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PER QUESTO MONDO VINCEREMO

Le ruote del carrello di atterraggio dell’AZ 1795 toccano terra, rullano sulla pista, “Siamo atterrati all’aeroporto Falcone e Borsellino” annuncia il comandante dai microfoni.
Una forte emozione intrisa di sentimenti contrastanti mi esplode dentro.
Palermo. Palermo. Il nome del suo aeroporto evoca una storia che non può lasciare indifferenti neanche i cuori piu’ freddi. Una storia fatta di amore, passione, disperazione, sete di giustizia. Una storia scritta col sangue dei suoi martiri, troppo liberi per poter essere frenati, troppo onesti per poter essere corrotti, troppo determinati per poter essere fermati. Determinati a ristabilire l’ordine, determinati a sconfiggere il male della criminalità, determinati ad estirpare il cancro della illegalità figlia della immoralità, determinati a lottare per il futuro dei propri figli fino al sacrificio della propria vita.
Mi chiedo quanti figli possano onorare i loro padri per aver avuto tanto a cuore il loro destino. Troppi per certi versi e pochissimi per altri. Quanto amore in quei cuori d’uomini.
I piedi sacri, sigillati dai sanguinanti segni della passione in croce, poggiano su questa terra di Sicilia. Lui e’ qui, nella sua terra, per proseguire il lavoro dei suoi fratelli uccisi, accanto ai suoi amici, i giusti.
Ma uccisi da chi? Dalla mafia dicono tutti. Ma cos’e’ la mafia? Cos’e’ veramente la mafia?
La mafia non e’ Palermo.
Saliamo sull’auto che ci viene a prendere. La redazione di Antimafia duemila e’ venuta al completo questa volta, il desiderio di stringersi attorno al proprio direttore, di accompagnarlo in questa nuova tappa che da subito si percepisce essere profondamente importante: Lorenzo, Anna, Monica, Silvia, Maria, Marco, Aaron, Dora, Samuele, Emanuele, Francesco, sono qui … volti giovani, alcuni giovanissimi … che ci fate qui? Penso. E un brivido mi percorre la schiena. Guardo quegli sguardi puri e allo stesso tempo determinati, decisi, fermi. Leggo in loro il desiderio di cambiare il corso degli eventi, il desiderio di combattere per il proprio futuro e di non lasciarselo cadere addosso, il desiderio di sostenere e di “proteggere” il nostro amato Giorgio fino alla fine. I nostri carissimi fratelli e collaboratori Giovanni e Mary di Palermo ci accompagnano per tutto il viaggio. L’auto di Giovanni percorre la strada che dall’aeroporto ci conduce verso l’albergo della città. E’ ormai notte, fa tanto caldo, il profumo inebriante della vegetazione caratteristica delle isole del sud, la macchia mediterranea, mi fa sentire a casa, nella mia vicina terra di Sardegna. Odori forti che ti impregnano l’anima ipnotizzandola e richiamandola a se.
In un attimo vediamo la sala riempirsi di gente. Osserviamo le autorità che entrano accompagnate dalle scorte… il Procuratore di Palermo, Messineo, il sostituto procuratore Nino di Matteo, il procuratore aggiunto Guido Lo Forte, il procuratore aggiunto Scarpinato, insieme ad Antonio Ingroia, tutti Pm della Direzione distrettuale antimafia, Rita Borsellino la sorella del giudice ucciso Paolo Borsellino, l’onorevole Lumia deputato DS e vice presidente della Commissione Parlamentare Antimafia (con il quale Giorgio sta redigendo un importante libro sulla mafia-politica)… ed osserviamo la gente comune … ci chiediamo molte persone chi siano …

