Viaggio nell’invisibile tra scienza e spiritualità

Di Annalisa Magnolfi

Gesù ci ha portato la buona novella che non siamo di questo mondo ma purtroppo ancora continuano a crocifiggerlo per impedirgli di scardinare un sistema fondato sul denaro, sull’avidità, sulla menzogna e sulla manipolazione sotto la spinta del materialismo, il tutto protetto e mascherato dalla facciata del buonismo e del politicamente corretto....

Viaggio nell’invisibile tra scienza e spiritualità

Di Annalisa Magnolfi

Gesù ci ha portato la buona novella che non siamo di questo mondo ma purtroppo ancora continuano a crocifiggerlo per impedirgli di scardinare un sistema fondato sul denaro, sull’avidità, sulla menzogna e sulla manipolazione sotto la spinta del materialismo, il tutto protetto e mascherato dalla facciata del buonismo e del politicamente corretto....

ILLUSIONE di Massimo Citro della Riva

L’autore Massimo Citro della Riva è un medico che si è formato anche in ambito letterario, lavora come psicoterapeuta ed è un ricercatore indipendente; è stato lo scopritore del TFF (Trasferimento Farmacologico Frequenziale), una metodica innovativa che consente di trasferire a un sistema vivente, attraverso circuiti elettronici, le proprietà farmacologiche di molte sostanze.  Molti lo conoscono per i suoi numerosi interventi rintracciabili in You-tube oltre che autore di diversi libri.

Ma noi vogliamo parlare del suo ultimo libro “Illusione” il cui titolo anticipa il tema trattato e il cui sottotitolo “viaggio nell’invisibile tra scienza e spiritualità” è una garanzia per i ricercatori della verità che ormai non possono più fare a meno delle verifiche scientifiche.

Cosa è in definitiva la realtà? Cosa è il tempo? Cosa significa nascita e morte?  Che senso ha la nostra vita? Cosa c’è dopo la morte? Tutti temi cari alla spiritualità ma rivisitati alla luce delle teorie che hanno fondamento sulla meccanica quantistica e che si sposano in gran parte con le dottrine filosofiche dell’antica Grecia (Eraclito, Platone, Anassimandro, Aristotele), buddiste, induiste e infine anche cristiane. Citro si chiede se tutto ciò che viviamo esiste davvero o se invece viviamo una realtà virtuale.

Ma partiamo dall’inizio: capire cosa è la realtà, capire cosa è tutto il mondo che ci circonda, noi inclusi, significa porci la domanda cosa è la materia, i corpi fisici di cosa sono fatti e le forme da dove prendono origine? Gli elementi naturali che conosciamo sono 92 a loro volta costituiti da particelle elementari che sono sempre le stesse in tutto l’Universo; più la materia la si analizza più essa assume aspetti privi di forma e di identità; in pratica tutto è composto dalle stesse particelle, quindi è interessante capire da dove emergono le innumerevoli forme sapendo che è la forma a dare significato alla materia.

Facciamo un passo indietro: come noi realizziamo la realtà? Tramite le facoltà sensoriali (vista, udito, tattile, olfattivo) le informazioni arrivano al nostro cervello che trasforma questi impulsi in immagini mentali. Gli stessi pensieri costruiscono immagini!

Ma l’immagine mentale corrisponde veramente alla realtà o è una costruzione, una elaborazione soggettiva?

Non è che noi viviamo tutta la vita credendo che il film che il nostro cervello ci proietta sullo schermo della mente sia la realtà?

I sensi sappiamo che sono in grado di decriptare e leggere solo una piccolissima gamma di stimoli esterni, sembra solo il 5% delle frequenze che ci attraversano! È ormai assodato che il 95% del nostro universo è costituito da materia oscura e da energia oscura.

Questa materia/energia oscura la possiamo chiamare anche “materia pura”, ne viene che i nostri sensi colgono solo una parte della realtà, il resto rimane a noi invisibile.

La fisica quantistica afferma che è l’osservatore a creare la realtà, ma è anche vero che le onde non sono reali ma sono onde di probabilità, previsioni statistiche, funzioni d’onda; solo al collasso della funzione d’onda la particella assume una ben precisa posizione nello spazio e dunque appare la realtà.

