vita lo riconduce, anche attraverso la sofferenza, verso la sorgente.
Così ogni caduta non è una condanna, ma un invito a ritornare a Dio.
La sofferenza non appartiene alla natura divina, è un mezzo temporaneo attraverso cui l’uomo impara a riconoscere la vera origine della sua felicità.
L’universo è pace, armonia e gioia, la sofferenza esiste solo finché l’uomo è separato da Dio.
Quando ritorna a Lui e contempla le Sue meraviglie, ritrova la vita per come è davvero, armoniosa, luminosa, colma di senso e di amore. Il cammino umano è il modo con cui Dio realizza il Suo desiderio di essere riconosciuto. Egli ha creato esseri a Sua immagine e somiglianza affinché, attraverso la libertà e la conoscenza, Lo contemplino e Lo riconoscano nella loro stessa essenza.
Ritrovare l’Io Sono significa allora ricongiungersi a Dio, sciogliendo l’identificazione con l’ego, la voce separatrice che genera illusione e conflitto. Questo è il vero lavoro interiore. L’ego non è un nemico da combattere, ma un velo da trasmutare, affinché la luce divina possa risplendere attraverso la coscienza liberata.
In questo processo, la personalità non scompare, si trasfigura, come avvenne nel Cristo, divenendo strumento consapevole dello Spirito.
Il Cristo e la trasfigurazione dell’uomo
Cristo rappresenta il modello di questo ritorno. L’esempio vivente dell’uomo che ha realizzato l’unità con il Divino. Egli disse: “Io e il Padre siamo uno.” Non un atto di fede, ma una certezza esperienziale. Il Cristo non parla di Dio, parla da Dio, parla come Dio. È l’uomo che ha smesso di essere schiavo della mente e della personalità, l’uomo che ha riconosciuto in sé la Presenza eterna. “Non io, ma il Padre in me opera”, è questa la chiave del risveglio.
Quando l’uomo vive in questa coscienza, non ha più bisogno di cercare Dio, perché Dio è in ogni suo respiro. L’essere umano diventa un’emanazione della stessa Intelligenza che lo ha creato. È ciò che tutte le tradizioni spirituali descrivono come la piena realizzazione dell’uomo divino, l’unione consapevole tra il Creatore e la creatura.
Ritornare all’Uno con la pratica della Presenza
Il ritorno all’Uno non è una meta lontana, ma uno stato di coscienza che si può vivere in ogni istante. È un atto di centratura che raggiungiamo attraverso il silenzio, l’ascolto. Quando ci fermiamo e rivolgiamo la nostra attenzione all’interno, possiamo percepire una quiete e una calma profonda che non appartiene alla mente, è la voce dell’Io Sono. Da quel punto di silenzio, la vita appare diversa, non ci sono più conflitti, ma movimenti dell’unica energia che tutto unisce.
Questo insegnamento è stato tramandato da molte vie e ricordato da grandi maestri di ogni tempo. Tra essi, Saint-Germain lo ha espresso come la chiave della Presenza divina nell’uomo, il potere creativo dell’Io Sono.
La pratica consiste nel ricordarsi, costantemente, che noi siamo quella Presenza. Ogni volta che la mente si agita, possiamo tornare al cuore e affermare interiormente “Io Sono Dio.” È un mantra di centratura e di pace. Non è un atto di orgoglio, ma di resa, significa riconoscere che la vita non mi appartiene, ma scorre attraverso di me. È Dio che pensa, che parla, che crea, che ama attraverso il mio essere.
Ritornare all’Uno significa vivere in questo stato di attenzione e abbandono, dove la volontà personale si armonizza con la volontà divina. Non si tratta di rinunciare al mondo o alla propria personalità, ma di lasciarli trasfigurare dalla Presenza divina. Quando l’uomo riconosce la Presenza divina in sé e in ogni cosa, ogni azione, ogni incontro, ogni parola diventa un atto sacro.
Rimane solo la calma interiore del cuore che sa di Essere, e in quel silenzio si rivela la verità più semplice: IO SONO DIO.
Giovanni Bongiovanni
20 gennaio 2026
Allegati:
- Intervento di Funima International a Gaza
- Dal trauma alla guarigione. La mia esperienza con la meditazione e i suoi benefici
- Inquinamento e Alimentazione
- Giovanni Bongiovanni: Il cammino iniziatico
- Corpo, mente e anima: La visione dei filosofi greci per una vita sana
- Peste dei neuroni del cervello: un avvertimento profetico per il nostro tempo
- Alimentazione consapevole
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