Vediamo Giorgio seduto accanto a loro, con alcuni lo vediamo parlare intimamente. Anna, capo redattrice del giornale antimafia duemila, che ogni anno ha partecipato a questa annuale conferenza organizzata dal nostro giornale in commemorazione della strage di Paolo mi sussurra “Sonia questa volta è diverso. Questo annuale convegno ha ormai l’aria di essere un ritrovo ufficiale dell’antimafia di prima linea”.  I ringraziamenti di magistrati nei confronti di Giorgio e della redazione per il lavoro importante che stiamo svolgendo con il giornale e per l’organizzazione di questi incontri fondamentali per fare il punto della situazione e scambiare i propri punti di vista ci onorano profondamente e ci danno l’idea dei risultati incredibili che Giorgio è riuscito ad ottenere in questi anni e di cosa questo possa significare in un futuro molto prossimo.
Ernesto Oliva, giornalista, moderatore della serata passa la parola a Giorgio: “Sono preoccupatissimo per la situazione mondiale, per le mafie internazionali. Oggi il giorno che ricorda la scomparsa di Paolo Borsellino sono sconcertato per molte cose malgrado non ci siano state stragi apparenti. Il sistema di potere è basato sulla violenza, sul dominio. I magistrati non possono risolvere i problemi solo con le investigazioni.
Nella seconda metà del 1500 Giordano Bruno era stato convocato di fronte al potere di quel tempo, gli veniva chiesto di abiurare. “Io oggi vi do la confessione di una sconfitta, ho cercato di convincere il potere a riformare lo stato delle cose ma inutilmente” rispose ai suoi accusatori. E per questo fu messo al rogo. Questo personaggio voleva cambiare il potere di quel tempo. Borsellino e Falcone erano due persone che avevano un potere e la loro morte è stata una dichiarazione di sconfitta. Burlati, attaccati .. oggi noi cittadini non dobbiamo lasciare sole queste persone che oggi stanno cercando di cambiare la situazione … dopo un anno ci rendiamo conto che lo stato spiava i magistrati… Bisogna dire basta, scendere in piazza, protestare… Borsellino era un ostacolo tra la trattativa dello Stato e la mafia, per questo è stato ucciso: si è trattato di un vero omicidio di Stato”.
Il discorso di apertura di Giorgio riassume il quadro della gravissima situazione attuale che purtroppo la storia non smentisce. Così come afferma il giudice Scarpinato che partendo dalla storia dell’Italia dimostra come ciò che stiamo vivendo è “normalità” che quindi cercare di cambiare lo stato delle cose significa portare la situazione ad uno stato di “anormalità”. Come affermano infatti i magistrati, relatori della conferenza la storia parla di continue e antiche collusioni, rapporti di contiguità, di favoritismi tra uomini di potere e associazioni criminali, tra questi e la gente comune che si sono amplificati diramandosi come una piovra fino ad oggi.
Il giudice Ingroia sottolinea l’importanza di questo annuale incontro lamentando il fatto però che purtroppo al grido di allarme e alle proposte rivolte ogni anno al governo non seguono risultati, per questo al termine dell’incontro inaspettatamente e con nostro grande piacere e onore il giornalista Saverio Lodato, noto per aver scritto la storia della mafia dai tempi di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone fino ai nostri giorni, chiede all’onorevole Lumia che possa portare alla commissione parlamentare antimafia almeno una richiesta da approvare e cioè quella di abrogare le cosiddette “leggi vergogna” che favoriscono i mafiosi e i criminali. A questa richiesta Giorgio rincara la dose chiedendo anche che i 25 parlamentari condannati in via definitiva per gravissimi reati di corruzione e quant'altro, e seduti invece molto comodamente nelle poltrone del governo italiano, siano letteralmente mandati a casa.
Chiare, precise, inequivocabili e inquietanti le esposizioni di tutti i relatori. Voci che chiedono giustizia, spiriti che offrono la loro vita perché questo sacro valore possa essere rispettato, non per loro stessi ma per la vita e per la dignità dell’uomo che può essere recuperata solamente attraverso l’onestà, la coerenza, la trasparenza … superando le derisioni, le vituperazioni, le accuse spesso infamanti che per tutta risposta vengono loro rivolte da chi ha paura di perdere la propria maschera e mostrare il proprio vero volto. L’onorevole Lumia con grande umiltà accetta tutte le accuse rivolte alla politica che lui, suo malgrado, rappresenta (una mosca bianca per l’esempio di onestà e trasparenza sottolineata anche dai magistrati durante la loro relazione) rimarcando però l’importanza di lavorare insieme alla politica per poter ottenere i risultati sperati.