Platone lo aveva già intuito 400 anni avanti Cristo nel mito della caverna che ciò che crediamo realtà è solo illusione, illusione governata dai nostri sensi che ci forniscono una visione distorta del mondo e di noi stessi.

Le filosofie orientali la chiamano Maya.

Purtroppo, ancora la scienza (materialista e riduzionistica) fonda la sua esistenza sul principio cartesiano “cogito, ergo sum” o “percipio, ergo sum” e chi osa metterlo in discussione è un visionario nella migliore delle ipotesi se non un complottista.

La metafora di Platone potrebbe essere trasposta e traslata nel mondo attuale: gli schiavi sono i giocatori di un videogiochi (dotati di visore, cuffie acustiche, sensori di movimento e guanti speciali per le percezioni tattili) che impersonificano il Gioco della vita accettando di credere nella realtà dello spazio e del tempo e anche se nessuna delle due è vera: ma questo è l’unico modo per apparire in questo  pianeta!

Nasciamo senza un libretto di istruzioni e subito ci viene proposto il video gioco, forse parzialmente consapevoli che presto il gioco finirà, ma questo non si interrompe e nel frattempo ci affezioniamo al nostro personaggio (bello o brutto che sia), ci identifichiamo, ci dimentichiamo da dove siamo venuti e cosa dobbiamo fare, ci dimentichiamo di essere anima (aggiungerei immortale).

SCENA-RETROSCENA

Citro ci fornisce una visione della realtà in stretta relazione con ciò che per noi è invisibile.

Introduce il concetto di retroscena e di scena; scena è la manifestazione della realtà, il retroscena è materia pura, quella materia senza forma, volume e densità, svincolata dal tempo che noi possiamo percepire solo quando diventa combinata ossia assume una massa e una forma.

Il retroscena del mondo fisico è l’antimondo del nostro mondo, la tela dove si ricama la storia dell’Universo; il retroscena è, la scena diviene.

Il retroscena è la materia pura che comprende tutte le forme, tutte le informazioni, i progetti e le idee, è il mondo delle potenzialità.

La fisica, in particolare la fisica classica, si è fermata a conoscere, studiare e misurare ciò che appare nella scena considerandola assoluta escludendo tutto quello che non è percepibile ai nostri sensi, anche se per comprendere perché la materia, i corpi fisici assumano quella specifica forma, colore, densità, odore bisogna conoscere quell’universo che noi consideriamo come “vuoto”.

VUOTO QUANTISTICO

Questo Vuoto cosa è? È l’antico “fra” che si interpone tra i pieni, studiato dai filosofi greci, alchimisti,  fisici come Newton e Severi, oggi viene chiamato “campo di punto zero” nell’ambito di un sistema quantistico, matrix divina e poi vedremo che potrà assumere anche altri significati.

Era il 1595 quando Fra Tommaso Campanella scriveva sul De Sensu rerum che” il vuoto è divina creatura, continuità che tiene congiunto l’Universo “e dieci anni prima Giordano Bruno scriveva nel “De Magia” il vuoto non esiste come spazio senza corpo, ma il vuoto è lo spazio in cui diversi corpi si susseguono e si muovono… le cose sono unite da uno spirito universale, presente in tutto il mondo ed in ogni parte del mondo”; successivamente  in “De rerum principiis et elementis et causis “Giordano ripete che i vuoti sono colmi di uno Spiritus o Virtus che occupa tutti gli spazi della materia.  Lo stesso Leonardo da Vinci nel “Codice Arundel” cita: l’essere del nulla è grandissimo e infra le cose del mondo tiene principato!

Anche Mozart scriveva che la vera musica è fra le note, quindi nei vuoti non nei pieni.

Oggi non si parla di vuoto, perché il vuoto non è vuoto ma campo che contiene l’informazione.

Parmenide lo aveva intuito sei secoli prima della nascita di Cristo che il mondo è il non essere, contrapposto all’unica cosa reale che è l’essere, ossia la materia pura, lo spazio unico infinito di Giordano Bruno e di Anassimandro, l’infinito indeterminato di Aristotele.

È dunque l’informazione contenuta nel campo a dare forma consentendo alla materia pura di combinarsi in massa.

Il vuoto come sorgente di tutti i campi e di tutte le forze: gravitazionale, elettromagnetica, forza nucleare debole e forte.

