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Giovanni B. Libertà a rischi
Di Giovanni Bongiovanni

Alcuni accadimenti stanno gravemente minando la nostra libertà, principalmente le due guerre in atto che stanno diventando sempre più mondiali (quella tra Russia e Ucraina e Israele e Palestina o Hamas). Due guerre che vedono il coinvolgimento di molti paesi.

In Occidente ed in Oriente si stanno delineando due grandi blocchi, due schieramenti per il dominio del mondo in guerre definite per procura o sotto delega. Gli Stati Uniti d’America insieme all’Europa formano il blocco occidentale mentre Cina e Russia formano quello orientale. Di entrambi fanno parte altri stati minori che si uniscono per motivazioni strategiche, interessi politici, economici o semplicemente ne sono assoggettati.

L’Italia, dopo la guerra finita nel ’45, diventa un paese satellite degli Stati Uniti d’America, riceve il finanziamento per la ricrescita economica e subisce l’occupazione militare in territorio nazionale e la presenza dei servizi segreti. Successivamente con la NATO, di cui l’Italia è membra, diventa parte dell’Alleanza Atlantica. Organizzazione direttamente manovrata dagli USA, la NATO nasce con lo scopo di garantire la difesa dei paesi aderenti.

Totalmente assoggettata alle sue politiche, l’Italia, si è schierata a favore dell’Ucraina già nel febbraio del 2014 durante i primi conflitti con la Russia ed ha accettato tutte le sanzioni economiche proposte da Washington che hanno avuto ripercussioni fortissime sull’economia. Infine, abbiamo sostenuto ancora una volta Israele, dopo il 7 ottobre dello scorso anno, per la strage perpetrata dall’organizzazione terroristica di Hamas. Il nostro sostegno è stato confermato anche dopo gli attacchi che l’esercito israeliano ha effettuato nei confronti dei civili, ampiamente dimostrati, considerati crimini di guerra e condannati dalle più grandi organizzazioni internazionali, l’ONU prima fra tutte. Di fatto anche la vendita di armi non è mai stata interrotta.

Privati della nostra libertà non possiamo prendere decisioni autonome né in politica interna, ancor meno in politica estera. Una parte del popolo italiano insieme ad alcune voci autorevoli sta esprimendo il proprio dissenso nel coinvolgimento in entrambe le guerre, ma non viene ascoltato, anzi, viene contrastato attraverso una guerra mediatica e poi con il dirottamento dell’attenzione pubblica verso altre problematiche sicuramente di minore importanza.

Ma l’indignazione è qualcosa che sta scomparendo, il popolo che scende in piazza e che sostiene associazioni e movimenti di protesta non è abbastanza per contrastare tutti gli organi di potere del blocco occidentale, di cui il comparto industriale militare ne è l’anima e che ha preso queste decisioni guerrafondaie. Mentre i soggetti più deboli subiscono sempre queste scelte. Le politiche USA non hanno fatto altro che peggiorare la nostra qualità di vita negli ultimi decenni. Hanno reso l’Italia e tutti i paesi Europei ancora più deboli e servili, ci hanno impoverito per salvaguardare i privilegi di pochi.

Corrotti, venduti, tutti i nostri politicanti che durante le elezioni promettono politiche più nazionaliste ma che una volta al potere, seduti su quelle poltrone si allineano alle scelte del potere, anche se contro gli interessi del nostro paese. Per blocco occidentale intendo, oltre Stati Uniti ed Unione Europea anche NATO, Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale e ONU. Anche l’ONU perché di fatto non ha nessuna autonomia, mentre ne è dipendente, i suoi fallimenti sono sotto gli occhi di tutti, uno specchio per le allodole per quell’umanità ingenua e speranzosa in un cambiamento dopo gli orrori della seconda guerra mondiale. L’ONU nasce per tutelare la pace, la sicurezza internazionale e i diritti umani ma è continuamente bloccata dalla sua burocrazia perché senza il sostegno di tutti i membri permanenti ogni risoluzione può essere bloccata. Ed è in questo modo che gli USA ne bloccano la sua funzione, firmando a favore o contro a tutte le risoluzioni a seconda dei propri interessi geopolitici senza alcun interesse per i valori su cui si è costituita l’organizzazione. Sono morti più di 11.000 bambini in Palestina per la lotta al terrorismo di Hamas. Israele per fermare l’organizzazione sta devastando un intero popolo tra morti e milioni di profughi, bambini, giovani, donne, anziani e tutti gli indifesi, stanno colpendo quartieri interi, ospedali, scuole, magazzini umanitari, rifornimenti, infrastrutture. Tutto ciò che i paesi europei si sono impegnati a dichiarare illegale dopo il più grande conflitto mondiale, lo sta compiendo il governo di Netanyahu con l’appoggio del sionismo religioso e delle correnti ultraortodosse che sono molto potenti anche negli USA, quindi riceve il sostegno di tutti i paesi europei che sono allineati. Ma sappiamo benissimo che i vertici dell’organizzazione non possono essere nascosti a Gaza, si trovano altrove, protetti sia dalle potenze occidentali che orientali perché Hamas ha sempre collaborato con entrambe. A rimetterci è sempre il popolo palestinese strumentalizzato anche dai fratelli arabi e musulmani, quei paesi che quando sono entrati in gioco lo hanno fatto solo per interesse e che oggi non vogliono trovare un accordo nemmeno sulle sanzioni a Israele. In quanto ad Hamas credo che sia un’organizzazione senza nessun ideale, né politico, né religioso, ma che fa affari, pienamente inserito nei giochi di potere dello scacchiere internazionale, che mira a garantire se stesso, nascondendosi in quei luoghi in cui si scambiano favori i rappresentanti di tutte le nazioni, occidentali ed orientali, che da un lato si fanno la guerra per procura e dall’altro fanno affari. In armi, in materie prime, in servizi, in scambi di ogni tipo, in quei luoghi come il Qatar per citarne uno…