Rita Borsellino vuole credere ancora nella giustizia “Credo nella giustizia, forse per l’educazione che ho ricevuto e che la vita stessa mi insegna a credere, il problema è che ciò che si può fare si faccia … si voglia fare… voglio sapere perché mio fratello è stato ucciso e chi l’ha ucciso … non voglio che ancora una volta venga archiviata la sua morte…”. Vedere questa donna combattere, nonostante la sua età, per gli ideali per cui suo fratello è stato assassinato … vederla dover avere a che fare con gente ignobile, difendersi da malfattori criminali che cercano di gettare fango su chi vuole cambiare lo stato delle cose, con tutto il tragico dolore che accompagna il suo cammino, è veramente triste e desolante… e mi chiedo, che paese è il nostro? Quale orgoglio dobbiamo sentire dentro quando diciamo di essere italiani?
Lo sguardo di Manfredi, figlio del giudice Paolo Borsellino, mi dà la risposta. Occhi limpidi e chiari, sguardo pulito, vivo … è bellissimo vedere suo padre rivivere in lui… è bellissimo vedere il profondo sentimento che nutre per Giorgio e che Giorgio nutre per lui. Li vediamo parlare insieme intimamente … sentiamo che Paolo è dietro di lui, lo sentiamo dietro di Giorgio, lo sentiamo vicino a tutti noi … sappiamo che lui ci guiderà fino al raggiungimento dell’obiettivo … come diceva il suo amico Giovanni “la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani così come è nato è destinato a morire”. Abbiamo l’onore di visitare la sua casa al mare dove il suo papà amava tanto andare. Lo sentiamo parlare di suo padre con una serenità che ci disarma, con una gioia nello spirito che ci lascia incantati… così come la sua mamma, Agnese, moglie di Paolo che parla con Giorgio con lo sguardo di chi si intende … di chi sa … “Mio marito” ci dice “era un uomo libero e non poteva essere fermato da niente e da nessuno e per questo lo hanno ucciso, non era un uomo che poteva essere comprato, che poteva essere corrotto … lui amava le persone, cercava sempre il meglio in loro, cercava quella parte di buono in tutti, anche nei criminali, per questo loro parlavano con lui …”. Per questo faceva paura, penso. Manfredi ci accompagna con sua moglie Valentina fino all’aeroporto … ripenso a questi pochi giorni qui a Palermo, tanto intensi, tanto carichi di frutti … ripenso alle persone bellissime che abbiamo incontrato a partire dai magistrati, alla stupenda e carissima famiglia Borsellino, alla carissima Letizia Battaglia e la sua cara famiglia e tanti altri amici di Giorgio che lo aspettano, che ci aspettano perché hanno bisogno di forza nuova, una forza spirituale, una forza d’informazione, una forza di speranza.

Per questa Italia ci sentiamo orgogliosi.
Per questa Italia combatteremo.
Per questo Mondo vinceremo.

Lasciamo Palermo con gli articoli di giornale locali e nazionali che parlano della nostra conferenza per la polemica nata tra giudici e politici … per smuovere le situazioni è necessario creare movimento perché la staticità ci può portare solamente alla sconfitta. E questo Giorgio ce lo ha sempre insegnato.
Lasciamo Palermo con un nodo alla gola e un senso di nostalgia che ci turba dentro e che ci accompagna fino ad oggi.

Vi amo.
Sonia Alea

Sant'Elpidio a Mare, 30 luglio 2007