I grandi filosofi del passato avevano intuito che i corpi sono illusione; l’universo non esiste davvero, esiste come virtualità per la coscienza che partecipano a quella virtualità; è la “vacuità” dei buddisti.

Ma è solo a partire da XX secolo che queste speculazioni filosofiche sono diventate ipotesi e teorie di una nuova fisica, la fisica quantistica.

FISICA QUANTISTICA

Planck parla di quanto elementare, Bohr intuì che l’elettrone può trovarsi solo in determinate orbite, Heisenberg teorizzò la fisica quantistica e Schrodinger la completò trovando l’equazione che governa la forma ed il comportamento delle onde di probabilità che chiamò funzione d’onda.

Il principio base della fisica quantistica lo possiamo riassumere che tutto ciò che osserviamo non corrisponde a verità ma è il risultato della interazione tra un fenomeno e la sua osservazione: la semplice osservazione condiziona il fenomeno osservato.

Ogni elettrone nell’universo sempre ruota a velocità fissa e immutabile; la posizione e la quantità di moto resta indeterminata finché un osservatore non fa collassare la sua funzione d’onda.

Ma in definitiva l’elettrone non esiste di per sé ma esistono solo stati quantistici del campo quantistico degli elettroni; infatti, le particelle si compartano come onde di probabilità e la loro esistenza avviene in concomitanza di una interazione.

Per Wolfang Pauli che lavorò per un periodo con Carl Gustav Jung persino gli archetipi e i contenuti psichici si modificano quando vengono osservati.

È del matematico John von Neumann l’idea che sia la coscienza a far collassare la funzione d’onda, mentre per Faggin-Ariano il fenomeno avverrebbe per il libero arbitrio insito nel campo osservato (che sarebbe cosciente).

Il medico Penrose, premio Nobel 2020, ha proposto che il collasso della funzione d’onda consenta l’interazione tra mondo fisico e mentale (cioè tra realtà virtuale e non essere del mondo) che avverrebbe ogni 25millisecondi, creando il flusso di coscienza.

Nel tempo la scienza ha sempre più scomposto la materia: ci stava l’atomo con le sue particelle, poi abbiamo parlato di quanti di energia e infine di onde di probabilità.

Il campo quantistico che sottende le particelle lo possiamo anche intendere come vuoto vibrante e quelle che per noi sembrano particelle non sono altro che sue perturbazioni, come le increspature degli ermetici.

Ma il fenomeno dell’Entanglement è sicuramente il più inspiegabile scientificamente: è il principio di non località in cui due parti di un sistema separate nello spazio restano unite da un campo quantico.

La non località trova conferma anche in esperimenti biologici su vegetali e animali purché appartenenti al proprio gruppo staminale o sociale anche a grandissime distanze; lo stesso vale per la magia, la radionica, i fenomeni paranormali, i riti vudù, le messe di guarigione, le messe nere, la telepatia.

Per Bohm nella fisica dei quanti non esite più il dove, il potenziale quantistico pervade tutto lo spazio come dire che ogni punto contiene il tutto che è il principio dell’Ologramma.

Krishna nella Bhagavadgita rivela: Io sono in tutto e in nessun luogo. Ogni cosa è in me e tuttavia in me è nulla.

ENTANGLEMENT/OLOGRAMMA

Per capire il principio del non località (anche della sincronicità) bisogna superare l’illusione della dualità e della molteplicità poiché in realtà tutto è Uno e le diverse entità solo solo illusioni.

Per David Bohm e per lo stesso autore del libro i corpi fisici non esistono come tali ma sarebbero solo ologrammi, perché in realtà i corpi sarebbero pieni solo per chi è immerso nella realtà virtuale.

Per Bohm infatti l’universo sarebbe un gigantesco ologramma, lo stesso per Giordano Bruno: tutte le cose dimorano nel tutto e tutte le parti del tutto dimorano in tutto (aveva anticipato il principio di non località!).

Bohm, infatti, definì ordine implicato l’ordine nascosto, che a che fare con il campo e trascende il tempo e lo spazio, e l’ordine esplicato con ciò che si manifesta nello spazio-tempo.

Se l’universo non fosse osservato non esisterebbe.

