Le comete: viaggiatrici provenienti da altri luoghi della galassia

Di Andrea Macchiarini

Oggi a distanza di 39 anni da quel 1986 in cui i cieli notturni visti dal pianeta Terra erano impreziositi del bellissimo passaggio della cometa di Halley, che ricordo era visibile a occhio nudo, è ancora più grave utilizzare questo termine: minimizza e svilisce a dir poco l’importanza cosmica rivestita dalle comete, è una scelta di termini denigratoria....

Le comete: viaggiatrici provenienti da altri luoghi della galassia

Di Andrea Macchiarini

Oggi a distanza di 39 anni da quel 1986 in cui i cieli notturni visti dal pianeta Terra erano impreziositi del bellissimo passaggio della cometa di Halley, che ricordo era visibile a occhio nudo, è ancora più grave utilizzare questo termine: minimizza e svilisce a dir poco l’importanza cosmica rivestita dalle comete, è una scelta di termini denigratoria....

Comete zoidi cosmici – terza parte

Anche se la loro esistenza venne ipotizzata dagli astronomi già da prima, il 18 ottobre 2017 è stato individuato con certezza dalla nostra attuale comunità scientifica il primo oggetto proveniente non solo da fuori del nostro Sistema solare, ma da altri sistemi stellari.

Ricordiamo che per la “scienza” se un fenomeno (o una scoperta) non viene osservato per la prima volta e successivamente confermato, non è valido. Perciò, analogamente ad altre situazioni simili avvenute in altri campi dell’astronomia, come ad esempio quello della scoperta degli esopianeti, possiamo affermare che per la scienza ufficiale dell’attuale civiltà umana terrestre, prima dell’ottobre 2017 gli oggetti all’interno del Sistema solare provenienti da altri sistemi stellari non esistevano.

Facendo seguito a un precedente articolo in cui è stato messo in evidenza che in sostanza tutte le comete sono oggetti interstellari, cioè che tutte provengono da una regione di spazio al di là dei confini esterni del nostro Sistema solare (l’ eliosfera), andiamo ora a vedere qual è la differenza tra le comete provenienti dalla ipotetica nube di Oort e le comete classificate direttamente come “interstellari”.

Le comete “interstellari” provenienti dall’interno della nostra galassia

In poche parole la caratteristica determinante utilizzata dagli astronomi per classificare una cometa (o un asteroide) come “interstellare“, cioè che sia stato originato in un certo sistema stellare e che abbia iniziato a viaggiare da stella a stella, è riuscire a determinare la sua provenienza in base alle caratteristiche osservabili della sua orbita.

Tutte le comete provenienti da questa zona ipotetica chiamata nube di Oort, fanno parte del nostro “vicinato spaziale”: come è stato già accennato sarebbero oggetti celesti presenti fin da prima della nascita del nostro Sistema solare, appartenenti alla nube di idrogeno e polveri spaziali da cui poi il Sole e i pianeti a lui legati si sarebbero formati. Questa è comunque una zona di spazio interstellare, cioè posizionata nello spazio tra le stelle, ma molto vicina a noi e debolmente legata gravitazionalmente alla stella a cui apparteniamo.

Detto ciò, attualmente gli astronomi ipotizzano che il viaggio di una cometa proveniente dalla nube di Oort verso l’interno del Sistema solare sia dovuto all’interferenza gravitazionale di un oggetto di grandi dimensioni, che ancora non abbiamo scoperto, il quale durante la sua orbita attorno al Sole ai confini esterni del Sistema solare disturbi il gran numero di comete presenti e gli fornisca “l’impulso” per iniziare il loro viaggio: viaggi diretti sia verso il Sole che verso tutte le direzioni dello spazio profondo.

Invece i tre oggetti recentemente scoperti e classificati direttamente come “interstellari” non sono per nulla legati gravitazionalmente alla nostra stella e non provengono dal nostro vicinato spaziale (cioè dalla nube di idrogeno e polveri spaziali da cui poi si sarebbe formato il Sistema solare). Sono tutti accomunati da un’elevata velocità e da una traiettoria percorsa fortemente iperbolica, evidenziando appunto così di non essere legati gravitazionalmente al Sole.

