La brillante e grandissima azzurra stella

di Andrea Macchiarini

Eugenio Siragusa, il famoso contattato e contattista siciliano, la mattina del 25 marzo 1952 ricevette inaspettatamente un incontro che cambiò per sempre la sua esistenza.

La brillante e grandissima azzurra stella

di Andrea Macchiarini

Eugenio Siragusa, il famoso contattato e contattista siciliano, la mattina del 25 marzo 1952 ricevette inaspettatamente un incontro che cambiò per sempre la sua esistenza.

“In un tempo assai remotissimo, brillava una grandissima ed azzurra stella”

Eugenio Siragusa, il famoso contattato e contattista siciliano, la mattina del 25 marzo 1952 ricevette inaspettatamente un incontro che cambiò per sempre la sua esistenza. Il racconto di questo importante momento è possibile ascoltarlo direttamente dalla sua voce, semplicemente guardando questa intervista rilasciata nel 1993 all’emittente televisiva Telestar.
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Ebbene da quel momento iniziò a ricevere contatti, messaggi e comunicazioni da intelligenze che, secondo la sua testimonianza, non erano provenienti da questo mondo e da questa dimensione.

In un primissimo documento scritto e divulgato da quest’ultimo nel 1952, dal titolo “LE DIVINE RIVELAZIONI”, viene descritta la storia dell’umanità della Terra a partire dalla formazione del nostro Sistema solare. A pagina 11 è riportato quanto segue:


DAL CIELO ALLA TERRA

ORA STATE ATTENTI ED ASCOLTATE:
IN PRINCIPIO, UN TEMPO ASSAI REMOTISSIMO, IL VOSTRO MONDO, IL SOLE E GLI ALTRI PIANETI CHE OGGI GIRANO INTORNO AD ESSO, NON ERANO. AL POSTO DI ESSI, BRILLAVA UNA GRANDISSIMA ED AZZURRA STELLA, VIBRANTE DI FECONDO AMORE E DI POTENTE LUCE CREATIVA.
AVVENNE UN DÌ CHE DIO CREÒ E DALLA SPLENDIDA AZZURRA STELLA, NACQUERO IL CIELO E LA TERRA E TUTTE LE COSE CHE SONO E CHE SARANNO. L’AZZURRA LUCE MUTÒ, SI SPEZZETTÒ E RIEMPÌ IL CIELO DI TANTE PICCOLE STELLE, MOBILI E VIVACI COME LA GIOVANE VITA DI TANTI FANCIULLI.
L’UOMO NON ERA ANCORA, MA DALLE LONTANE PRATERIE DEL CIELO DEI CIELI, OSSERVÒ LA MERAVIGLIOSA, ETERNA CREAZIONE DI DIO.
IDDIO AVEVA CREATO NUOVE CULLE DI VITA, DI OPEROSITÀ, DI PACE E DI AMORE. DIO AVEVA FECONDATO E CREATO, CON LA POTENZA DEL SUO AMORE, LA NASCITA E LA CRESCITA DI UNA PARTE DI SÈ STESSO, IMMUTABILE ED ETERNO DIVENIRE DELLA SUA INCOMMENSURABILE NATURA.
[…]


Da tenere bene a mente che quanto riportato è stato scritto nel 1952.


Parliamo di più di 73 anni fa, alla data di pubblicazione di questo articolo.

Le informazioni che vengono fornite in questo breve estratto di testo sopra riportato riportano che prima che il nostro Sole fosse esistito, “BRILLAVA UNA GRANDISSIMA ED AZZURRA STELLA, VIBRANTE DI FECONDO AMORE E DI POTENTE LUCE CREATIVA”.
Successivamente “AVVENNE UN DÌ CHE DIO CREÒ…“, “…L’AZZURRA LUCE MUTÒ, SI SPEZZETTÒ E RIEMPÌ IL CIELO DI TANTE PICCOLE STELLE, MOBILI E VIVACI COME LA GIOVANE VITA DI TANTI FANCIULLI”.

Partendo da queste sintetiche e precise descrizioni andiamo a vedere quali siano le attuali scoperte scientifiche in ambito astronomico, astrofisico e geologico e le teorie più accreditate sulla formazione del nostro Sistema solare e quindi del pianeta sul quale viviamo.

Pagina 11 dello scritto “LE DIVINE RIVELAZIONI” di Eugenio Siragusa (1952)

La Formazione Stellare innescata da una bolla “Wolf-Rayet” come origine del Sistema Solare

Cercando di esporre questo argomento in maniera sintetica e con parole semplici, possiamo affermare che attualmente la formazione del nostro Sistema solare è spiegata da una teoria denominata “ipotesi nebulare“: fu proposta inizialmente dal filosofo tedesco Immanuel Kant nel 1755 e indipendentemente dallo scienziato e astronomo Pierre-Simon Laplace.

