
La gratitudine nasce quando qualcosa dentro di noi rallenta.
Quando, per un attimo, ci fermiamo abbastanza da accorgerci
che la vita ci sta parlando da sempre,
solo che non la ascoltavamo davvero.
Arriva come un chiarore quieto,
un movimento segreto che non scuote, ma dischiude.
Non si impone: si rivela.
E nel suo rivelarsi, ci invita
ad ascoltarsi.
A volte giunge in punta di piedi,
come una carezza che non chiede attenzioni.
Altre volte emerge improvvisa,
svelando ciò che avevamo ignorato, travolti da ciò che credevamo essenziale.
Ci costringe a vedere con occhi nuovi,
a riconoscere che ciò che passa spesso inosservato
è proprio ciò che ci sostiene.
La gratitudine è un approdo.
Non un pensiero passeggero, né un’emozione che va e viene,
ma un luogo interiore dove ogni esperienza ha il permesso di entrare:
la gioia che illumina, la stanchezza che pesa,
le ferite che non abbiamo ancora saputo raccontare.
Lì, nulla viene escluso o giudicato.
Le emozioni si accomodano una accanto all’altra,
come viandanti che, per la prima volta,
smettono di lottare per farsi ascoltare.
Così anche il semplice fatto di esistere
acquista un sapore diverso.
Gli incontri si fanno più profondi,
gli sguardi più veri,
i gesti più carichi di presenza.
Ogni passo, persino il più incerto,
sembra condurci in un luogo in cui eravamo attesi.
La gratitudine ci insegna a dire “sì” al mondo,
non per ingenuità,
ma per lucidità:
perché intuiamo che, al di là del disordine,
c’è un filo sottile che continua a unirci a ciò che conta.
Una voce lieve, una mano tesa, un attimo di quiete:
tutto diventa un dono se lo lasciamo entrare.
Ci ricorda che viviamo immersi in una rete di presenze,
in un equilibrio misterioso che ci supera
e tuttavia ci abbraccia.
Un filo di luce attraversa le nostre ombre
senza mai spezzarsi.
Ed è allora che comprendi il suo vero volto:
non vuole cambiare il passato,
né correggere il mondo.
Vuole cambiare te.
Vuole aprirti dove ti eri chiuso,
ammorbidire ciò che avevi indurito,
farti vedere che ogni istante, anche quello che non avresti scelto,
può diventare un luogo di incontro con te stesso.
E in quell’incontro, senza clamore,
la vita si rivela nella sua misteriosa abbondanza.
E tu scopri che il cuore, quando ringrazia davvero,
non è più lo stesso cuore:
è più vasto, più sincero, più vivo.
Paolo Di Prima
11 Dicembre 2025
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