Le comete: viaggiatrici dallo spazio interstellare

Di Andrea Macchiarini

Ebbene grazie innanzitutto alle recenti conquiste tecnico-scientifiche, oggi sappiamo che le comete sono vere e proprie portatrici di vita; oramai è un fatto assodato e accettato da tutta l’attuale comunità scientifica del nostro pianeta. Senza entrare troppo nel merito delle varie missioni spaziali robotizzate, possiamo riassumere dicendo che riportando a terra campioni di comete, come ad esempio il prelievo dalla scia di detriti di una di queste da parte della...

Le comete: viaggiatrici dallo spazio interstellare

Di Andrea Macchiarini

Ebbene grazie innanzitutto alle recenti conquiste tecnico-scientifiche, oggi sappiamo che le comete sono vere e proprie portatrici di vita; oramai è un fatto assodato e accettato da tutta l’attuale comunità scientifica del nostro pianeta. Senza entrare troppo nel merito delle varie missioni spaziali robotizzate, possiamo riassumere dicendo che riportando a terra campioni di comete, come ad esempio il prelievo dalla scia di detriti di una di queste da parte della...

Comete Zoidi cosmici – Seconda Parte

Riallacciandoci al precedente articolo riguardante le comete, che andava a evidenziare le analogie tra le comete (zoidi cosmici) e gli spermatozoi umani, andiamo ora a vedere altri aspetti riguardanti le comete: la nostra comunità scientifica sta scoprendo che in realtà non sappiamo bene da dove arrivino la maggior parte delle comete che attraversano il nostro Sistema solare.

Per prima cosa partiamo dal nostro recente passato: Eugenio Siragusa già il 05 luglio del 1966, alle ore 3:15, ricevette e scrisse sulle pendici del vulcano Etna un messaggio dal titolo “DELL’ESISTENZA DEL MACROESSERE DI CUI NOI SIAMO PARTE COSTITUENTE, E DELLA ESISTENZA SUPERIORE IN CUI EGLI VIVE (VOI SIETE A MIA IMMAGINE E SOMIGLIANZA)“, di cui di seguito ne sarà riportato una piccola parte iniziale (consultabile integralmente al link). Parliamo di un testo scritto ben 59 anni fa, rispetto alla data odierna.

DELL’ESISTENZA DEL MACROESSERE DI CUI NOI SIAMO PARTE COSTITUENTE,
E DELLA ESISTENZA SUPERIORE IN CUI EGLI VIVE (VOI SIETE A MIA IMMAGINE E SOMIGLIANZA)

1) SI NOTANO FORME BIOLOGICHE NEL MACROCOSMO.

2) ANALOGIA FRA CELLULA-UOVO E NEBULA PLANETARIA.

3) ANALOGIA FRA SPERMATOZOO E COMETA.

[…]

Ebbene grazie innanzitutto alle recenti conquiste tecnico-scientifiche, oggi sappiamo che le comete sono vere e proprie portatrici di vita; oramai è un fatto assodato e accettato da tutta l’attuale comunità scientifica del nostro pianeta.
Senza entrare troppo nel merito delle varie missioni spaziali robotizzate, possiamo riassumere dicendo che riportando a terra campioni di comete, come ad esempio il prelievo dalla scia di detriti di una di queste da parte della sonda Stardust nel 2004 e il prelievo diretto di campioni di superficie cometaria realizzato dalla missione Rosetta nel 2014, è stato provato al di là di ogni ragionevole dubbio che i mattoni base costituenti della vita organica sono presenti all’interno di esse. In alcuni casi gli scienziati hanno commentato le analisi effettuate dicendo di aver trovato addiritturaun’inaspettata ricchezza di molecole organiche complesse“.

Oggi è comune trovare in rete articoli di prestigiosi siti scientifici, nei quali vengono divulgate le scoperte relative alle comete, aventi titoli come “Comete, messaggere con la chioma“, “Comete come autobus della vita“, o ad esempio “Ecco come le comete potrebbero trasportare la vita da un pianeta all’altro“.

Volendo fare un confronto cronologico, queste conferme sono avvenute a partire da circa 20 anni dopo la divulgazione scritta nero su bianco da parte del celebre contattista siciliano Eugenio Siragusa dei messaggi Dal Cielo Alla Terra, in cui le comete sono descritte come “ZOIDI COSMICI” che “PORTANO CON SÉ UN PROGRAMMA CAUSALE BEN PRECISO E DETERMINANTE, MIRANTE A STRUTTURARE O AD INFLUENZARE SECONDO L’IDEA DELL’INTELLIGENZA ONNICREANTE”. Ricordiamo che Eugenio Siragusa non parlava da se stesso ma disse, scrisse e ripeté le cose che egli a sua volta ascoltò.

