
DAL CIELO ALLA TERRA
Vai verso la luce!
HO SCRITTO IL 5 AGOSTO 2025:
IL FRATELLO DANIEL È STATO PER TUTTI NOI UN SAGGIO FRATELLO CHE HA DATO PROVA DI CONOSCERE LA LEGGE DELLO SPIRITO.
LEGGIAMO IL SUO MERAVIGLIOSO RACCONTO SULLA MORTE-VITA DELLA SUA AMATA MOGLIE.
Adoniesis
Pianeta Terra / 6 agosto 2025 / G.B.
Condividiamo l’esperienza vissuta da un fratello dell’Opera, Daniel Castillo, che ha accompagnato sua moglie, insieme a suo figlio, nella sua dipartita. Un’esperienza di valore utile per tutti, essendo espressione tangibile di quello che dovremmo fare quando un essere amato lascia questo mondo. Il testo è tratto da un intercambio di audio tra Daniel e Giorgio.
La Redazione
4 Agosto 2025
Vai verso la luce
Giorgio, lo farò in audio, poi se vuoi ti scrivo quello che riguarda mia moglie.
Molti anni fa ho sognato cosa si prova dopo la morte, ed era così, così meraviglioso che lo dicevo a tutti: sulla Terra non si può descrivere. Così, da un po’ di tempo, preparavo mia moglie a questo, le dicevo di cercare la luce quando arrivava il momento, che avrebbe visto i suoi familiari. Le ultime due settimane sono state le più belle, come un fidanzamento, dove lei mi diceva: ti adoro, ti amo. E io le dicevo: amore mio, io ti adoro sopra ogni cosa, come adoro i nostri figli, come adoro nostro figlio, che è stato un angelo che ci hai donato. E le dicevo: la cosa che mi renderebbe più felice è sapere che, anche solo un po’, ti ho avvicinata al Padre, se ti ho aiutata ad avvicinarti a Lui. E lei mi diceva: tu non sai quanto mi hai cambiata… non puoi immaginare.
In quei ultimi giorni lei vedeva già un essere con la barba e un altro in uniforme. Io le ho detto: saranno le milizie celesti. A nostro figlio diceva: sarà la morfina… poi le ho spiegato… dopo che tutto è accaduto, le ho spiegato.
Quella mattina – lei è morta all’una di notte del 24, era molto magra, pelle e ossa… solo pelle e ossa. La notte, per dormire, il suo corpo le dava fastidio. Si sentiva così male, che mi ha chiesto più morfina. Le ho detto: te l’ho già data tutta, amore mio, te l’ho già data tutta, mamma. Io la chiamavo “mamma”. Avevamo la policlinica a un isolato da casa, erano le 10 di sera, e le ho detto: aspetta mamma, vado a consultare la dottoressa.
Vado dalla dottoressa, lei mi dice: arrivo subito. Viene e dice: le daremo un po’ di morfina sottocutanea, perché il fegato è molto compromesso e potrebbe non aver metabolizzato il farmaco.
Le dà la morfina sottocutanea, si addormenta, la dottoressa se ne va, ma cinque minuti dopo torna lo stesso malessere. Richiamo la dottoressa e lei torna di nuovo. Mi dice di chiudere la porta, che la sederebbero. Io dicevo: no, ucciderla no, non le date quel cocktail che usano qui. Lei mi risponde: no, no, solo sedarla, è questione di ore o giorni. Lei decide se vuole che avvenga qui o là.
Le ho detto: se è questione di giorni, mio figlio ed io ci saremo 24 ore al giorno, ma possiamo occuparcene meglio con un’assistente, perché con un corpo inerte per me da solo sarebbe difficile.
Allora mi dice: chiameremo un’ambulanza specializzata, ma dato che siamo in un paesino ci vorrà circa un’ora…
Esco dalla stanza e dico a nostro figlio: Joaquín, dobbiamo salutare la mamma, perché non tornerà più a casa.
Ci siamo messi a piangere… ora sto un po’ male, ma a volte piango come una madre che ha appena avuto un figlio, per la gioia di ciò che è successo…
Allora ci siamo messi uno da un lato e uno dall’altro, e le dicevamo: “mamma, noi stiamo bene, vai verso la luce… cerca la Luce… siamo rimasti così per alcuni minuti, e a lei è passato quel disagio che aveva, ha cominciato a tranquillizzarsi, ci prendeva per mano, ci guardava… e a un certo punto ha cominciato ad alzare le braccine verso il soffitto.