Quindi oggi sappiamo con certezza che le comete provengono anche da altri sistemi stellari, da lontane regioni della nostra galassia, molto molto molto più lontane della distanza percorsa da qualsiasi sonda spaziale che l’attuale umanità della terra abbia mai lanciato nello spazio.

Come vedremo più avanti sono molto antiche e viaggiano nello spazio interstellare da miliardi di anni, portando al loro interno sorprendenti e inaspettate quantità di materiale organico insieme ad altri elementi e molecole considerati alla base dello sviluppo della vita biologica per come noi oggi la conosciamo.

1I/’Oumuamua

1I/’Oumuamua, tecnicamente denominato 2017 U1, è stato il primo asteroide interstellare classificato come tale. La sua scoperta ha imposto all’Unione Astronomica Internazionale la necessità di stabilire una nuova denominazione nonché di dare un nome all’oggetto. In tempi molto rapidi l’oggetto è stato quindi denominato ufficialmente 1I/’Oumuamua, in cui il numero “1” indica che si tratta del primo oggetto di questo tipo catalogato, la “I” proviene dall’indicazione Interstellare, mentre ” ʻOumuamua” (con l’ʻOkina iniziale) significa “messaggero che arriva per primo da lontano” o “messaggero da un lontano passato” in lingua hawaiana (ʻou significa “raggiungere” e mua “prima, in anticipo”), in onore dell’arcipelago dove è situato l’osservatorio che ne ha effettuato la scoperta.

Fin da subito non è stato del tutto chiaro di che tipo di oggetto si trattasse. ‘Oumuamua ha infatti alcune caratteristiche simili alle comete e altre simili agli asteroidi: per esempio non ha una chioma, ma durante il suo passaggio nel punto più vicino al Sole della sua traiettoria è stata rilevata un’accelerazione non-gravitazionale come quella che ottengono le comete quando espellono gas dalla loro superficie. Non è ben chiaro a cosa sia dovuto questo suo improvviso aumento di velocità.

Inoltre nonostante inizialmente sia stata stimata una forma allungata a sigaro di questo asteroide/cometa, successive analisi hanno mostrato come ‘Oumuamua abbia più che altro l’aspetto di uno spesso disco rotolante.

Finora per quello che siamo riusciti a capire di questo oggetto è che sia grande circa 100-150 m e che in base agli studi iniziali della sua traiettoria sembra provenire all’incirca dalla direzione della stella Vega nella costellazione della Lira. La sua velocità iniziale stimata di ingresso nel nostro Sistema solare era di circa 26,22 Km al secondo, che equivalgono a circa 94 000 Km/h.

Grazie all’attrazione gravitazionale del Sole, nel momento in cui ‘Oumuamua è passata nel punto ad esso più vicino la sua velocità massima è aumentata fino a circa 87,71 km/s, che corrispondono a circa 315 000 Km/h. Attualmente questo oggetto celeste sta uscendo dal nostro Sistema solare: man mano che si allontana dal Sole la sua velocità decresce gradualmente fino a tornare equivalente a quella che aveva inizialmente. Il passaggio ravvicinato col Sole ha modificato la sua traiettoria originaria e ora sta viaggiando in direzione di un punto situato nella costellazione del Pegaso.

Un’altra caratteristica degna di nota di questo viaggiatore interstellare è che grazie alle misurazioni spettroscopiche abbiamo visto che il primo asteroide di sicura provenienza interstellare mai scoperto ha uno spesso strato esterno di materiali organici: probabilmente è per questo che avvicinandosi al Sole non ha emesso una coda come quella delle comete, anche se il suo interno probabilmente è ricco di ghiaccio.
Grazie agli strumenti del William Herschel Telescope (WHT) di La Palma, nelle isole Canarie, l’astronomo Alan Fitzsimmons della Queen’s University di Belfast, nel Regno Unito, insieme ad altri colleghi del suo gruppo di lavoro internazionale, hanno misurato la luce del Sole riflessa da ‘Oumuamua (lo spettro completo) in diverse lunghezze d’onda, dalla luce visibile fino al vicino infrarosso. Hanno così scoperto che lo spettro di emissione, e quindi la composizione chimica della sua superficie, non è quello tipico delle comete. D’altra parte, lo spettro di assorbimento indica che la composizione non è neppure quella tipica degli asteroidi. Le diverse misurazioni spettroscopiche puntano tutte verso una stessa direzione: uno strato esterno protettivo. “Abbiamo scoperto che la superficie di ‘Oumuamua è simile ai piccoli corpi del Sistema solare che sono ricoperti da ghiacci ricchi di carbonio, la cui struttura è modificata dall’esposizione ai raggi cosmici“, ha spiegato Fitzsimmons. “L’ipotesi più probabile è che sia dotato di un rivestimento dello spessore di mezzo metro di materiale [50 cm] ricco di composti organici che potrebbe aver protetto dalla vaporizzazione la sua parte interna, di tipo cometario, quando l’oggetto è stato riscaldato dal Sole fino a raggiungere temperature di circa 300 gradi centigradi“.