Quindi l’universo potrebbe essere descritto come un’unica funzione d’onda che collassando proietta l’immagine del cosmo su una superficie bidimensionale, la terza dimensione sarebbe il cervello a crearla (quindi illusione).

Negli anni Settanta un neurologo Karl Pribram ha scoperto che i neuroni della corteccia cerebrale rispondono solo a certe bande di frequenza; se ne viene che l’immagine visiva che si forma sulla corteccia non è l’immagine reale ma un ologramma tridimensionale, quindi un artefatto.

Tutto ciò che vediamo, tocchiamo diventa un ologramma nel nostro cervello: ecco perché l’universo esiste, perché è pensato!

Tutto ciò che a noi sembra reale: il sole, le stelle, i fiori, gli animali… sarebbero deformazioni olografiche scaturite da un complesso di forme d’onda.

La percezione che noi abbiamo della realtà è sempre discontinua perché dipende dalla velocità: cosa ci sta nell’intervallo tra due immagini (che a noi sembrano in continuità)? Quanti mondi, quante dimensioni potrebbero esistere negli istanti subliminali? Magari è attraverso questi istanti che arrivano intuizioni, premonizioni.

Ormai i fisici quantistici concordano che sono i campi che generano le particelle corrispondente all’ordine implicato, al vuoto del buddismo, alla materia pura di Severi, al retroscena, ma anche spirito o coscienza; ne viene che la materia emerge dalla coscienza (Faggin) e si ritorna così al mito della caverna di Platone e alle monadi di Leibniz (entità fondamentali ognuna contenenti un riflesso dell’intero universo).

Il concetto di non località, inoltre, ci conferma che non è possibile indagare il Tutto perché il Tutto è molto più della somma delle sue parti.

Domanda: come può la scienza assurgere il ruolo di oggettività se la realtà che arriva al nostro cervello è una ricostruzione soggettiva?

Lo stesso Ermete Trismegisto affermava che l’universo non è che una creazione mentale del Tutto, in quanto tutto è mente.

Il mondo esiste solo nella nostra mente che proietta tutti noi nel Gioco interattivo chiamato esistenza.

Sia Platone che Plotino affermano che sarebbe l’anima prima della nascita a scegliere il proprio corpo, i genitori, il tempo e il luogo; l’esistenza terrestre sarebbe solo la scuola di noi anime.

Ma per vivere questa esistenza dobbiamo immergerci completamente nel gioco di scena, che è ciò che ci fa gioire come soffrire, combattere, innamorarci…

Ma proprio Ermete ci dice “così in basso come in alto, così in alto come in basso “come dire operando in basso si possono produrre effetti sulla realtà in alto; quindi, non ci sta una vera separazione tra il sopra e il sotto, tra il dentro e il fuori perché tutto è Uno, materia pura

CURVATURA SPAZIO-TEMPO

Il principio della relatività generale enunciato da Albert Einstein è che la forza gravitazionale è in grado di modificare la geometria dello spazio-tempo nel senso che la massa rallenta il tempo e deforma lo spazio mentre nel principio della relatività ristretta spazio e tempo diventano interconnessi ossia quando lo spazio si contrae il tempo rallenta mentre quando si espande il tempo accelera.

Quindi sarebbero le masse a curvare lo spazio ed il tempo e le onde gravitazionali si comportano come increspature dello spazio-tempo propagandosi alla velocità della luce; questo concetto, quindi, non assurge più alla gravità come ad una forza ma diventa una proprietà dello spazio-tempo.

Lo spazio si comporta come un fluido, in grado di modificarsi e curvarsi rimodellato dai corpi fisici (spiega il principio per cui i pianeti ruotano intorno al sole).

In pratica un corpo denso e massiccio e ruotante trascina con sé lo spazio-tempo, lo perturba emettendo onde gravitazionali; queste a loro volta perturbano lo spazio attorno a loro modificando le distanze relative tra i corpi (anche se si tratta di misure infinitesimali).

Queste minime increspature sono in grado di curvare e piegare lo spazio, comportandosi come delle oscillazioni di minima intensità che producono minime compressioni e allungamenti.

La forza gravitazionale sempre intesa come attrazione centripeta potrebbe essere vista invece come una spinta verso il centro per controbilanciare la spinta centrifuga propulsiva dell’Universo in espansione.