Fotografia della cometa C/2006 P1 McNaught, la grande cometa del 2007

Possiamo in questa immagine vedere lo sviluppo della sua coda spettacolare, lunga e filamentosa. Questa magnifica coda si estendeva nel cielo ed è stata visibile per diversi giorni agli osservatori dell’emisfero meridionale della Terra, subito dopo il tramonto. Osservando questa fotografia è facile intuire che tutte le sostanze e le molecole organiche contenute dalle comete vengono rilasciate e disperse nello spazio interno dei sistemi stellari grazie all’effetto di sublimazione (passaggio dallo stato solido a quello di gas) dei vari tipi di ghiaccio costituenti il nucleo solido delle comete, da parte dell’energia emessa dalle stelle alle quali le comete si stanno avvicinando. Quando la scia del materiale emesso dalle comete nello spazio viene attraversata con il passare del tempo dall’orbita di un pianeta, ecco che tale materiale proveniente da luoghi ed epoche lontanissime entra in contatto con l’atmosfera e la superficie di quel pianeta. (Crediti: Robert H. McNaught)

Cometa = acqua

Utilizzando parole e concetti semplici, quando pensiamo ad una cometa per prima cosa dobbiamo pensare all’acqua: le comete sono perlopiù composte d’acqua insieme ad altre sostanze ed elementi, oppure la contengono in percentuali più o meno abbondanti. Naturalmente alla temperatura dello spazio esterno in cui esse si trovano, cioè di -220 °C circa, l’acqua che costituisce o che è presente all’interno delle comete si trova in fase di ghiaccio, in forma solida.

La presenza di acqua e il concetto di cometa sono indissolubilmente legati insieme.

Il termine “cometa” viene dal greco κομήτης (kométes), che significa “chiomato”, “dotato di chioma”. Infatti una cometa è classificata tale quando si verifica la presenza di una “chioma” e di una “coda“. Sia la chioma che la coda sono generate nello spazio esterno “dall’evaporazione dell’acqua” presente al loro interno (e di altre sostanze), a partire dagli strati esterni della superficie cometaria.

Quando una cometa si avvicina a una stella, nel nostro caso al Sole, il calore generato dall’energia elettromagnetica emessa fa sublimare i suoi strati di ghiaccio più esterni. Le correnti di polveri e gas prodotte formano una grande, ma rarefatta atmosfera attorno al nucleo, chiamata “chioma”, mentre la forza esercitata sulla chioma dalla pressione di radiazione del Sole, e soprattutto dal vento solare, conducono alla formazione di un’enorme “coda” che punta in direzione opposta al Sole.

Una cometa diventa tale solo quando si avvicina ad una stella, prima appare nell’aspetto esteriore tale e quale ad un asteroide spaziale.

Fotografia della cometa 12P/Pons-Brooks, scattata a marzo 2024

Scoperta per la prima volta nel 1385, questa cometa è stata catturata dal campo gravitazionale del Sole e ritorna ciclicamente nel nostro Sistema solare interno ogni 71 anni. Durante il passaggio del 2024 ha mostrato molti dettagli della sua coda. In questa immagine in primo piano, il flusso azzurro è costituito da molecole spinte lontano da parte del vento solare. La coda, modellata dal vento solare e dalla rotazione del nucleo della cometa, punta sempre nella direzione opposta al Sole. (Crediti: James Peirce)

Gli elementi più comuni nella nostra galassia

Che la presenza dell’acqua sia così comune nell’Universo è anch’essa una conquista abbastanza recente da parte della nostra civiltà: ad esempio in base al concetto di “abbondanza cosmica“, ovvero lo studio della concentrazione dei vari elementi nell’Universo, in base alle rilevazioni sappiamo oggi che i quattro elementi più abbondanti all’interno della nostra galassia Via Lattea (da noi per ora conosciuti) in ordine di quantità sono:

  • Idrogeno (H) per il 71% circa;
  • Elio (He) per il 27% circa;
  • Ossigeno (O) per l’ 1,04% circa;
  • Carbonio (C) per lo 0,46%

Quindi essendo l’idrogeno, l’ossigeno e il carbonio tra i primi quattro elementi più comunemente presenti in ordine di abbondanza, certamente è una conseguenza logica che l’acqua (H2O) e le molecole organiche (formate da carbonio e ossigeno, legati insieme ad altri elementi come l’idrogeno) siano comuni da trovare nello spazio interplanetario e tra le stelle.

Noi chiamiamo comete gli oggetti celesti contenenti questi elementi, più o meno legati insieme in maniera complessa, che viaggiano all’interno del nostro Sistema solare, provenienti chissà da dove.

Fotografia realizzata nell’estate del 2020 dalla Bretagna (Francia), della cometa C/2020 F3 Neowise: questa, a volte, mostrava qualcosa di più di una “classica” coda di polveri bianca striata e di una flebile coda di ioni blu a macchie. Alcune immagini sensibili al colore mostravano un’insolita coda rossa e l’analisi ha dimostrato che gran parte del colore di questa terza coda era emesso dal sodio. Il gas ricco di atomi di sodio potrebbe essere stato liberato dal nucleo in riscaldamento della cometa NEOWISE all’inizio di luglio 2020 dalla luce solare intensa, caricato elettricamente dalla luce solare ultravioletta e poi spinto fuori dal vento solare.