Questa teoria afferma che il Sistema solare abbia avuto origine da un collasso gravitazionale di una nube gassosa: in altre parole una grande nube di idrogeno nello spazio ha iniziato a condensarsi. Si calcola che la nebulosa avesse un diametro di circa 2,5 volte il diametro del nostro Sistema solare attuale e una massa circa 2-3 volte quella del Sole.

L’innesco della condensazione di questa enorme nube gassosa di idrogeno si ipotizza che fu dato da una forza interferente (probabilmente una vicina supernova), che ha compresso la nebulosa spingendo la materia verso il suo interno e innescandone il collasso. Durante il collasso la nebulosa ha iniziato a ruotare più rapidamente (secondo la legge di conservazione del momento angolare) e a riscaldarsi. Col procedere dell’azione della gravità, della pressione, dei campi magnetici e della rotazione, la nebulosa si sarebbe appiattita in un disco protoplanetario con una protostella al suo centro in via di contrazione e accrescimento.
Inizialmente questa nube gassosa di idrogeno sarebbe stata composta per circa il 98% da idrogeno appunto e per il restante 2% da elementi più pesanti che sono stati creati dalla nucleosintesi di precedenti generazioni di stelle. In parole semplici questo 2% di elementi più pesanti dell’idrogeno (in pratica tutti gli elementi che conosciamo) è stato creato all’interno di “stelle pre-esistenti” grazie alle naturali reazioni di fusione nucleare tramite le quali le stelle emettono grandi quantità di energia.

Ebbene nei decenni a noi contemporanei questa teoria iniziale del 1755 è stata arricchita e corretta: inoltre nel 2012 ha iniziato ad essere integrata con un dato molto importante.

Cinque scienziati dell’Università di Chicago, tra cui astronomi, astrofisici, geofisici e fisici hanno chiaramente spiegato in un articolo scientifico da loro pubblicato come il nostro Sistema solare e anche le stelle a noi più vicine siano state generate dall’attività di una stella di tipo Wolf-Rayet.

Questa ricerca, pubblicata il 28 dicembre 2017, è stata intitolata “Innesco della formazione stellare all’interno del guscio di una bolla Wolf-Rayet come origine del Sistema solare” e contiene delle informazioni molto interessanti che andremo di seguito ad accennare.

Inoltre, cinque anni prima della pubblicazione di questa ricerca appena menzionata, altri due scienziati avevano pubblicato un articolo scientifico analogo a questo. Il primo di questi due lavora al Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi e il secondo all’Osservatorio astronomico dell’Università di Ginevra.

Il 29 agosto 2012 nel loro articolo scientifico dal titolo “Genealogia del Sistema solare rivelata dai radionuclidi estinti a vita breve nelle meteoriti” era già stata teorizzato in maniera analoga allo studio più recente che la nascita del nostro Sistema solare è stata realizzata a seguito dell’esplosione di una stella di tipo Wolf-Rayet. Non solo, questi due ricercatori hanno anche assegnato arbitrariamente un nome a questa stella progenitrice del Sistema solare: Coatlicue.

Questo nome “non ufficiale” e ancora non accettato dalla comunità scientifica è stato proposto da Matthieu Gounelle e Georges Meynet, gli autori dell’articolo appena citato e pubblicato in “Astronomy & Astrophysics, volume 545 (id.A4) del 2012. Questo nome è stato scelto perché nella cosmogonia della cultura Azteca, Coatlicue è la dea madre del Sole.

È importante che si tenga in considerazione un fatto: questi due articoli scientifici sopra menzionati sono stati pubblicati per la prima volta rispettivamente a una distanza di 60 e 65 anni rispetto al documento dal titolo “LE DIVINE RIVELAZIONI” scritto da Eugenio Siragusa nel 1952.

Le stelle di Wolf-Rayet: brillanti e grandissime azzurre stelle

Andiamo ora a riassumere a grandi linee quali scoperte abbiano portato astronomi, astrofisici e geologi a spiegare la formazione del nostro Sistema solare a seguito dell’attività e dell’esplosione di una stella di tipo Wolf-Rayet.

Un anno fa circa avevamo già toccato questo argomento in un precedente articolo che trattava la formazione e l’origine del Sole; andiamo ora a cercare di fornire delle spiegazioni un poco più dettagliate.