In sintesi per la prima volta nella storia della nostra civiltà umana attuale ci siamo resi conto che dentro al nostro Sistema solare ha viaggiato un frammento generato da un’altra lontana stella.

Questa immagine pubblicata il 20 Novembre 2017 mostra al centro l’asteroide interstellare `Oumuamua, circondato dalle tracce di stelle deboli, prodotte poiché il telescopio insegue l’asteroide, in movimento rispetto alle stelle cosiddette “fisse”. L’immagine è ottenuta combinando numerose fotografie del VLT (Very Large Telescope) dell’ESO e del telescopio Gemini South. L’oggetto è indicato con un cerchio blu e appare come una sorgente puntiforme, senza polvere diffusa. Le ridotte dimensioni e la notevole distanza a cui esso si trova rispetto al nostro pianeta rende lo studio delle sue caratteristiche difficile e limitato. (Crediti: ESO/K. Meech et al.)

Schema della traiettoria percorsa all’interno del Sistema solare dell’oggetto interstellare 1I/’Oumuamua, in cui nella parte finale del video è stata messa in evidenza la discrepanza di traiettoria e velocità possedute tra quella che avrebbe dovuto avere e quella osservata successivamente all’accelerazione rilevata nel 2018.

2I/Borisov

Nel 2019 gli astronomi hanno avvistato qualcosa di finora unico transitare nel nostro “vicinato” cosmico: la prima vera e propria cometa proveniente da un altro sistema stellare. L’oggetto interstellare è stato chiamato 2I/Borisov, dal nome del suo scopritore, l’astrofilo russo Gennadiy Borisov, ha viaggiato a una velocità di circa 50 Km al secondo pari a circa 180 000 Km/h, attraversando il Sistema solare con un’orbita iperbolica. È stata la prima cometa interstellare attualmente mai rilevata, nonché il secondo oggetto interstellare osservato a transitare nei paraggi, dopo 1I/‘Oumuamua. Dopo la sua scoperta, la comunità scientifica internazionale ha iniziato a chiedersi se questi viaggiatori interstellari siano in realtà più comuni di quanto fino al 2019 si fosse pensato.

In un recente studio gli astronomi Amir Siraj e Avi Loeb del Center for Astrophysics di Harvard e Smithsonian hanno presentato nuovi calcoli che mostrano come nella nube di Oort gli oggetti interstellari siano più numerosi degli oggetti appartenenti al Sistema solare, mentre dal nostro punto di vista vicino al Sole sembra vero il contrario.

Ma se ci sono così tanti visitatori interstellari, perché ne abbiamo visti solo due?
Secondo Siraj la spiegazione è molto semplice: non abbiamo ancora la tecnologia per vederli. Bisogna tenere conto che la nube di Oort si estende su una regione da 0,03 a 3,2 anni luce) dal Sole e, a differenza delle stelle, gli oggetti nella nube di Oort non emettono luce. Questi due fattori rendono questi oggetti incredibilmente difficili da vedere.

Gli autori di questo studio hanno inoltre dimostrato che circa l’ 1% del carbonio e dell’ossigeno nella nostra galassia Via Lattea può essere contenuto negli oggetti interstellari. In altre parole le comete trasporterebbero carbonio e ossigeno in grandissime quantità tra punti diversi all’interno della galassia.