Questa immagine mostra i colori reali. Le code di sodio delle comete sono state osservate in passato, ma sono rare: questa è scomparsa alla fine di luglio 2020. Da allora la cometa si è affievolita, ha perso tutte le sue code luminose e durante il suo viaggio tornerà nel Sistema solare interno tra circa 7.000 anni. (Crediti: Nicolas Lefaudeux)

L’origine delle comete

Non lo sappiamo con certezza.

Si pensa che miliardi e miliardi di nuclei di comete siano “immagazzinati” in un serbatoio ipotetico, chiamato Nube di Oort.

Il nome di questa parte di spazio interstellare prende il nome dell’astronomo olandese che gli anni ’50 ha teorizzato questa ipotesi.

In parole semplici questa nube sarebbe un residuo della nebulosa originaria da cui si formarono il Sole e i pianeti, fatto avvenuto circa 4,5 miliardi di anni fa. Sarebbe inoltre debolmente legata gravitazionalmente al nostro Sistema solare.

Avrebbe una forma pressoché sferica e circonderebbe tutto il Sistema Solare: non è mai stata osservata direttamente finora perché è fuori dalla portata anche dei telescopi più potenti: si pensa che sia composta da nuclei di comete non “accesi” (senza chioma né coda) di dimensioni ridotte, che al massimo arrivano a qualche decina di km e accumulati all’estrema periferia del Sistema Solare.

Le sue dimensioni sono stimate partire dagli 0,3 anni luce fino a circa 3,2 anni luce di distanza.

Potemmo anche descrivere le sue dimensioni come un intervallo di spazio interstellare che va dai 2 800 miliardi di chilometri fino a circa 30 200 miliardi di chilometri, ma sono cifre così elevate che perdono di significato per la nostra percezione umana.

Questa regione di spazio denominata “nube di Oort”, in base ai calcoli statistici basati sulle orbite delle comete conosciute, viene indicata come la zona di provenienza della maggior parte di esse. È una regione di spazio che si trova al di là dell’eliosfera, una enorme sfera spaziale che delimita il dominio gravitazionale del Sole: metaforicamente potremmo descriverla come il regno gestito e dominato dalla nostra stella (precedentemente descritta in questo articolo).

Quindi la nube di Oort essendo la parte più esterna rispetto al nostro punto di vista della nebulosa originaria da cui si formò il nostro Sistema solare, e non facendo parte dell’eliosfera, sarebbe da considerarsi un vero e proprio spazio interstellare, anche se a noi immediatamente vicino.

Non solo: questo implica che tutte le comete provenienti fuori dall’eliosfera siano più antiche del nostro Sistema solare, dato che erano lì presenti già da prima che qualcosa desse loro l’impulso di iniziare il loro viaggio verso il Sistema solare interno.

In conclusione, per il momento possiamo tranquillamente affermare che le comete, oltre ad essere composte da acqua tra i vari elementi di cui sono costituite e oltre a trasportare comunemente molecole organiche in abbondanza e di natura complessa, provengono da una zona di origine che si trova al di là dei confini gravitazionali del nostro Sistema solare, da uno spazio interstellare non conosciamo, non possiamo vedere e di cui non sappiamo pressoché nulla.

Questa rappresentazione artistica mette in prospettiva le distanze del nostro Sistema solare. La scala è espressa in unità astronomiche, dove ogni distanza superiore a 1 UA rappresenta 10 volte la distanza precedente. Una UA è la distanza dal Sole alla Terra, pari a circa 150 milioni di chilometri. Informalmente, il termine “Sistema solare” è spesso usato per indicare lo spazio fino all’ultimo pianeta. In ambito scientifico, tuttavia, si afferma che il Sistema solare si estende fino alla Nube di Oort, la fonte delle comete che orbitano intorno al nostro Sole su scale temporali lunghe. Oltre il bordo esterno della Nube di Oort, la gravità di altre stelle inizia a dominare quella del Sole.

Il bordo interno della parte principale della Nube di Oort potrebbe trovarsi a una distanza di appena 1.000 UA dal nostro Sole. Il bordo esterno è stimato essere a circa 100.000 UA.

La Voyager 1 della NASA, la sonda spaziale più lontana dell’umanità, si trova a circa 125 UA. Gli scienziati ritengono che sia entrata nello spazio interstellare, ovvero lo spazio tra le stelle, il 25 agosto 2012. Ci vorranno circa 300 anni perché la Voyager 1 raggiunga il bordo interno della Nube di Oort e forse circa 30.000 anni per volare oltre. Alpha Centauri è attualmente la stella più vicina al nostro Sistema solare. Ma, tra 40.000 anni, Voyager 1 sarà più vicina alla stella AC +79 3888 che al nostro Sole. AC +79 3888 sta infatti viaggiando più velocemente verso Voyager 1 rispetto alla navicella spaziale che viaggia verso di essa. (Crediti: NASA/JPL-Caltech)

Andrea Macchiarini

23 agosto 2025

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