La spinta centripeta sarebbe innata in tutti i corpi dell’universo, come a voler ripristinare l’equilibrio tra una forza dilatante (espansione) e contraente (gravitazionale).

BUCHI NERI

I buchi neri sono regioni dello spazio dotati di un campo gravitazionale così potente da catturare qualsiasi corpo fisico si avvicini e la curvatura dello spazio-tempo è così grande da non lasciare uscire materia e radiazioni elettromagnetiche.

Al centro del buco nero si ipotizza una regione caotica la cui curvatura è infinita e viene chiamata dai fisici “singolarità”, di una dimensione ultramicroscopica; ma i buchi neri non contengono nulla, solo spazio che si contrae trascinando con sé il tempo. La energia della singolarità è talmente intensa da schiacciare, fino a cancellare la massa, per cui non è la massa a creare la curvatura dello spazio tempo ma è la stessa intensa energia a curvare lo spazio, e la curvatura produce altra curvatura; nell’estrema curvatura il tempo rallenta progressivamente fino a fermarsi; si raggiunge la quiete: siamo nel retroscena della materia pura si domanda Citro?

L’ipotesi gravitazionale suggerita da Einstein è che la forza gravitazionale sia una spinta, più che una forza, diretta verso il centro a cui si contrappone la forza repulsiva o spinta centrifuga che garantirebbe l’espansione dell’universo; quindi attraverso la gravità la massa esprimerebbe l’istinto a tornare materia pura.

Abbiamo parlato dello spazio ora affrontiamo il tempo.

TEMPO

Il tempo deriva dalla radice sanscrita “dai” che significa dividere ( noi lo dividiamo i ore, secondi, giorni, anni) perché il nostro cervello per sperimentare la realtà ha bisogno di frammentarla (come i fotogrammi di una pellicola) e lo percepiamo scorrere in senso lineare, ma si tratterebbe di un artefatto della nostra mente, incapace di esperire tutta la realtà in un tempo simultaneo- contemporaneo; in un istante potremmo vivere tutta la nostra esistenza ma che ne sarebbe di tutto ciò che accade nella nostra vita? Ci servirebbe? Il tempo è una illusione creata dal movimento delle masse nello spazio illusorio, farebbe parte sempre del Gioco virtuale in cui abbiamo deciso di partecipare.

Questo ci fa capire che non esiste un tempo assoluto nell’Universo, il tempo lineare è soggettivo e relativo; la nostra vita potrebbe durare un giorno come per le lucciole ma dispiegandosi nell’illusorio spazio-tempo si dilata come al rallentatore fornendoci l’illusione di una vita che dura anni.

Ora, ci fa notare Citro, se la nostra percezione minima è il secondo, i centesimi di secondo e oltre sono apprezzabili solo da sistemi tecnologici; ma se per una strana magia si riuscisse a percepire il decimo o centesimo di secondo o oltre il tempo apparirebbe rallentato di 10 o 100 volte.

PIEGHE

Dopo tutte queste lunghe premesse Citro ci illustra quale è la sua congettura sull’origine dell’Universo virtuale e di come si formerebbero i corpi fisici basandosi su concetti filosofici ma anche su solide teorie di fisica quantistica.

Come fa allora la materia pura, il retroscena, l’ordine implicato a manifestarsi nella scena come massa?

Citro ci fa l’esempio del puntino disegnato nel palloncino che poi gonfiandosi si dipanerebbe e mostrerebbe tutto l’universo che conosciamo, cioè nel puntino sarebbe compreso il tutto! Ma se non si “squadernasse” noi non percepiremmo la realtà così come la vediamo; la dilatazione avverrebbe per un progetto innato nella materia pura, una “vis” che racchiude in potenza tutto ciò che si manifesterà.

Sulla base della legge gravitazionale di Einstein sono i corpi forniti di massa che curvano lo spazio-tempo da cui emergerebbero le onde gravitazionali; ma poi se è il passaggio delle onde gravitazionali che permetta di generare materia questo ancora non è stato stabilito.

Ma nel microcosmo possono le particelle (come gli elettroni), praticamente senza massa, piegare lo spazio-tempo?