Innanzitutto chiariamo il significato di questo nome così particolare: nel 1867 gli astronomi francesi Charles Wolf e Georges Rayet, utilizzando il telescopio dell’Osservatorio Astronomico di Parigi, scoprirono tre stelle nella costellazione del Cigno molto diverse dalle altre. Grazie ai loro primissimi studi dell’epoca, questa classe stellare prende il nome semplicemente dai loro scopritori.

Le stelle di tipo Wolf-Rayet (abbreviazione W.R.) sono stelle massicce, come minimo di almeno 20 volte la massa Sole alla nascita, subiscono molte evoluzioni durante la loro “breve vita stellare” (durante la loro “sequenza principale”), sono molto calde rispetto alla temperatura media delle stelle della nostra galassia. Spesso sono stelle eruttive, cioè generano potenti e frequenti eruzioni di massa coronale dalla loro “superficie”.

Il loro colore caratteristico va dal bianco-azzurro, al blu chiaro fino al blu per le più grandi.

Queste colorazioni variano al variare della corrispondente temperature superficiale, compresa fra i 29 000 °C e i 200 000 °C.

Si tratta di stelle molto luminose, con una luminosità compresa fra centinaia di migliaia e milioni di volte quella del Sole, sebbene nella banda della luce visibile non siano eccezionalmente luminose, in quanto la maggior parte della radiazione elettromagnetica da loro emessa è nella frequenza dei raggi ultravioletti e raggi X.

Fotografia di WR-134, una stella di tipo Wolf-Rayet nella costellazione del Cigno

La stella in questione è il puntino azzurro al centro della “bolla” di colore blu. Incorporata in mezzo alle nubi interstellari di gas e polvere della regione del Cigno, gli archi complessi e incandescenti di colore blu sono sezioni di bolle o gusci di materiale creati dallo scorrere del potente “vento stellare” della stella. Le stime sulla sua distanza pongono WR-134 a circa 6.000 anni luce di distanza. I potenti venti stellari emessi non fanno altro che spargere nello spazio interstellare circostante gli strati esterni di cui è composta la stella. Le massicce stelle di tipo Wolf-Rayet trasformano l’idrogeno di cui sono formate e gli elementi più leggeri tramite le reazioni di fusione nucleare a un ritmo prodigioso e quando questo è completamente esaurito al loro interno, terminano questa fase di evoluzione stellare in uno spettacolare cambiamento: una esplosione di supernova. I venti stellari e la fase finale in supernova arricchiscono lo spazio interstellare con elementi pesanti da incorporare nelle future generazioni di stelle. (Crediti: Wissam Ayoub)

La genesi del sistema solare secondo i “radionuclidi estinti a vita breve nelle meteoriti”

Tutto parte dal ritrovamento di quattro elementi particolari nelle meteoriti che vagano nel Sistema solare: si chiamano isotopi e sono elementi in cui gli atomi che li formano hanno un numero diverso di protoni e neutroni rispetto alla forma più abbondante che esiste normalmente.

Essi sono l’Alluminio-26, il Ferro-60, l’Afnio-182 e il Palladio-107.
Nella loro pubblicazione scientifica del 2012 gli scienziati Matthieu Gounelle e Georges Meynet spiegano come la presenza attuale di Alluminio-26 e di Ferro-60 nelle meteoriti sia l’indice di una loro di gran lunga maggiore quantità all’epoca della formazione del Sistema Solare. Gli isotopi sono atomi non stabili e sono soggetti a trasformazione con il passare del tempo.

In sintesi i quantitativi oggi ritrovati di questi due isotopi radioattivi (e quindi non stabili) indicano la loro provenienza: l’unica fonte ad oggi conosciuta capace di produrli in quantità è una stella di Wolf-Rayet. Si pensa che l’Alluminio-26 è stato prodotto addirittura dalle attività molto energetiche del vento stellare emesso da questo tipo di stelle, mentre il Ferro-60 è stato invece rilasciato dal nucleo interno durante la trasformazione in supernova di questa stella classe Wolf-Rayet.

Tutti i ritrovamenti dei due isotopi appena menzionati, sia negli asteroidi caduti sulla Terra che in quelli vaganti nel Sistema solare, sono più antichi del Sistema solare stesso, ovvero sono stati formati prima della condensazione della nube gassosa di idrogeno che in un lontano passato era presente al posto dell’attuale Sole e degli attuali pianeti.

Figura 1 (c) tratta dalla pubblicazione scientifica “Genealogia del Sistema solare rivelata dai radionuclidi estinti a vita breve nelle meteoriti” del 29 agosto 2012, i cui autori sono i francesi Matthieu Gounelle e Georges Meynet.