Per quanto riguarda alcune delle caratteristiche di questa cometa, la 2I/Borisov ha un nucleo solido non direttamente osservabile, perché celato sin dalla scoperta dell’oggetto dalla sua chioma. Per questo motivo dopo alcuni anni di studio la dimensione del nucleo cometario è stimata essere compresa tra 1,4 e 6,6 km.
La sua velocità “interstellare” prima di essere accelerata dall’attrazione gravitazionale del Sole, e quindi la velocità che tornerà ad avere una volta uscita dal Sistema solare è stimata essere di 32,3 Km al secondo, ovvero circa 116 000 Km/h.
In base allo studio della traiettoria posseduta dalla cometa, è stato stimato che essa provenga da un punto della costellazione di Cassiopea e attualmente si sta dirigendo verso un punto situato nella costellazione del Telescopio.

Nonostante il nucleo solido ghiacciato della 2I/Borisov sia stimato essere relativamente piccolo, la chioma e la coda che essa ha sviluppato grazie all’azione dell’energia solare su di essa, sono molto grandi.

Gli astronomi di Yale Pieter Van Dokkum, Cheng-Han Hsieh, Shany Danieli e Gregory Laughlin hanno catturato l’immagine sotto riportata il 24 novembre 2019 utilizzando lo strumento W.M. Spettrometro di imaging a bassa risoluzione dell’Osservatorio Keck delle Hawaii. Successivamente hanno calcolato e realizzato un’ulteriore immagine che mostra come apparirebbe la cometa accanto al nostro pianeta.

Secondo Van Dokkum la coda della cometa, è lunga quasi 160.000 chilometri, che è 14 volte la dimensione della Terra. “È umiliante rendersi conto di quanto sia piccola la Terra accanto a questo visitatore di un altro sistema solare”, ha dichiarato commentando l’immagine l’astronomo Van Dokkum.

Fotografia realizzata da alcuni astronomi il 24 novembre 2019 dall’Osservatorio Keck alle Hawaii. A destra in basso è stata aggiunta una rappresentazione del nostro pianeta Terra, in scala, per avere un parametro diretto delle dimensioni raggiunte sia dalla chioma che dalla coda della cometa 2I/Borisov durante il suo viaggio all’interno del Sistema solare. (Crediti: Pieter van Dokkum, Cheng-Han Hsieh, Shany Danieli, Gregory Laughlin)

Animazione rappresentante l’orbita della cometa interstellare 2I/Borisov. Alla data di realizzazione di questo video era solo il secondo oggetto interstellare noto ad aver attraversato il nostro Sistema Solare. (Crediti: ESA/spaceengine.org/L. Calçada)

3I/Atlas

Scoperta il 1° luglio 2025, molto recentemente rispetto alla data di stesura di questo articolo, la cometa 3I/ATLAS è stata riconosciuta anch’essa come un oggetto interstellare a causa del suo percorso estremamente iperbolico e della velocità molto elevata rispetto al Sistema Solare. Al momento della sua scoperta aveva una velocità di circa 58 Km al secondo rispetto al Sole, ovvero quasi 209 000 Km/h.
Questa cometa non è passata abbastanza vicino a nessuno dei pianeti del Sistema Solare da aver guadagnato la sua velocità, quindi non avrebbe potuto avere origine dal Sistema Solare. Tracciando il percorso di 3I/ATLAS nel cielo ci mostra che la cometa ha avuto origine dallo spazio interstellare in direzione della costellazione del Sagittario, vicino al centro galattico della Via Lattea.

È il terzo oggetto interstellare scoperto e confermato che transita all’interno del Sistema solare: scoperta a circa otto anni di distanza rispetto a 1I/’Oumuamua e a circa sei anni di distanza rispetto a 2I/Borisov.

Anche in questo caso, come nell’ambito della scoperta degli esopianeti, abbiamo un reale esempio di come grazie allo sviluppo di nuovi telescopi spaziali sempre più performanti, di nuovi osservatori astronomici a terra e di nuove tecniche di indagine rivolte allo spazio riusciamo a conoscere e sapere informazioni nuove sull’Universo e sulle sue dinamiche:

le certezze che avevamo ieri sono cancellate dalle scoperte che facciamo oggi.

A distanza di appena due mesi circa dalla scoperta, la comunità scientifica sta ancora studiando e raccogliendo dati su questa cometa.

