
Parte prima.
Nel Vangelo di Matteo al paragrafo 24, Gesù parla ai suoi discepoli della fine dei tempi, della distruzione di Gerusalemme e della seconda venuta del Figlio dell’uomo. I discepoli chiedono a Gesù:
“Dicci quando avverranno tutte queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine dell’età presente?”.
Gesù dice tante cose, ma solo su due cose vorrei porre in modo particolare la vostra attenzione.
La prima è al versetto 15, Gesù dice: “Quando dunque vedrete l’abominazione della desolazione, in luogo santo, della quale a parlato il profeta Daniele”. La seconda è al versetto 36: “Ma quanto a quel giorno è a quell’ora nessuno li sa, neppure gli Angeli del cielo, neppure il Figlio, ma il Padre solo. Come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni prima del diluvio si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e s’andava a marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e la gente non si accorse di nulla, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figlio dell’uomo”.
Il vangelo qui fa un confronto: “La venuta del Figlio dell’uomo sarà uguale a due momenti storici, narrati nel vecchio testamento, l’abominio della desolazione in terra santa, narrata dal profeta Daniele. E la quotidianità della gente, al tempo di Noè, che precedete il diluvio”.
Il messaggio qui è chiaro; vai a vedere cosa vuol dire “abominazione della desolazione” e cosa succedeva in quel tempo, prima che Noè entrasse nell’arca?
Qual’era la situazione a quel tempo?” Perché così sarà quando tornerà il Figlio dell’uomo. Per prima cosa andiamo a vedere a cosa si riferisce o cosa si intende per “abominazione della desolazione”.
Ci sono diverse fonti che cercano di spiegare il significato di questa profezia data dal profeta Daniele, basta andare a leggere o cercare su internet.
Ma io voglio portare a vostra conoscenza solo alcune di queste interpretazioni in ambito cristiano, perché gli esempi seguenti sono solo a scopo illustrativo e non riflettono una traduzione o una citazione diretta. È compito e responsabilità di ognuno, di verificare i fatti.
(1) Abominio o abominazione della desolazione, in ambito cristiano, indica una profanazione significativa del Tempio, annunciata nei Vangeli e nel libro di Daniele. Naturalmente qui è importante capire di quale tempio si stia parlando. È un segno profetico di grande sacrilegio e imminente calamità, spesso associato all’idolatria e all’anticristo.
Questo termine descrive un evento futuro di grande malvagità, un precursore della distruzione e un segno dei tempi finali che precede il giudizio Divino. Rappresenta una grave conseguenza della disobbedienza a Dio e un avvertimento contro le false rivendicazioni di potere.
(2) “L’abominio della desolazione” nel cristianesimo si riferisce a un evento di profanazione o di sacrilegio di grande importanza, spesso associato al Tempio e visto come un segno profetico.
È un termine che indica un’epoca di sconvolgimenti e di grande angoscia nei luoghi sacri. Questo concetto è menzionato in diversi testi blibici, come il vangelo di Matteo, il vangelo di Marco e nel libro di Daniele.
Nell’ambito del Cristianesimo delle origini, l'”abominio della desolazione” assume un significato ancora più ampio, segnalando un segno futuro di grande malvagità e un segno dei tempi della fine, che precede la manifestazione di un salvatore Divino. Si riferisce a una profanazione significativa che preannuncia il giudizio divino.
Alcuni studiosi lo associano alle azioni dell’anticristo nel tempio, che porterà grande devastazione e reclamare il potere. “L’abominio della desolazione” è quindi un monito sulla disobbedienza a Dio e sulle severe conseguenze. È un invito alla vigilanza e alla preparazione spirituale di fronte alle sfide future.
Basta andare a vedere quello che sta succedendo oggi in Palestina e in Israele, in tutto il medio oriente, in Europa tra la Nato, la Russia e Ukraina, e che l’umanità intera si trova sulla soglia di un conflitto nucleare mondiale fra oriente e occidente, per capire la realtà dei fatti. Considerando anche il fatto, che il tempio di Dio per Gesù è il corpo umano, non quello fatto di pietra. Se questa non è” l’ abominio della desolazione” che cos’è allora ?
Andiamo a vedere cosa è successo ai giorni di Noè perché così sarà alla venuta del Figlio dell’uomo.
Genesi 6,1:
“Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla faccia della terra e furono loro nate della figlie, avvenne che i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e presero in moglie quelle che si scelsero fra tutte”.
