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“DROGA E FRODI, L’AFRICA MUORE”
Nuovi mercati In Europa e Usa le vendite ristagnano, le gang criminali colonizzano i Paesi poveri, con un potenziale enorme.
Malati truffati Nelle farmacie nigeriane metà delle tavolette di clorochina sono falsificate: e la malaria dilaga nuovamente.
Rapporto choc dell’Onu: dal Sudamerica arrivano coca ed eroina, dalla Cina farmaci contraffatti.
FRANCESCO GRIGNETTI
“I narcos comprano nazioni e presidenti”
ROMA
I numeri sono spaventosi: solo in Europa sono circa 140.000 le vittime della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale, con un ricavato annuale da parte dei loro sfruttatori di 3 miliardi di dollari. Per quanto riguarda il traffico di migranti, le due rotte principali vanno dall’Africa all’Europa e dall’America Latina agli Stati Uniti: quest’ultima rotta coinvolge dai 2 ai 3 milioni di migranti ogni anno, generando per i contrabbandieri un profitto di 6,6 miliardi di dollari. Un fiume di droga, poi, inonda l’Europa, generando un mercato di 20 miliardi di dollari solo in eroina.
Attualmente è la Russia il Paese maggiormente colpito (si stimano 70 tonnellate di eroina consumata), con trenta-quarantamila giovani russi uccisi dalla droga ogni anno. Il fortissimo calo nel consumo di cocaina in America, invece, sta scatenando la guerra tra le gang messicane e l’apertura di nuove rotte che investono l’Africa. Scenari apocalittici, quelli che emergono dal 1° Rapporto sul crimine organizzato transnazionale a cura di Unodc, l’ufficio specializzato delle Nazioni Unite, diretto dall’italiano Antonio Maria Costa, e presentato a New York ai ministri dell’Interno e della Giustizia di tutto il mondo.
Il quadro è preoccupante. Si vanno consolidando intere aree del mondo che sfuggono al controllo degli Stati e si autoorganizzano come paradisi criminali. L’Africa è sull’orlo del collasso. Lo sfruttamento illegale di risorse naturali e il contrabbando di specie selvatiche stanno distruggendo ecosistemi fragili e portando alcune specie all’estinzione. La Cina, poi, che ha messo le mani su ricchissimi giacimenti di materie prime africane, da quelle parti inonda anche i mercati di merci contraffatte. Fino alla metà dei medicinali testati in Africa (e nel Sud-Est asiatico) sono contraffatti e di qualità scadente. Oltre il danno, la beffa: ad acquistare quei farmaci taroccati aumentano, anziché diminuire, i rischi per la salute.
«Purtroppo c’è una ricca aneddotica - si legge nel Rapporto dell’Onu - che dimostra quanto il problema sia serio. È stata condotta una ricerca su 581 farmacie della Nigeria. È risultato che il 48% dei prodotti di cura alle infezioni conteneva principio attivo fuori dai limiti accettabili». Un altro studio, minore, condotto in Ghana su 17 prodotti farmaceutici, ha mostrato che solo sei avrebbero superato i test della farmacopea internazionale e solo tre avrebbero rispettato i parametri europei. Contraffazione cinica: addirittura in sette Paesi africani i prodotti contro la malaria, quelli contenenti clorochina, erano spesso contraffatti e inutili a battere la malattia. Qualcosa gli Stati fanno: in Tanzania c’è stata un’operazione di polizia chiamata «Mamba», qualcosa di simile in Uganda.
Si lamenta Dora Akunyili, ex direttore generale dell’Agenzia per il controllo di cibo e droghe in Nigeria: «La maggior parte dei sanitari falsificati ci arriva da India e Cina». E qualcosina comincia a funzionare: dalla Nigeria nel giugno 2009 hanno girato alle autorità cinesi dei farmaci antimalarici contraffatti, con false etichette di «made in India», e contenenti sostanze nocive. «Il governo cinese ha preso la questione molto seriamente», annota il Rapporto. Ci sono state condanne a morte per sei cittadini cinesi.
«Il principale mercato dei farmaci contraffatti cinesi è la Cina stessa», segnala l’Onu. È un flagello che colpisce le province più povere e remote. Ma da qualche tempo queste medicine taroccate hanno cominciato a viaggiare per il mondo. Se ne trovano molte tracce su Internet e anche a casa nostra i Nas hanno scoperto qualche caso di medicinali contraffatti comprati incautamente on-line. Ma per fortuna il nostro sistema farmaceutico nazionale, e quelli europei, sono indenni da questa truffa. Non altrettanto si può dire per Paesi poverissimi e dalle strutture statuali minime come quelli africani. Perciò l’Organizzazione mondiale si Sanità denuncia che il 67% delle tavolette di clorochina vendute in Ghana sono contraffatte, il 57% nello Zimbabwe, il 47% in Mali, il 43% in Kenia.