Ad esempio una delle prime notizie che colpisce è che gli astronomi che la stanno studiando hanno affermato che questo nuovo visitatore interstellare “è molto probabilmente la cometa più antica che abbiamo mai visto”.

L’astronomo dell’Università di Oxford, Matthew Hopkins, fa parte di un team di scienziati che pensano che la cometa 3I/ATLAS scoperta il 1° luglio 2025 dal telescopio ATLAS, abbia circa 7 miliardi di anni. “Tutte le comete non interstellari, come la cometa di Halley, si sono formate contemporaneamente al nostro sistema solare, quindi hanno fino a 4,5 miliardi di anni”, ha detto Hopkins in una dichiarazione. “Ma i visitatori interstellari hanno il potenziale per essere molto più vecchi, e di quelli conosciuti finora, il nostro metodo statistico suggerisce che 3I / ATLAS è molto probabile che sia la cometa più antica che abbiamo mai visto“.

Quindi in base alle dichiarazioni degli astronomi questa cometa è stata creata circa 2,5 miliardi di anni prima della nascita del nostro Sistema solare e oggi trasporterebbe al suo interno acqua, ossigeno, materiale organico e altri elementi antichissimi.

Tutto quello di cui è composta e di cui è fatta era già stato creato ed esistente da circa 2,5 miliardi di anni prima che il nostro Sistema solare si formasse.

Un’altra analisi indipendente degli astronomi Aster Taylor e Darryl Seligman pubblicata il 10 luglio 2025 ha stimato che 3I/ATLAS dovrebbe avere da 3 a 11 miliardi di anni, in base alla regione stellare di provenienza.

Anche le sue dimensioni potrebbero essere ragguardevoli. Ad oggi ancora non si è potuto stimare con precisione la dimensione del nucleo cometario: potrebbe avere dimensioni che vanno da un massimo di 11,5 Km fino a 1,2 Km circa.

La cometa 3I/ATLAS è una scoperta così recente che tutto è ancora in fase di studio.

Immagine realizzata dal telescopio spaziale Hubble della cometa interstellare 3I/ATLAS

Hubble ha fotografato la cometa il 21 luglio 2025, quando la cometa era a 365 milioni di chilometri dalla Terra. Si vede chiaramente la chioma che si propaga dal nucleo cometario, risultato dell’interazione tra l’energia solare e gli elementi che compongono il nucleo solido e ghiacciato. Poiché Hubble stava seguendo la cometa che si muoveva lungo una traiettoria iperbolica, le stelle stazionarie nello spazio in sottofondo appaiono come strisce allungate nell’esposizione. (Crediti: NASA, ESA, D. Jewitt)

Questo schema rappresentativo mostra la traiettoria della cometa interstellare 3I/ATLAS mentre passa attraverso il Sistema solare. Passerà nel punto più vicino al Sole a ottobre 2025. (Crediti: NASA/JPL-Caltech)

Abbiamo iniziato a scoprire “BEN ALTRE COSE”

Da diversi decenni alcuni scienziati e ricercatori, in occasione dell’ultimo passaggio nel 1986 della cometa di Halley attorno al Sole, commentavano l’evento dichiarando che “…il nucleo della cometa Halley è composto di ghiaccio sporco“.
Ghiaccio sporco. Questa affermazione ogni tanto si legge e viene utilizzata anche oggi per descrivere in sintesi la natura del nucleo delle comete.

Oggi a distanza di 39 anni da quel 1986 in cui i cieli notturni visti dal pianeta Terra erano impreziositi del bellissimo passaggio della cometa di Halley, che ricordo era visibile a occhio nudo, è ancora più grave utilizzare questo termine: minimizza e svilisce a dir poco l’importanza cosmica rivestita dalle comete, è una scelta di termini denigratoria.

Personalmente ritengo che chi utilizzi questa terminologia non abbia capito affatto cosa sia una cometa e quanto sia importante. Quanto sia importante per la creazione e per la vita.

È certo vero che il nucleo di una cometa è composto di ghiaccio, ma quella parola “sporcosta a indicare anche tutto il materiale organico in essa contenuta. Carbonio e ossigeno legati insieme a formare complesse molecole organiche, come ad esempio l’amminoacido glicina: amminoacido che si trova comunemente ad esempio nelle proteine all’interno del nostro corpo.