Il Signore disse: “Lo Spirito mio non contenderà per sempre con l’uomo poiché, nel suo travisamento, egli non è che carne; I suoi giorni dureranno quindi centoventi anni”. In quel tempo sulla terra c’erano i giganti, e ci furono anche in seguito, quando i figli di Dio si unirono alle figlie degli uomini, ed ebbero da loro dei figli.
Questi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi sono stati famosi. Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo. Il Signore si penti di aver fatto l’uomo sulla terra, e se ne addolorò in cuor suo.
E il Signore disse: “Io sterminerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato: dall’uomo al bestiame, ai rettili, agli uccelli dei cieli; perché mi pento di averli fatti”. Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore”.
All’inizio Dio aveva detto: “Crescete e moltiplicatevi”. Per poter intendere bene questo punto dobbiamo sapere bene il significato di maschio e femmina perché nella bibbia nulla è a caso. Perché si dice che si generava solo “figlie ?
La parola “maschio”, zakar, vuol dire “ricordarsi” mentre, la parola “femmina”, nuqva, vuol dire “buco”. Un’opera senza femminile non produce niente, è un buco nell’acqua, non fa germogliare e non feconda niente. Ma di cosa si deve ricordare il “maschio”?
Il maschio è colui che ricorda la sua opera: la sua opera è quella di sposare la “donna”; ma la “donna” non è altro da sè; nella bibbia non è il partner, ma l’altra parte di sé, la parte che gli manca, che ha dentro in germe ma che deve plasmare con “fatica e dolore” e che lo porterà alla costruzione di sé stesso.
L’uomo si realizza solo quando la sua “anima” si spiritualizza. Quando nella genesi scrive: “crescete e moltiplicatevi”, non è riferito solo al “fare figli”. “Crescete e moltiplicatevi” riguarda anche il divenire, il fare dentro, il poter essere e realizzare ciò che si può essere e diventare. Ecco cosa era successo al tempo di Noè: si erano dimenticati di essere figli di Dio.
Si erano dimenticati di compiere la grande opera: costruire se stessi, far risplendere la luce dello spirito che è posta in ogni creatura; far emergere e far crescere l’anima, il regno di Dio in ogni uomo. Facciamo un passo indietro, andiamo a vedere chi sono questi figli di Dio che prendono in moglie le figlie degli uomini.
Con il capitolo 6 della genesi, inizia il grande racconto del diluvio, il narratore lo introduce raccontando delle unioni dei figli di Dio con le figlie degli uomini. Unioni tra uomini esseri appartenenti alla sfera del Divino, con donne, esseri abitanti della terra. I primi sono ritenuti immortali, i secondi invece sono ritenuti al limite della morte.
A ben guardare questi versetti sembrano slegati dal contesto del racconto, ma in realtà non lo sono affatto, perché forniscono uno dei motivi per cui Dio manda il diluvio sulla terra, perché illustra il tentativo di rompere quel confine che è la differenza tra il mondo Divino e il mondo umano.
Ricordate la tentazione del serpente ad Adamo ed Eva:
“Se mangerete del frutto di quest’albero, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio”.
Il legame però esiste anche con il tempo che precede il diluvio, anche se in modo più formale. Si parla delle “figlie degli uomini” solamente menzionate di sfuggita nel capitolo 5 della genesi e apparentemente senza importanza nella linea genealogica.
Ora diventano il focus della breve narrazione, in quanto vengono presentate come realizzazione del progetto dei “figli di Dio”, di conquistare a proprio piacimento quanto più belle “figlie degli uomini”.
E proprio su questa illusione cala la parola di Dio che condanna tale stile di vita riproponendo il senso del limite della vita umana. Tutto ciò serve da premessa negativa al racconto del diluvio, perché l’uomo ha ormai raggiunto l’apice del male, tentando con illusoria e deludente scalata al mondo Divino di ” iventare come Dio .
Il narratore in questi versetti a introdotto i “Figli di Dio”, ma chi sono ?
Mi soffermerò a una sola ipotesi, per non dilungarmi troppo. Questa ipotesi vede in essi degli esseri di natura Divina, come gli Dei dei racconti mitologici, o gli angeli e gli spiriti celesti che attende letture li qualificano come angeli decaduti.