E se invece immaginassimo uno spazio che si piega a formare i corpi fisici? Ossia i corpi sarebbero fatti di materia pura accuratamente ripiegata fino ad assumere qualità di solidità e volume; quindi non sarebbero le particelle a curvare lo spazio ma sarebbe lo spazio tempo che curvandosi (per motu proprio) genererebbe le particelle (che poi sarebbero alla fine illusione).

Questa modalità di ripiegatura avverrebbe con schemi, geometrie estremamente diverse e sarebbe il modo in cui la materia pura (il retroscena) si affaccerebbe nella scena.

Ma come si spiegherebbe il senso di solidità e di volume che noi percepiamo dai corpi fisici? La ripiegatura sarebbe alla base della forma, dei contorni e dell’architettura del corpo mentre la velocità con cui avverrebbe la ripiegatura conferirebbe la solidità ai corpi fisici: le piegature andrebbero a costituire tanti piccoli vortici che ruotano a velocità inimmaginabili ed a loro volta i minuscoli vortici diverrebbero pieghe più grandi.

Platone intuì già che conoscere la geometria significa capire l’eterno e la sezione aurea di Fibonacci ne è la conferma.

Questi vortici microscopici sono dunque in grado di generare gravità come le singolarità dei buchi neri; ogni microscopico vortice potrebbe essere considerato un microscopico buco nero da cui tutto origina: al centro di ogni particella di massa ci sarebbe un minuscolo buco nero che la genera.

Ne consegue siccome l’universo è olografico e frattale che tutte le singolarità dell’universo, dai protoni alle galassie, sarebbero in realtà le rappresentazioni frattali dell’unica singolarità ossia la materia pura.

Per l’autore l’universo non ha mai avuto origine e mai finirà, il Big bang non sarebbe mai esistito, non sarebbe mai nato in un punto nello spazio ma si sarebbe formato olograficamente ovunque da innumerevoli microscopici buchi neri; la materia pura, dunque, entra in scena proiettandosi su un piano bidimensionale ma che ai nostri sensi viene codificato in 3D.

Se la velocità di piegatura è ciò che differenzia un elettrone da un protone o neutrone ossia crea identità quindi discontinuità, ma sarebbe anch’essa una illusione, poiché la realtà virtuale che noi viviamo la potremmo immaginare come un unico fluido che piegandosi si condensa in quella forma piuttosto che un’altra, sarebbe un continuum.

Una diversa piegatura è ciò che differenzia un atomo di carbonio da uno di azoto.

L’identità di un corpo fisico, la sua sensazione di corpo denso, sarebbe caratterizzata dal ritmo di piegatura. I salti quantici di un elettrone da un orbitale all’altro potrebbero essere interruzioni nella piegatura!

Se ad esempio potremmo mutare il ritmo del ferro con quello del legno noi lo percepiremmo come legno, saremmo alla trasmutazione del ferro in oro degli alchimisti!

Il senza forma della spiritualità orientale che dà origine a tutte le forme si può trasporre alla materia pura che in potenza contiene tutte le forme.

Ma legge fondamentale dell’universo è che la materia pura deve rimanere vergine, immacolata, senza mai consumarsi; quindi, il retroscena non potendosi stabilire nella scena cosa fa?  Compare nella scena per poi sparire subito con una velocità così elevata da non essere percepita; lo scambio tra mondo e antimondo sarebbe un interrotto riempire e svuotare e ad una velocità di scambio così rapida da sembrare ferma; il palcoscenico del mondo sarebbe un continuo teatro di scambi, la particella non sarebbe mai la stessa ma solo lo schema rimane costante.

IPOTESI DI UNIVERSO

In sintesi, Citro pone questa congettura: la materia pura appare immobile a qualsiasi osservatore, poiché non esiste altro sistema di riferimento, ma in realtà è un continuo brulicare vorticoso di pieghe e contropieghe, secondo un programma che le è intrinseco ed è questo a produrre l’illusione dei corpi fisici.

Come se l’universo respirasse nel perenne scambio tra ordine implicato e ordine esplicato, tra materia pura e materia combinata.

La luce sarebbe dunque manifestazioni del retroscena? La materia sarebbe luce congelata (dice David Bohm).

SPIRITUALITÀ

Per Citro l’unica realtà è la Grande Madre a cui noi rivolgiamo le nostre preghiere, è la Matrix, non la realtà virtuale, veniamo da essa e ad essa ritorniamo consapevolmente.