In questa figura sopra riportata si cerca di schematizzare la formazione del nostro Sistema solare. L’anello il colore viola simboleggia un guscio di materiale in cui è presente la combinazione di questi due particolari isotopi antichissimi: l’Alluminio-26 sarebbe stato fornito dalla massiccia emissione di vento stellare, mentre il Ferro-60 sarebbe stato fornito dalla trasformazione in supernova (esplosione) delle stelle preesistenti. I simboli in verde simboleggiano la formazione di altre stelle di nuova generazione da questo guscio, mentre il simbolo giallo rappresenterebbe il nostro Sole.

Degna di nota è la descrizione riportata come ultima frase alla didascalia della Figura 1 (c), cioè l’immagine che abbiamo qui sopra riportato. Questa didascalia riporta testualmente:

Il nostro Sole, nato nel guscio stellare insieme ad alcune centinaia di stelle di bassa massa, è mostrato in giallo”.

In questo articolo scientifico viene ipotizzato che circa 4,6 miliardi di anni fa, a seguito dell’esistenza e della trasformazione in supernova di questa preesistente stella di Wolf-Rayet, denominata provvisoriamente Coatlicue, si sarebbero formati addirittura centinaia di sistemi stellari, quelli a noi più vicini nella galassia.

I riscontri attuali allo scritto di Eugenio Siragusa del 1952

Nonostante il testo preso in esame sia relativamente breve, i riscontri attuali rispetto a quanto scritto da Eugenio Siragusa nel 1952 sono diversi.

Ad esempio in questa frase:

IN PRINCIPIO, UN TEMPO ASSAI REMOTISSIMO, IL VOSTRO MONDO, IL SOLE E GLI ALTRI PIANETI CHE OGGI GIRANO INTORNO AD ESSO, NON ERANO. AL POSTO DI ESSI, BRILLAVA UNA GRANDISSIMA ED AZZURRA STELLA, VIBRANTE DI FECONDO AMORE E DI POTENTE LUCE CREATIVA.
[…]

è racchiusa in pochissime parole la genesi del Sole e dei pianeti attorno a lui orbitanti, la natura e le caratteristiche della stella di classe Wolf-Rayet, oggi denominata in maniera “non ufficiale” Coatlicue, che nel 2012 e successivamente nel 2015 è stato ipotizzato sia stata la causa fisica della nascita del nostro Sistema solare.

In questa frase:



AVVENNE UN DÌ CHE DIO CREÒ E DALLA SPLENDIDA AZZURRA STELLA, NACQUERO IL CIELO E LA TERRA E TUTTE LE COSE CHE SONO E CHE SARANNO. […]

è spiegato con parole semplici e alla portata di tutti che da questa “azzurra stella” iniziale si è sviluppata la creazione del nostro Sistema solare e del nostro pianeta Terra, così come lo conosciamo oggi e come sarà in futuro.

Inoltre, con questa frase:

L’AZZURRA LUCE MUTÒ, SI SPEZZETTÒ E RIEMPÌ IL CIELO DI TANTE PICCOLE STELLE,
MOBILI E VIVACI COME LA GIOVANE VITA DI TANTI FANCIULLI

è chiaramente scritto che “l’azzurra stella” mutò, ovvero cambiò, trasformandosi quasi certamente in quello che oggi chiamiamo supernova: si spezzettò.

Le pubblicazioni scientifiche a noi contemporanee sopra riportate contemplano che le attività di questa preesistente stella di tipo Wolf-Rayet, cioè il suo vento stellare e la sua successiva trasformazione in supernova, abbia dato origine a centinaia di nuove stelle (sistemi stellari) tra cui proprio il nostro: “TANTE PICCOLE STELLE MOBILI E VIVACI COME LA GIOVANE VITA DI TANTI FANCIULLI”.

Vorrei infine esprimere chiaramente che questo articolo non hanno assolutamente la pretesa né di spiegare gli scritti di Eugenio Siragusa, né assolutamente di spiegare il contenuto dei messaggi “Dal Cielo Alla Terra” ricevuti e divulgati da quest’ultimo. L’unica semplice intenzione è di prendere in esame degli aspetti del loro contenuto e, con umiltà e per quanto possibile, di confrontare ciò che è stato detto, scritto e tramandato più di settanta anni fa alla luce delle scoperte scientifiche di oggi, l’epoca degli osservatori astronomici digitali e dei telescopi spaziali orbitanti.

Andrea Macchiarini

23 luglio 2025

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