Qui diventano utili i richiami che fa il testo a genesi 2-3. In genesi 3, il peccato era consistito nel vedere, prendere, mangiare la mela dell’albero proibito.
Anche qui i “figli di Dio” vedono la bellezza delle “figlie degli uomini”. Se le prendono di loro iniziativa selezionandole a seconda del piacere da soddisfare manifestando così una certa insaziabilità (quante ne vollero).
Il progetto relazionale uomo-donna, è interamente stravolto dalla insaziabilità, ingordigia e dal desiderio maschile di trovare appagamento, e nell’intento di diventare del tutto “essere Divini” .
Il progetto “dei figli di Dio”, di usurpare quanto è prerogativa di Dio, è drasticamente ridimensionato dalle parole di Dio, nel versetto in cui risuona netto il contrasto tra il “mio spirito” ed “egli è carne”.
Il creatore non vuole la morte dell’uomo nel suo tentativo di rubare l’immortalità, quanto piuttosto che egli impari a fare i conti con la sua realtà limitata e fragile e viva in pienezza i giorni che gli sono concessi di vivere.
L’immortalità non passa costruendo una razza pura, clonabile a piacimento. Selezionando figli secondo determinate esigenze, esorcizzando la vecchiaia e la morte, con comportamenti giovanilistici di vario genere. Decidere a piacimento con chi relazionarsi sessualmente, seguendo il proprio istinto.
Non sono forse tutte modalità per tentare di apparire come “Dio in terra”, seminando così violenza nelle relazioni, un vero diluvio che minaccia l’esistenza stessa dell’umanità ?

L’umanità prima del Giudizio. Parte seconda.
Ecco cos’era successo ancora al tempo di Noè: si erano dimenticati di essere i figli del Re. Si erano dimenticati della grande opera: costruire se stessi, far risplendere la luce che dorme in ogni creatura; far emergere e far crescere l’anima, il regno di Dio dell’uomo.
Al tempo di Noè la gente costruiva fuori, nel regno della quantità: mangiava, si ingrossava, si “ingolfava” di cose, di prodotti, di esperienze, di relazioni, di scoop, di piacere vacuo, ma non cresceva dentro nel regno dell’essere. Così “mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito e non si accorsero di nulla, finché venne il diluvio e li inghiottì tutti” (Mt 24,37).
Il diluvio rappresenta lo stato di incoscienza totale, il caos. L’acqua del diluvio copre, montagne, alberi, piante, animali, creature, terra ed ogni cosa che esiste. E’ l’immagine archetipa, profonda dell’inconsapevolezza, dell’incoscienza: vivi, ci sei a questo mondo, ma non sai il perché, neppure ti rendi conto di esserci.
La gente mangia e beve, prende moglie e marito, vive, ma non si pone domande, vive in superfice, non ha coscienza della sua profondità d’animo.
Le persone “mangiano e bevono”, “mangiano e bevono” ancora. Hanno bisogno di riempirsi fino all’orlo.
La parola chiave di quella società era drogarsi con il cibo; con le bevande; con i piaceri carnali; per poi prendere le sembianze di stordimento, di alienazione, di godimento ad oltranza; è una società rintronato, rintontita.
Erano diventati dei balordi, avevano bisogno di svaghi, di fughe, di eccitazione, di scoop, di attività per distogliersi dalle proprie preoccupazioni e dalle proprie questioni e pene.
L’inconsapevolezza genera solo distruzione e divisione. “Il sonno della ragione genera i mostri”.
Il demoniaco è solo buio, ignoranza, non luce, non coscienza.
“Mangiavano e bevevano”. Il dramma delle nostre famiglie si consuma la sera con la televisione: ” on fanno niente in tv. È tragico eh Perché se non c’è niente in tv, noi che cosa si fa? Tutto questo non dice la povertà delle nostre relazioni, la superficialità di uno stare insieme?
Oggi abbiamo internet, i telefonini, i computer, ma manca il vero dialogo, il vero stare insieme, la vera relazione, con sé stessi e con gli altri.
Tutto questo non dice la vera realtà sulle nostre relazioni? non dice la superficialità sul nostro stare insieme?
Solo relazioni esteriori fredde. Nel cuore degli uomini non arde più la fiamma dello spirito, e allora ecco un nuovo diluvio; Non più con l’acqua, ma con il fuoco della Giustizia di Dio.
Enzo Ranieri
27 Gennaio 2026