Ma noi, popolo che si indigna verso le ingiustizie e che vuole un futuro di pace, potremmo fare molto di più perché abbiamo un grande potere.

Io vedo intensificarsi un’altra grande guerra in cui vengono investite migliaia di risorse, la guerra dell’informazione, dei mass media, che è sempre in mano ai poteri forti che combattono contro i liberi pensatori, i liberi giornalisti, e il popolo che vuole conoscere le verità dei fatti ed è interessato alla conoscenza. Soprattutto oggi con la proliferazione dei social network stiamo assistendo ad una superficializzazione dei contenuti su larga scala e, vista la rapidità con la quale viaggiano le informazioni, apparentemente libere e di facile accesso, è ancora più semplice controllare la “psicologia delle masse”. Ad ogni secondo di visualizzazione di un’immagine da pc o da smartphone noi esprimiamo il nostro grado di preferenza. Lo smartphone è diventato oggi lo strumento più utilizzato per la gestione quotidiana della vita, per il lavoro e come strumento di informazione e di socializzazione. Con la gestione delle preferenze da noi espresse si può lavorare, logicamente, anche se contrariamente a ciò che si pensa, ad una limitazione delle informazioni perché ci viene mostrata solamente una versione dei fatti. La versione che ci viene mostrata è quella con cui abbiamo già costruito il nostro pensiero, e questo ci limita nella possibilità di destrutturarlo per ricostruirlo più chiaramente mettendo a confronto più versioni, tesi, opinioni, proposte.

E questa è solo una delle strategie, solo uno degli effetti che ha su di noi questa macchina del controllo. È vero che, come diceva Baudelaire: “Il più grande inganno che il diavolo abbia mai fatto è stato quello di convincere il mondo che non esiste”. Internet oggi rappresenta un’opportunità unica per chi è alla ricerca della verità, ma allo stesso tempo una grande trappola per chi ingenuamente si avvicina a questo mezzo convinto di possederne il controllo. Navigare è sempre più difficile e ci vuole una certa educazione nel farlo e allo stesso tempo una protezione verso i contenuti che letteralmente ci bombardano la mente. Questo vale in particolare per i giovani, che non hanno mai lavorato ad una costruzione lenta di un pensiero critico e autonomo. Internet offre una conoscenza rapida a cui attingiamo con troppa dipendenza, che difficilmente interiorizziamo e che ci limita nel percorso di crescita personale. Il pensiero viene costruito rapidamente, inconsapevolmente, non è neanche il nostro ma di qualcun altro la cui fonte non possiamo verificare per via della rapidità del suo utilizzo. Con la stessa rapidità con cui viene costruito il pensiero può distruggersi oppure esser manovrato.

La guerra dell’informazione è una guerra contro tutti i popoli, una guerra per contrastare le opinioni e la diffusione di idee alternative, rivoluzionarie, controcorrente rispetto al “pensiero dominante”. Certamente si scontrano le due narrative, come sta accadendo nel dibattito riferito alle guerre tra Occidente e Oriente per sostenere le proprie cause della guerra e giustificare i crimini commessi. Ma la battaglia principale è contro il popolo. Come in campagna elettorale i due blocchi raccolgono consensi, spesso appiattendo il dialogo e riducendolo ad uno scontro tra tifosi, in questo modo vengono eliminati anche i fatti storici che possono fare chiarezza sulle vere intenzioni. Certi fatti non si conoscono più ed esiste solo il presente. Hamas attacca Israele e Israele risponde. E i civili? Danni collaterali. E la domanda messa sul tavolo del dibattito è “tu da che parte stai? Con la Russia o con l’Europa e gli Stati Uniti? Con Putin o con Biden con Netanyahu e Israele o con la Palestina di Hamas?”. Come se questioni così importanti possano essere ridotte a mera semplificazione. Tutto ciò fa parte di quella strategia dell’informazione che stordisce il popolo, lo appiattisce cerebralmente, lo inibisce a tal punto da perdere di vista non solo la storia, ma anche il presente con le sue tragedie che lentamente ci scorrono sotto agli occhi.

