
Mio Amato Gesù,
Ho così tante cose che desidero dirti, eppure sento che mi mancano le parole. Quando si tratta di Te, ogni parola umana mi sembra piccola, povera, incapace di esprimere ciò che il mio cuore sente davvero. Ci sono sentimenti che non possono essere tradotti nella lingua di questo mondo, perché sono molto più profondi di ogni suono, molto più grandi di ogni frase.
Davanti a Te mi sento come una bambina che non desidera altro che restare per sempre tra le braccia della propria madre, avvolta negli abbracci, ricevere baci sulla fronte, ascoltare le parole che calmano ogni paura:
“Non avere paura, tutto andrà bene.”
Così sei Tu per me.
Tu sei il mio rifugio.
Tu sei la mia pace.
Tu sei la mia sicurezza in mezzo a ogni tempesta.
Tu sei il mio respiro, la mia luce, la mia forza.
Tu sei la mia vita. Sì, Gesù, Tu sei la mia stessa vita.
Ti ricordi l’ultima volta che mi hai visitata? Ho pianto così tanto che le mie lacrime hanno bagnato il tuo vestito e le Tue mani. E mentre Tu mi tenevi le mani con quella dolcezza che solo Tu sai donare, ho fatto uscire dal profondo dell’anima queste parole:
“Tu sei la mia vita. Io non posso vivere senza di Te.”
E in quel momento non volevo che te ne andassi. Non volevo che finisse. Non volevo tornare in un mondo dove i miei occhi non potessero vederti.
Ma Tu, come sempre, mi hai rassicurata. Con il Tuo amore immenso mi hai assicurato che ti avrei visto ogni volta che ne avessi avuto bisogno.
Ogni volta che mi visiti, mi prendi per mano come una bambina che sta appena imparando a camminare. Mi insegni come camminare, come vedere, come ascoltare, come sentire, come proteggermi, come perdonare, come amare. Mi insegni come vivere con l’anima, non solo con il corpo. Sono insegnamenti che porto impressi profondamente dentro di me e cerco di viverli ogni giorno. Ma spesso mi sento peccatrice, piccola, indegna. So che non do abbastanza, anche se ci provo. So che cado anche lì dove vorrei restare salda.
E poi rimango a riflettere, in silenzio, con domande che nascono nella mia mente e che ancora non ho avuto il coraggio di porti. Tu sai quali sono. Tu conosci quella paura che mi fa tremare l’anima prima ancora che io stessa la riconosca. Tu sai cosa desidero chiederti.
Mi spaventa pensare che in quel giorno maledetto, quando l’umanità scelse di crocifiggerti, forse anch’io ero lì… a guardarti mentre ti torturavano, mentre soffrivi per noi, e non ho avuto la forza di fare nulla. Questo mi trafigge nel profondo.
Vorrei ricordarlo… ma no, non ancora. Non sono pronta a rivivere quel momento. Mi fa male anche solo vederlo rappresentato in un film; come potrei portare nel cuore la verità di quella realtà?
Forse allora non ho compreso davvero. Forse non ho visto con gli occhi con cui ti vedo oggi. Ma ora sì… ora comprendo di più. E ora voglio essere lì accanto a Te. Voglio, se me lo permetti, condividere con Te almeno una parte di quel dolore. Anche se sono così debole, anche se le mie spalle non riescono a portare molto peso, voglio comunque essere con Te. Perché l’amore non sa restare lontano quando la persona amata soffre.
Tu conosci le mie debolezze meglio di me stessa. Tu sai quante volte vedo le persone camminare per strada cieche e sorde spiritualmente, e dentro di me nasce un grido. Mi viene voglia di urlare, di scuotere tutto, di lacerare con forza affinché cada il velo dai loro occhi e possano vederti. Nella mia mente divento dura, divento aggressiva, perché mi fa male che non ti conoscano, mi fa male che ti rifiutino, mi fa male che camminino come smarriti mentre la Luce è così vicina a loro.
Ma subito mi ricordo che questa non è la Tua via.
Tu non costringi.
Tu non violenti.
Tu bussi con dolcezza.
Tu aspetti con amore.
Tu parli con pazienza.
Tu vinci con misericordia.
E così ritorno ancora una volta ai Tuoi insegnamenti. Imparo di nuovo la saggezza, la pazienza, l’amore senza limiti, anche per questi poveri ciechi che non sanno quello che fanno. In un mondo dove l’uomo nutre l’anima malata con la sventura del proprio fratello, Tu mi insegni a pregare per loro, a non odiarli, a non arrendermi, a non diventare come l’oscurità che voglio combattere.
Spesso mi sento impotente. So che da sola non posso fare molto. Ci sono momenti in cui il peso di questo mondo mi sembra troppo grande per il mio cuore. Ma allo stesso tempo mi sento anche benedetta, perché anche se non sei fisicamente qui con me, non mi hai mai lasciata sola. Mi hai lasciata sotto la guida del Tuo prediletto, Giovanni (Giorgio), che risveglia in me la nostalgia per Te ogni volta che parla, ogni volta che insegna, ogni volta che mi riporta a Te.
Mi sento benedetta anche perché, in questo mondo dove così spesso mi sento straniera, smarrita, quasi orfana, Tu mi hai donato la famiglia più bella che potessi mai avere: la famiglia Giovannea. E lì, in mezzo a loro, la mia anima trova un frammento di casa, un calore che mi ricorda che nessuno che appartiene a Te è mai veramente solo.
L’ultima volta che mi hai visitata, ho visto quanto dolore portavi per noi, per l’umanità di oggi. Ti sei disteso nella mia camera da letto, coperto da una coperta rossa come il sangue, che ti copriva fino a metà del volto. Era un’immagine che mi ha trafitto il cuore. E mentre ti guardavo, capivo che le persone continuano a crocifiggerti decine di volte al giorno. So che, se ti manifestassi di nuovo tra loro, molti non perderebbero l’occasione di crocifiggerti ancora.
E io piango. Piango tanto. Le lacrime diventano mie compagne costanti ogni volta che penso a Te, al Tuo amore, alla nostra ingratitudine, alla cecità di questo mondo. Eppure, in mezzo a tutte quelle lacrime, ricordo anche il Tuo sorriso. Ricordo come sorridi di questi folli che credono di averti sconfitto.
Perché come può essere sconfitta la Luce?
Può essere ucciso il Sole?
Può spegnersi la Vita?
Può fermarsi l’Eternità?
Ogni volta che questi folli pensano di averti ucciso, Tu ti rialzi ancora più forte, più vivo, più luminoso. La Tua Luce diventa così potente da accecare coloro che vogliono vivere nell’oscurità, mentre a coloro che ti hanno cercato con cuore aperto apri gli occhi verso l’eternità.
E io, Gesù, non desidero altro che essere Tua. Nelle lacrime, nella gioia, nella paura, nell’attesa, nel silenzio, nella sofferenza, nella speranza. Tua quando mi sento forte e Tua quando mi sento spezzata. Tua quando ti sento vicino e Tua anche quando il desiderio di Te mi brucia dentro.
Tua per sempre.
Matilda Mulla
29 Marzo 2026
Allegati:
- L’Immortale. Quando un libro ti sceglie.
- Il coraggio del No
- Davanti al calice vivente
- La nostra gioia e il dolore del mondo
- La luce che nasce quando ci amiamo
- Quando il Cielo discese sulla Terra: Il vero significato del Natale
- Finché tutto diventa lui
- Il tempo e l’amore
- In ogni nostro respiro…
- Complicità del Silenzio