“Siete nel mondo ma non siete del mondo”: l’anima che non è di questo mondo (ma del mondo delle non forme) farebbe un viaggio nel mondo virtuale per fare cosa? Per acquisire quelle esperienze che solo nei mondi inferiori sono fattibili che le consentono di acquisire consapevolezza della propria divinità; dotarci di un corpo fisico è necessario per accedere al Gioco in cui noi scegliamo il personaggio da interpretare fino al punto che ci identifichiamo con esso e viviamo la morte come un dramma.

Più che di incarnazione si dovrebbe parlare di rappresentazione.

Ma ciò che rende insopportabile il Gioco è questa identificazione, il possesso, il dolore della perdita per le cose, l’egoismo, le violenze, il vivere con drammaticità; ci aggrappiamo al personaggio, curiamo ossessivamente il corpo preso in prestito per raggiungere l’immortalità, che già è in noi; ci siamo dimenticati chi eravamo prima di entrare nel Gioco, ma quando il Gioco svanisce cosa rimane?

Rimane ciò che abbiamo fatto di buono: quanto abbiamo amato, quanto abbiamo donato, soccorso, consolato. Rimane l’amore “che muove il sole e le altre  stelle”.

La nostra vera dimensione, il Regno dei Cieli, non è altrove ma qui.

Solo chi riconosce la nostra vera natura divina non di questo mondo può uscire dalla misera visione che considera reale un mondo virtuale.

Il regno dei Cieli è sempre accanto/ dentro noi ma noi siamo così intenti nel Gioco che non lo vediamo.

La morte non è altro che lo spengersi del programma, fine del Gioco; l’anima disincarnata può trovare smarrimento all’inizio ma poi essa ritorna in quella realtà più vasta da dove non ci eravamo mai mossi.

Dovremmo avere la consapevolezza che noi giochiamo ma quel personaggio è solo il nostro avatar; a volte il nostro personaggio devia dalla sua mission e quindi arriva il peccato (in greco “mancare il bersaglio”) che ci può allontanare temporaneamente dal nostro obbiettivo.,

La consapevolezza di essere dentro al Gioco dovrebbe consentirci la “leggerezza dell’essere” ossia non irritarci per gli eventi avversi, non odiare o non vendicarci chi ci fa del male; è il desiderio a causare l’infelicità e l’esperienza di vivere in mezzo alle cose materiali insegna a non avere attaccamenti.

Dovremmo sempre tenere a mente che siamo congegni a tempo e che il senso profondo della vita non è durare a tutti costi ma adoperarci al meglio per generare consapevolezza, bellezza, solidarietà, amore ed evoluzione spirituale.

Il mondo di per sé non sarebbe il male o il peccato perché è solo un artificio del Gioco; essere cristiani significa avere consapevolezza di non essere del mondo e questo lo apprendiamo ascoltando i Maestri (ascoltando, leggendo e studiando) che sono in antitesi con i poteri del mondo che ci vogliono sudditi impauriti e dipendenti, mentre chi si fa guidare da Dio resta libero.

Ciò che rende libero è l’assenza di attaccamento per il frutto della nostra azione, ossia il disinteresse per il risultato; la grande liberazione è non avere aspettative che se non evase creano delusione; quindi, il fine dell’esistenza è di liberarsi dai legami del mondo compresi i frutti dell’azione.

L’ansia che compenetra l’uomo/donna moderni è il risultato di un elaborato della nostra mente che cerca rifugio nel passato e nel futuro ma non vive mai il presente” il segreto è mettere fine all’illusione del tempo: tempo e spazio sono inseparabili, se le sottrai tempo la mente si ferma, a meno che tu non scelga di usarla “(Ekkart Tolle).

Gesù ci ha portato la buona novella che non siamo di questo mondo ma purtroppo ancora continuano a crocifiggerlo per impedirgli di scardinare un sistema fondato sul denaro, sull’avidità, sulla menzogna e sulla manipolazione sotto la spinta del materialismo, il tutto protetto e mascherato dalla facciata del buonismo e del politicamente corretto.

Per vincere il mondo occorre scrollarci di dosso degli interessi egoistici e liberarci della illusione; Gesù ci ha detto “non vi preoccupate per me, io ho vinto il mondo”.

Annalisa Magnolfi

16 Luglio 2025


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