“Più di 11.000 bambini uccisi dall’esercito israeliano dal 7 ottobre ad oggi!”. È un dato gravissimo e tutto il mondo si dovrebbe fermare subito se fossimo una civiltà sana!
Ma il popolo è incapace di agire perché indebolito della sua forza primitiva interiore, privato di quei valori forti, di principi sani su cui chi detiene il potere dell’informazione ha lavorato da anni, per distruggerli. Questa è l’epoca in cui Dio è morto e con esso tutti i valori che lo rappresentano! Lo abbiamo sostituito con il denaro, il benessere, la posizione sociale, la scienza, la tecnica, il calcolo. Stiamo diventando delle macchine insensibili. Tutto questo deve farci riflettere.

Ma se la guerra è anche contro di noi, contro il popolo, per limitare la nostra capacità di indignarci e di ribellarci vuol dire che abbiamo un grande potere, ma non ce ne stiamo redendo conto e pensiamo di essere inutili. Ma qualcuno invece, che sa fare bene i calcoli e le previsioni, decide di spendere enormi risorse per controllare e manovrare le nostre opinioni, e allora dobbiamo svegliarci e capire che noi possiamo cambiare le cose e che abbiamo la possibilità di muovere la bilancia del consenso ed eventualmente di capovolgerla.

Dobbiamo impegnarci di più, dobbiamo informarci meglio, dobbiamo mettere a confronto tutte le tesi e cercare la verità delle cose in quelle profondità scomode, dobbiamo immergerci.

Dobbiamo prendere scelte più sostenibili nella nostra vita, dobbiamo fare scelte più sagge per il nostro futuro, dobbiamo unirci ad associazioni ed organizzazioni della società civile e trasformarci in attivisti, ma non solo quando accadono le tragedie, ma durante tutto l’anno ed in ogni occasione. Svegliamoci ed associamoci! Se fossimo in guerra vi avrei detto arruoliamoci, anche se dovremmo capire che in guerra ci siamo già, combattiamo per la nostra libertà prima che ci venga tolta definitivamente. Oggi viviamo in una libertà limitata, schiavi di un sistema ignorante e servile, la metà dei nostri guadagni va nelle tasche di qualcun altro, i servizi primari non sono più idonei e non garantiscono più nulla, istruzione, sanità, noi stessi abbiamo perso la nostra identità, non siamo più esseri umani ma consumatori, e ciò che distingueva il nostro paese nel mondo, ricchezza culturale e arte si è trasformato in una “infinita distesa di merci”, come il resto dell’Europa.

Un’altra storia che è connessa alla nostra libertà riguarda l’attivista australiano Julian Assange, “colpirne uno per educarne cento”. Un giornalista libero noto per aver diffuso più di 700.000 mila documenti segreti ricevuti dall’ex militare Chelsea Manning riguardanti informazioni su crimini di guerra, torture, massacri di civili innocenti dall’Afghanistan all’Iraq, a Guantanamo, e altri sporchi affari degli Stati Uniti d’America effettuati in tutto il mondo. Assange è al centro di una persecuzione politica, indagato in Svezia per accuse di stupro e negli USA per spionaggio; dal 2019 è rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, la Guantánamo britannica, in attesa della decisione sull’estradizione richiesta dagli Stati Uniti dove l’attivista australiano rischia fino a 175 anni di carcere. Ma per onestà va detto che Assange e la sua redazione di WikiLeaks hanno occultato tutte le informazioni che avrebbero potuto mettere a rischio le vite dei soldati coinvolti e degli agenti di intelligence, riportando solamente le informazioni che sono utili a noi cittadini per conoscere il modus operandi degli USA. In questo modo siamo riusciti a scoprire il vero volto della nazione che si proclama emblema di democrazia e dei diritti civili.