Oggi è stato scoperto ed è ampliamente diffuso che i sei elementi alla base del 98% della materia organica sulla Terra si trovano con certezza all’interno delle comete: carbonio (C), idrogeno (H), azoto (N), ossigeno (O), fosforo (P) e zolfo (S); ne abbiamo parlato in questo precedente articolo. Non per caso una delle frasi più comuni utilizzate ai giorni nostri per descrivere le comete è che esse “…trasportano i mattoni base della vita“.

Non solo: questi elementi base per la vita organica e anche gli amminoacidi complessi che trasportano sono stati creati miliardi di anni fa, sono più antichi del Sistema solare, perché provengono da fuori di esso.

Nel caso delle comete direttamente definite “interstellari” che abbiamo sopra riportato, si ipotizza che esse siano più antiche del nostro Sistema solare di almeno 2,5 miliardi di anni.

La vita nella nostra galassia (e quindi nell’Universo) è molto più antica di noi ed è stata trasportata tra le stelle da ciò che noi definiamo oggi “comete”.
Ancora ad oggi la nostra civiltà umana non riesce a raggiungere con una sonda nemmeno una cometa di passaggio per studiarla da vicino, senza avere anni di anticipo per pianificare e preparare la missione.

E tutto questo senza considerare quanto possiamo ancora scoprire. Ricordo che sulla superficie dell’“asteroide interstellare” 1I/‘Oumuamua tramite recenti misurazioni spettroscopiche è stato rilevato uno strato esterno protettivo, ipotizzato di almeno 50 cm di materiale organico: carbonio e ossigeno legati insieme. Chissà cosa potremmo scoprire se potessimo analizzare da vicino e nel dettaglio la composizione esatta di questo materiale.

Riportiamo qui di seguito un messaggio Dal Cielo Alla Terra ricevuto e divulgato da Eugenio Siragusa il 15 marzo 1986 alle ore 15:45, in cui viene trattato proprio questo argomento: la superficialità, le leggerezza e la faciloneria di descrivere qualcosa di molto importante con parole inadeguate.


DAL CIELO ALLA TERRA

EUGENIO, SCRIVI E MEMORIZZA

NON CONOSCETE BENE IL MONDO CHE ABITATE, NON CONOSCETE NEMMENO VOI STESSI E VI ARROGATE UNA SAPIENZA CHE NON AVETE.
QUALCHE VOSTRO SCIENZIATO, PREMIO NOBEL, EBBE A DIRE: “IL NUCLEO DELLA COMETA HALLEY È COMPOSTO DI GHIACCIO SPORCO”.
NON SAREBBE STATO MEGLIO DIRE: NON COMMENT PERCHÉ NON CONOSCO LA VERITÀ?
CERTE PRESUNZIONI TRAVALICANO LA NORMA DELLA LOGICA PRUDENZIALE. UN TEMPO, ALCUNI SCIENZIATI SENTENZIARONO IN MODO NEGATIVO UN POSSIBILE ATTERRAGGIO SULLA SUPERFICIE LUNARE PERCHÉ, SECONDO LORO, NON ERA POSSIBILE A CAUSA DELL’IMPRATICABILITÀ DEGLI ELEMENTI CHE COSTITUIVANO LA SUPERFICIE LUNARE. SI ERANO SBAGLIATI, GIUSTIFICANDOSI CHE ANCHE GLI SCIENZIATI SONO UOMINI FALLIBILI.
COME SI GIUSTIFICHERANNO TUTTI QUEGLI SCIENZIATI CHE HANNO AFFERMATO CHE IL NUCLEO DELLA COMETA È COMPOSTO DI GHIACCIO SPORCO?
COME SI GIUSTIFICHERANNO E SE SI POTRANNO RITENERE UOMINI DI SCIENZA SE AL POSTO DEI GHIACCIOLI SI DOVESSERO SCOPRIRE BEN ALTRE COSE?
ASPETTIAMO E VEDREMO.

UN AMICO DELL’UOMO. L’ANGELO TUO

15 Marzo 1986 / 15:45 /


Andrea Macchiarini

23 Agosto 2025

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