Noi continuavamo a dirle: “mamma, vai in Cielo, vai verso la Luce. Vai alla Luce, noi stiamo bene, ti adoriamo, ti amiamo… (non riesco a trattenere il pianto, mi spezzo ogni volta che racconto questo)… Siamo andati in ospedale, ci hanno messo in una stanza da soli, perché lei aveva lavorato in quell’ospedale… abbiamo continuato con la stessa routine, lei aveva ormai lo sguardo perso, non ci prendeva più per mano, era debole.
Non l’avevano ancora sedata… a un certo punto, mentre eravamo ognuno in un lato del letto e le dicevamo: mamma, vai in Cielo, alla Luce… arriva l’infermiera e mi dice di uscire, che la avrebbero sedata. Quando esco dalla porta, esce anche l’infermiera e mi dice: mi dispiace tanto… cioè, mia moglie era morta tra le mie braccia e quelle di mio figlio.
Non so… è una sensazione strana, ma so che lei è andata con il Padre e con i Fratelli… quando mi hai scritto che era con gli Angeli e con i Fratelli è stato un sollievo, perché ho sentito che avevo contribuito a condurla verso la luce… io la conoscevo come una persona ribelle, e se n’è andata trasformata… ma devo piangere per sfogarmi, Giorgio, però tu mi hai dato la risposta di cui avevo bisogno: che avevo fatto ciò che mi ero impegnato a fare con lei.
Abbiamo una stufa a legna, chi si alzava di notte la riaccendeva. Ero così stanco quella notte, e siccome in camera avevo una stufa elettrica, ho detto: la accenderò domani… si era spenta.
Non riuscivo a dormire e dicevo: “mamma, mamma, so che sei qui con noi, ci vedrai piangere, ma ti vogliamo bene, ti adoriamo, e stiamo bene, solo dammi un segno che stai bene. Dopo pochi minuti che ho detto questo… sì, un tizzone può prendere fuoco da solo… ho acceso molti fuochi, faccio anche grigliate… ma delle fiammate come quelle no!…
Sono rimasto felicissimo. Per due notti di seguito ho chiesto quella risposta, e per due notti l’ho avuta. Il terzo giorno le ho detto: “mamma, sei già stata con noi, sono passati tre giorni, ora devi andare, solo dammi un segno che te ne vai come mi hai dato gli altri, ma che ora tagli con questo mondo e vai via bene”.
Mia moglie aveva un cellulare nuovo e, dato che negli ultimi tempi aveva problemi di motricità, non aveva mai impostato alcun blocco. Così, ogni mattina dopo la sua partenza, prendevo quel telefono, guardavo qualche foto, recuperavo alcuni contatti e avvisavo qualche sua amica di ciò che era accaduto. Lo facevo per qualche minuto, ogni mattina. La batteria era sempre carica al cento per cento, e il telefono era sempre accessibile, senza blocchi.
Eppure, proprio quando le ho chiesto quel segnale che mi confermasse che se ne andava via… che stava bene… improvvisamente comparve un blocco. Il telefono risultava bloccato da un codice. Non so come sia successo. Ho dovuto portarlo in negozio per farlo sbloccare. Quello fu il terzo segnale consecutivo.
Questo è ciò che volevo condividere su mia moglie.
Giorgio risponde a Daniel:
La tua storia è commovente così come l’hai raccontata. E io voglio usare il tuo audio, se mi autorizzi, così che tutte le arche del mondo imparino questi insegnamenti… come si mettono in pratica gli insegnamenti di Adoniesis e di Giorgio, quando un familiare se ne va… è una lezione magistrale che hai dato alla vita, tu e tuo figlio, a tutte le arche. Voglio che la tua voce sia di insegnamento per chi ha paura della morte, dell’aldilà…
Sei stato la voce del Padre che ci guida quando muore una persona cara. Voglio la tua autorizzazione, con tutto il tuo pianto, che commuove migliaia di fratelli che fanno parte delle arche. Dirò chi sei. Presenterò io il podcast che farò con la tua voce e farò la traduzione in italiano. Lo voglio preparare. Non lo farò in due giorni, ma sarà molto, molto serio, perché rimanga nella storia come si accompagna all’aldilà una persona amata che sta morendo. È stato magistrale.
Grazie. Ti voglio bene. E puoi dirlo all’arca lì, che questa è la mia volontà, che farò questo.