Questi fatti si collegano alla lotta dell’informazione di cui parlavo in precedenza. Mettere un bavaglio al giornalismo libero è un’altra delle grandi strategie in atto per il “controllo delle masse”. Sarebbe la fine per tutti noi, non potremmo più essere in grado di prendere scelte importanti senza conoscere ciò che sta accadendo nel mondo, ciò che i nostri governanti stanno decidendo e quali azioni stanno attuando, tutto questo ci renderebbe ciechi. Immaginatevi senza informazioni sui fatti di Gaza, sugli scempi che si stanno commettendo, cosa potremmo pensare noi? In che direzione ci muoveremmo? O meglio, dove verremmo dirottati?

Anche rispetto a questa lotta quest’anno dovremmo davvero schierarci.

Ci sarebbero altri eventi di cui parlare, che stanno minando le fondamenta della nostra libertà, ma ora mi limiterò solo ad accennarli, però vi suggerisco di approfondire, si tratta di due processi che vanno avanti da molti anni nel nostro paese, mi riferisco alla riforma della Giustizia e alla modifica della Costituzione Italiana. Tentativi di agevolare la casta, proteggere i criminali e mettere il bavaglio all’informazione. Entrambi gli eventi potrebbero sancire l’inizio di una nuova dittatura, l’Italia darebbe un input ad altri paesi in Europa e nel mondo che seguirebbero la stessa linea politica. Di fatto sta già accadendo anche in Israele in cui il governo di Netanyahu ha proposto una riforma della giustizia che agevolerebbe, tra le altre cose, il Primo Ministro nelle sue vicende private per fatti di corruzione. Entrambi governi filofascisti e xenofobi.

Oggi possiamo leggere in molti mezzi attendibili come i piani della P2, la loggia massonica e infiltrata dai servizi segreti deviati, siano stati raggiunti. Entrambi questi processi formano parte di quei tentativi per dominare il popolo e renderlo un gregge, non più esseri umani liberamente pensanti ma individui incapaci di costruire un pensiero libero e autonomo e di scegliere cosa è bene e cosa non lo è per le proprie vite.

Ogni argomento che ho cercato di riassumere in questo articolo parla del pericolo per la nostra libertà.

Tutti i fatti sono connessi tra loro sono facenti parte di un piano che gli organi di potere hanno costruito da molti anni. Per governare un mondo in continua espansione è necessario anestetizzare la società, una società che verrà popolata da nuove generazioni che stanno rifiutando tutti i valori o i non-valori su cui si è fondata questa società, una nuova generazione che potrebbe ribellarsi se non efficacemente controllata. Ma l’obiettivo di questo controllo è portare i giovani e tutto il genere umano a non avere più speranze per il futuro, ne consegue una depressione psicologica e spirituale derivante da una totale svalutazione dei valori. Questo è il tempo in cui il nichilismo si sta rivelando.

Per raccogliere le conclusioni e lasciarci con un messaggio di speranza e di salvezza credo che una strada percorribile, per dare vita ad un cambiamento della società, sia partire da un cambiamento profondo in noi stessi. Attraverso un percorso di crescita personale inteso come una trasformazione dell’Io, nel divenire uomini nuovi, per vivere in una società rinnovata. Questa trasformazione ci potrebbe consentire di essere più forti rispetto tutto ciò che sta avvenendo e non soccombere di fronte agli eventi che si stanno verificando nel mondo e che altrimenti porterebbero ad una depressione delle nostre coscienze.

La questione su cui si apre il confronto rispetto al modo in cui interpretare la vita, e quindi la società, ci sta portando verso uno scontro tra civiltà, come sta accadendo tra occidentale e oriente, ma questo confronto non può più essere di natura politica, teologica, o filosofica, ma iniziatica. Solo avviando un’esperienza concreta di natura iniziatica intesa come trasformazione dell’Io possiamo sperare in un cambiamento di tutta la società umana. Questo nichilismo, che attraversa la società, deve trasformarsi in un nichilismo attivo, ma dobbiamo avere il coraggio di osservare i drammi del mondo e affrontare il percorso iniziatico che comincia con la sofferenza, e poi giunge ad una rinascita, è il cammino dell’uomo nuovo, è un cammino iniziatico.

Giovanni Bongiovanni
19 Gennaio 2024

Articolo originale: https://funimainternational.org/2024/01/19/liberta-a-rischio-il-cammino-iniziatico-da-percorrere/

 

Allegati:

- 14-09-23 Giovanni Bongiovanni: Friedrich Nietzsche, il bene ed il male nell'uomo
https://www.thebongiovannifamily.it/cronache/cronache-dalle-arche/cronache-dalle-arche-2023/10151-giovanni-bongiovanni-friedrich-nietzsche-il-bene-ed-il-male-nell-uomo.html

- 21-12-23 Il grande inquisitore. Cristo torna sulla Terra
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- 22-11-23 Funima International: "Israele deve fermarsi, facciamo pressione ai nostri politici"
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- 2-05-20 A tu per tu con Giovanni Bongiovanni
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