Si rischia la catastrofe sanitaria. Nel novembre 2009, si è scoperta una società di Mumbai, in India, che importava immunoglobuline di produzione umana dalla Cina e le re-impacchettava con false etichette che riproducevano i marchi di una famosa multinazionale. Il tutto è finito sul mercato nero con uno sconto del 25% sul prezzo ufficiale. Inutile dire che le immunoglobuline del prodotto non erano all’altezza. E che erano finite in normali farmacie di città africane.
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il consesso a numero chiuso dove siedono i Paesi che governano le grandi questioni del mondo, si è occupato di crimine organizzato in Afghanistan, Congo, Centro America, Somalia e Africa occidentale. L’Onu è allarmata dallo strapotere delle gang criminali che stanno destabilizzando interi Paesi del Terzo Mondo. E le conclusioni sono esplicite: il problema è stato finora sottovalutato, le risposte nazionali sono inadeguate, occorre ben altro. Racconta Antonio Maria Costa, direttore esecutivo di Unodc, l’Ufficio Droga & Crimine delle Nazioni Unite: «Abbiamo verificato, dati alla mano, che il problema si va spostando geograficamente. L’offerta di droga nel mondo s’è fermata; era cresciuta in maniera drammatica per tutti gli Anni 90, ora c’è un forte declino per eroina, coca e oppio nel Mondo occidentale e così i narcotrafficanti si stanno guardando attorno per trovare nuovi mercati. Gli ultimi flussi investono il Terzo Mondo. Sono mercati immensi dal punto di vista demografico. Abbiamo visto che le nuove rotte della cocaina e dell’eroina attraversano l’Africa. Lo stesso accade in America: c’è un flusso inedito verso il Brasile. Ciò suscita in noi grande preoccupazione. Nei prossimi dieci-quindici anni la droga sarà sempre meno presente nei Paesi ricchi e sempre più nei Paesi poveri».
E il Terzo Mondo rischia di uscirne definitivamente schiantato.
«Immaginate l’effetto in uno Stato dove non ci sono adeguate strutture di repressione. Dove c’è collusione e corruzione e non ci sono strutture mediche, sanitarie e farmaceutiche per lottare contro il problema».
Il risultato sarà agghiacciante: nel vuoto statuale potranno crescere a dismisura i cartelli criminali.
«Indubbiamente. Ormai i cartelli della criminalità organizzata, finanziatisi in gran parte dalla droga, ma non solo, hanno una potenza economica e di fuoco, militare quasi, che eccedono la capacità di molti Stati di difendersi. Abbiamo visto che nell’Africa occidentale e in quella orientale, e nel Sahel, alcuni Paesi stanno soccombendo: le strutture militari e di polizia sono passate di mano, acquistate di peso dai trafficanti, che hanno comprato terre, elezioni, gerarchie, intere famiglie presidenziali. Di qui l’interesse del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: di solito non si occupa di droga o di criminalità organizzata, ma nella misura in cui il crimine diventa una minaccia alla sicurezza, anche il Consiglio se ne deve occupare».
Emblematico, il cambio di agenda.
«Sì, il simbolo della potenza stessa che questi cartelli hanno acquisito».
In tutto ciò, l’Afghanistan resta un buco nero.
«Rappresenta ciò che noi riteniamo inevitabile quando non c’è controllo del territorio, non c’è uno Stato, e non c’è partecipazione politica dei cittadini. Ma non c’è solo l’Afghanistan: gli effetti della perdita di controllo del territorio li vediamo anche nella Birmania orientale dove il governo di Rangoon non c’è. O in Colombia occidentale, nelle varie province dove gli insorti gestiscono i traffici».
L’Afghanistan però ci tocca più da vicino perché è il rubinetto dell’eroina ed è una sfida ingaggiata dalla Nato. Ci sono sul campo anche i nostri soldati.
«In Afghanistan abbiamo visto che in effetti gli insorti si finanziano attraverso il traffico di droga. Io sono lontano dal dire che la droga sia il problema principale dell’Afghanistan, ma è altrettanto vero che i problemi non si possono risolvere se non si risolve il problema della droga». \
LA STAMPA 18 GIUGNO 2010